Peste e lebbra, i vecchi flagelli tornano a far paura: il caso di Irkutsk e i focolai in Europa
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Redazione Esteri
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La morte di una giovane tecnica di laboratorio in Siberia ha riacceso i riflettori su patogeni che sembravano confinati ai libri di storia. Daria Shipilova, 28 anni, lavorava presso l'Istituto di ricerca sulla peste di Irkutsk, struttura specializzata nella sorveglianza di Yersinia pestis in Siberia e Estremo Oriente.
Secondo quanto riportato da media locali, il 25 settembre avrebbe rotto accidentalmente una provetta contenente l'agente patogeno della peste polmonare; ricoverata pochi giorni dopo per una grave polmonite, è deceduta nella notte tra l'1 e il 2 ottobre.
Il giallo diagnostico e le misure di quarantena
Le autorità russe hanno fornito una versione parzialmente diversa. Il governatore della regione di Irkutsk, Igor Kobzev, ha dichiarato che le analisi condotte da una commissione di esperti non hanno rilevato microrganismi legati all'attività professionale della donna, attribuendo il decesso a una "polmonite di eziologia indeterminata". La situazione sanitaria nella regione resta "stabile" e nessun altro dipendente dell'istituto ha richiesto assistenza medica.
Ciononostante, circa 200 contatti sono stati posti sotto osservazione e alcuni reparti ospedalieri sono stati sottoposti a quarantena.
Il Cremlino ha invitato a fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali dell'agenzia sanitaria Rospotrebnadzor. "Dobbiamo affidarci alle dichiarazioni ufficiali, senza dare ascolto a voci e speculazioni", ha affermato il portavoce Dmitri Peskov. La Casa Bianca ha fatto sapere di seguire la vicenda, mentre la Commissione europea ha confermato di monitorare "con molta attenzione" quanto accade a Irkutsk.
La lebbra riemerge nei Balcani dopo decenni
Mentre il caso siberiano resta avvolto nell'incertezza diagnostica, un altro patogeno antico ha fatto registrare una recrudescenza in Europa. A fine 2025 la Romania ha confermato quattro casi di lebbra, tutti riguardanti lavoratrici di origine asiatica impiegate in un centro massaggi di Cluj-Napoca; si tratta delle prime segnalazioni nel Paese dopo oltre quarant'anni. La Croazia ha annunciato un caso isolato, il primo dopo il 1993, relativo a un lavoratore nepalese residente a Spalato.
Le autorità sanitarie di entrambi i Paesi hanno sottolineato che non esiste un pericolo per la popolazione generale. La lebbra, o morbo di Hansen, presenta un indice di trasmissibilità estremamente basso e richiede contatti stretti e prolungati nel tempo per il contagio. "Una volta avviato il trattamento farmacologico, il rischio di trasmissione si riduce progressivamente fino a scomparire", ha spiegato il ministro della Sanità rumeno Alexandru Rogobete.
Il quadro italiano e la lezione degli esperti
In Italia la lebbra resta una malattia rara, con una media di circa sette casi all'anno, tutti di importazione o relativi a persone già trattate in passato. L'ultimo caso autoctono risale al 2003. L'Istituto Spallanzani di Roma opera dal 2005 come centro di riferimento regionale per le malattie infettive rare, garantendo diagnosi e terapie specializzate.
"Non se n'erano mai andate in realtà", aveva precisato Emanuele Nicastri, direttore dell'unità di malattie infettive ad alta intensità di cura dello Spallanzani, riferendosi a peste e lebbra. Il caso di Irkutsk ricorda che Yersinia pestis circola ancora in natura in vaste aree del pianeta e che la biosicurezza dei laboratori costituisce un tassello della sicurezza sanitaria globale. Per l'Italia e per l'Europa, allo stato attuale non emergono elementi che facciano pensare a un rischio sanitario immediato.
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