La Fiorentina affonda nel recupero, la crisi si aggrava in Conference League

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una sconfitta giunta nel modo più crudele, quella patita dalla Fiorentina in terra tedesca, dove il Mainz ha ribaltato il risultato negli ultimi scampoli di gioco, trasformando quello che sembrava un successo in viaggio nell'ennesima disfatta. La rete iniziale di Sohm, che aveva illuso i viola, è stata infatti cancellata dalle reti, entrambe maturate nel corso della ripresa, di Lee e Hollerbach, quest'ultima siglata a pochi secondi dal fischio finale, decretando la prima battuta d'arresto in Conference League dopo due vittorie. Un epilogo che, se da un lato proietta la squadra al quinto posto nella graduatoria europea, dall'altro non fa che accendere i riflettori su una crisi di gioco e di identità che ormai travalica i confini del campionato, estendendosi a quella che doveva essere una competizione di consolazione.

L'analisi tecnica e il crollo fisico

La dinamica della partita, come evidenziato dalle analisi, mostra un team che ha progressivamente abbandonato il campo a partire dal sessantesimo minuto, un arco di tempo in cui il Mainz ha costruito la sua rimonta con determinazione. Il portiere, nonostante un paio di interventi apprezzabili in avvio sul pericoloso Weiper, non ha potuto opporsi ai due conclusivi che hanno deciso le sorti dell'incontro. In difesa, Pongracic, pur essendo stato l'innesco della manovra che ha portato al vantaggio iniziale e avendo tentato qualche incursione, ha perso col passare dei minuti quella sicurezza e lucidità che sono fondamentali, in un settore che si è rivelato nuovamente fragile e poco concentrato. Il commento del mister dopo la partita, che ha parlato di problemi fisici con grande franchezza, non fa che confermare una tendenza che è ormai sotto gli occhi di tutti: la squadra sembra non reggere il passo per novanta minuti.

Le responsabilità oltre la panchina

Addossare ogni responsabilità all'allenatore, prima osannato come l'unica soluzione possibile e poi rapidamente trasformato in capro espiatorio, appare oggi una strategia miope che non ha prodotto i risultati sperati. La Conference League, in questo caso, ha smesso di essere un comodo paravento per mascherare le proprie lacune e le ha invece messe brutalmente in mostra, rivelando le profonde crepe di un collettivo che fatica a definirsi tale. La sconfitta contro l'ultima classificata del campionato tedesco impartisce una lezione, soprattutto di carattere, a un gruppo di giocatori che, dopo aver manifestato in modi discutibili la propria soddisfazione per l'arrivo di un nuovo tecnico, si è visto beffare nel finale da chi, in teoria, avrebbe dovuto essere un avversario alla propria portata.

La regia e le scelte di mercato

La dirigenza, che ha ora deciso di orientarsi verso Paolo Vanoli, si trova dunque sotto scrutinio per una gestione che molti giudicano refrattaria a idee e forze provenienti dall'esterno, preferendo un meccanismo di auto-rigenerazione interna nonostante gli errori commessi, i quali non si limitano certo alla sola annata in corso. La sconfitta in Conference League non è che l'ultimo, doloroso, tassello di una stagione che sta rivelando tutte le sue contraddizioni, in cui le rimonte subite – un vero e proprio leitmotiv in campionato e in coppa – sono diventate la cifra distintiva di una squadra che non riesce a mantenere il controllo delle situazioni, lasciandosi sfuggire risultati importanti proprio quando sembrano a portata di mano.

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