Cop29, tensioni e sfide all'orizzonte
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La Cop29, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima, si è aperta a Baku, in Azerbaigian, in un clima di crescente tensione e incertezza. La congiuntura astrale sembra avversa, con le defezioni di leader politici di spicco come Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Olaf Scholz, che hanno deciso di non partecipare. A complicare ulteriormente la situazione, l'annuncio dell'uscita degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi, decisione che indebolisce la posizione del negoziatore americano John Podesta.
Durante il primo mandato di Donald Trump, gli investimenti nelle energie rinnovabili negli Stati Uniti non si fermarono, e si prevede che continueranno anche nei prossimi quattro anni. Tuttavia, la presenza di petro-Stati e le loro relazioni pericolose, anche con l'Italia, gettano un'ombra sui negoziati. L'Azerbaigian, che ospita la conferenza, è uno dei principali fornitori di petrolio e gas per l'Italia, esportando circa il 20% della sua produzione di gas e coprendo il 15% dell'import totale italiano.
In questo contesto, è stata lanciata a Roma la campagna "Clean the Cop!", promossa da A Sud, EconomiaCircolare.com e Fondazione Openpolis. La campagna denuncia l'influenza dei lobbisti dell'Oil&Gas sui negoziati e chiede al governo italiano di non agevolarne la presenza. Collegata all'iniziativa europea Fossil Free Politics, "Clean the Cop!" mira a escludere i delegati con interessi nei combustibili fossili dalle conferenze sul clima, per liberare gli obiettivi climatici dalla loro influenza.
Nel frattempo, a Tbilisi, l'attivista svedese Greta Thunberg ha definito "assurda" la decisione di tenere i colloqui sul clima in Azerbaigian, unendosi a una manifestazione contro il vertice.




