Montagna, stop alle ricerche di Sinigaglia
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Redazione Esteri
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Le operazioni di recupero della salma di Luca Sinigaglia, l'alpinista deceduto lo scorso 15 agosto sul Pik Pobeda, sono state sospese a causa delle condizioni meteorologiche avverse che rendono impossibile, e troppo pericoloso, qualsiasi intervento. La missione, che mirava a riportare in Italia i resti dello scalatore e a cercare quelli dell’alpinista russa Natalia Nagovitsyna – dispersa dopo essere rimasta bloccata con una gamba fratturata – si è dunque arenata, lasciando le salme dei tre alpinisti, compreso un altro compagno non identificato, sulla vetta di 7.439 metri al confine tra Kirghizistan e Cina.
A coordinare il team d’élite italiano, attualmente bloccato nella capitale Bishkek in attesa di un via libera che non arriverà, è il soccorritore vicentino Manuel Munari, 45 anni, esperto di missioni in ambienti estremi. La sua squadra, composta interamente da specialisti italiani, si era preparata per un’impresa di altissima difficoltà tecnica e umana, resa ancor più complessa dall’altitudine proibitiva e dalla natura impervia del Picco della Vittoria, la cima più elevata della catena del Tian Shan.
La dinamica della tragedia, che ha stroncato Sinigaglia mentre tentava un disperato soccorso verso la collega in difficoltà, viene fatta risalire all’insorgenza di un edema cerebrale da alta quota, una complicanza letale causata dal rapido accumulo di liquidi nel cervello – con il conseguente aumento della pressione intracranica – che si manifesta tipicamente al di sopra dei 3.500 metri. Una condizione che, se non trattata con un'immediata discesa, diventa rapidamente fatale.




