Il ragazzo che uccise Fallou Sall condannato a undici anni e sei mesi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una condanna a undici anni e sei mesi di reclusione è stata inflitta dal Tribunale per i minorenni di Bologna al giovane, oggi maggiorenne, riconosciuto colpevole dell'omicidio di Fallou Sall. Il sedicenne, di origine gambiana, perse la vita la sera del 4 settembre 2024 in via Piave, colpito al petto da un'arma bianca durante un alterco. L'imputato, coetaneo della vittima all'epoca dei fatti, è stato giudicato con il rito ordinario, poiché nel frattempo ha compiuto diciotto anni. Il collegio giudicante, presieduto dalla presidente del tribunale minorile, ha inoltre valutato la posizione dell'accusato riguardo al ferimento di un secondo ragazzo, un diciassettenne bengalese amico di Fallou, per il quale inizialmente si ipotizzava il reato di tentato omicidio, poi ridimensionato in lesioni personali gravi. Lo stesso diciassettenne, secondo quanto emerso in aula, era a sua volta imputato in un procedimento separato per lesioni e molestie telefoniche nei confronti del condannato, circostanza che contribuì a creare il contesto di tensione sfociato nella tragedia.

Il racconto dei fatti e la dinamica processuale

La ricostruzione giudiziaria ha delineato una lite scoppiata per motivi personali tra l'imputato e il ragazzo bengalese, alla quale sarebbe intervenuto Fallou Sall nel tentativo di calmare gli animi. È in quel frangente che la colluttazione sarebbe degenerata, portando alla coltellata fatale che colpì il sedicenne al torace. Il tribunale, nel definire la pena, ha dunque considerato non solo l'epilogo mortale, ma l'intera condotta dell'allora minorenne, includendo nel giudizio anche l'aggressione al secondo giovane. La derubricazione del capo d'accusa da tentato omicidio a lesioni gravi per quest'ultimo episodio ha influenzato, com'è ovvio, il computo finale della sanzione, determinando quella sentenza che i genitori di Fallou hanno accolto con amarezza e sconcerto.

La reazione dei familiari della vittima

All'uscita dall'aula, Danila e Mao, i genitori di Fallou, hanno espresso un dolore ancora vivo e una profonda delusione per l'entità della condanna. Le loro parole, frammentate dall'emozione, hanno tracciato un quadro di sofferenza per una perdita che ritengono non abbia trovato piena giustizia. “Colpito dritto al cuore e quel ragazzo non si è mai pentito”, hanno dichiarato, aggiungendo come per loro quel verdetto appaia “una vergogna”. La loro percezione, lacerante, è che la vita di un figlio sia stata valutata in un arco di tempo giudiziario che considerano sproporzionatamente esiguo, una sensazione che li ha portati ad affermare, con amarezza, che “oggi, in Italia, un omicidio vale 11 anni”.

Le considerazioni sulla giustizia penale minorile

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