Meno vittimismo sulla sanità lombarda: emergono luci e ombre
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Redazione Salute
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Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha recentemente espresso malumore per i giudizi governativi sulla sanità regionale, difendendo un sistema che, a suo dire, non merita critiche così severe. Tuttavia, è difficile ignorare le evidenti criticità emerse dopo la riforma Maroni, che ha profondamente trasformato il settore delle cure primarie e della medicina territoriale. Sebbene la Lombardia si collochi al settimo posto nella classifica nazionale sulla qualità della sanità, questo risultato sembra più un riflesso della resilienza degli ospedali che un’effettiva eccellenza del sistema nel suo complesso.
A tenere in piedi il sistema, infatti, è soprattutto il sacrificio quotidiano di medici e infermieri, molti dei quali, però, scelgono di abbandonare la professione o di migrare verso altre regioni o Paesi. Una situazione che non può essere sottovalutata, soprattutto alla luce delle difficoltà riscontrate dai cittadini nell’accesso alle prestazioni sanitarie di base. Fontana, invece di limitarsi a difendere l’operato della sua amministrazione, potrebbe provare a prenotare personalmente una visita specialistica in una struttura milanese: l’esperienza, probabilmente, gli offrirebbe uno spaccato più realistico delle criticità esistenti.
Non mancano, tuttavia, segnali positivi. L’ospedale Manzoni di Lecco, che quest’anno celebra i 25 anni di attività, rappresenta un’eccezione virtuosa in un contesto regionale caratterizzato da carenza di personale. Marco Trivelli, direttore generale dell’ASST Lecco, ha sottolineato come il numero di medici sia aumentato di quasi 50 unità in soli nove mesi, un dato che contrasta con la tendenza generale. Questo successo, però, non basta a compensare le lacune del sistema territoriale, che registra un preoccupante crollo nei punteggi di valutazione.
Secondo il report del ministero della Salute, l’area distrettuale lombarda è passata da 94,66 punti nel 2022 a 76 nel 2023, un calo significativo che ha contribuito a far scivolare la regione nella classifica nazionale. Sebbene il punteggio rimanga al di sopra della soglia di sufficienza (60 punti), il dato evidenzia una fragilità strutturale che non può essere ignorata. Fontana, da parte sua, ha minimizzato le responsabilità, affermando che «la colpa nostra è che si sono ricoverate persone che potevano non essere ricoverate», una dichiarazione che ha lasciato perplessi molti operatori del settore.
A Bergamo, intanto, le critiche alla gestione sanitaria si concentrano sulla mancanza di programmazione e trasparenza. Orazio Amboni, responsabile del dipartimento Welfare della Cgil locale, ha sottolineato come sarebbe già un passo avanti se i dati relativi ai servizi territoriali venissero pubblicati con regolarità, soprattutto per quegli indicatori che hanno mostrato criticità negli anni precedenti. La psichiatria e i servizi post-ricovero, in particolare, risultano tra le aree più problematiche, con conseguenze dirette sulla qualità dell’assistenza offerta ai pazienti.




