Blatte e escrementi di topi nel ristorante di sushi: 400 chili di alimenti da buttare, locale chiuso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Blatte in movimento tra tramezzini e cocktail, escrementi di roditori nelle stanze del locale, alimenti scaduti e due lavoratori senza contratto. È il quadro emerso dal controllo congiunto che nella mattinata di mercoledì 30 settembre ha portato alla sospensione dell'attività del ristorante San Sushi di via Chiesanuova, a Padova.

Il blitz della polizia amministrativa

L'operazione è stata disposta dal questore Marco Odorisio e condotta dalla squadra amministrativa della divisione Polizia Amministrativa e di Sicurezza, con il supporto della Polizia locale, dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro, del Sian e del servizio veterinario Sviaoa. All'arrivo degli agenti, il locale non era ancora aperto al pubblico: proprio sul bancone destinato agli aperitivi, tra stuzzichini e cocktail, sono stati notati scarafaggi in movimento. Nelle altre stanze sono stati rinvenuti escrementi riconducibili alla presenza di topi.

Le violazioni igienico-sanitarie

Particolarmente critica la situazione in cucina, dove oltre alla presenza di blatte e deiezioni di roditori è stata accertata la mancata osservanza delle procedure previste dal manuale di autocontrollo Haccp, con una sanzione prevista di 2mila euro. Irregolarità anche nel trattamento e nella conservazione degli alimenti, con particolare riferimento al pesce crudo, per le quali è stata elevata una multa di mille euro.

In un garage attiguo al ristorante sono stati trovati due freezer contenenti complessivamente circa 400 chili di prodotti ittici e a base di carne, conservati in condizioni precarie: gli operatori hanno riscontrato la formazione di grossi cristalli di ghiaccio all'interno delle confezioni e la presenza di liquidi congelati sul fondo delle vaschette, segno evidente di ripetuti passaggi da congelamento a scongelamento.

Lavoratori irregolari e sanzioni

Durante l'ispezione sono stati identificati, oltre al titolare, otto lavoratori stranieri, tutti regolarmente soggiornanti in Italia, due dei quali con precedenti di polizia. Due dipendenti, un tunisino addetto al servizio ai tavoli e un bengalese impiegato in cucina, sono risultati privi del contratto di assunzione.

Sul fronte amministrativo, sono scattate diverse sanzioni: 200 euro per la mancata esposizione del cartello sul divieto di somministrazione di alcolici ai minori, 301 euro per insegne pubblicitarie non autorizzate, 308 euro per violazioni riguardanti la sorvegliabilità dei locali e 387,25 euro per la presenza di videocamere non autorizzate, con segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali. Per il lavoro sommerso è stata quantificata una maxi-sanzione di 1.950 euro per ciascun lavoratore irregolare, mentre la revoca della sospensione è subordinata alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro e al pagamento di una somma aggiuntiva di 2.500 euro.

La ripresa dell'attività

La sospensione disposta dagli organi competenti resterà in vigore fino al completo ripristino delle condizioni di idoneità dei locali e all'adempimento delle prescrizioni impartite in materia di sicurezza sul lavoro, con contestuale richiesta di aggiornamento del documento di valutazione dei rischi, per il quale è prevista una sanzione di 1.423 euro. Il locale di via Chiesanuova era stato inaugurato nell'aprile 2010 come ristorante di cucina giapponese, con proprietà cinese e cuochi provenienti da Tokyo.

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