Quattro grevigiani bloccati alle Maldive: "Dovevamo ripartire il 7 marzo, con scalo ad Abu Dhabi..."

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La guerra in Medio Oriente, con i suoi effetti a catena sul traffico aereo internazionale, ha trasformato il sogno di una vacanza in un arcipelago da cartolina in un vero e proprio incubo per centinaia di italiani. L'ultima richiesta d'aiuto, in ordine di tempo, porta le firme di quattro cittadini di Greve in Chianti. Fabio Pampaloni, Tamara Donati, Michele Bencistà e Marta Secci, questo il nome dei turisti, hanno inondato la redazione del Gazzettino del Chianti con un messaggio chiaro e disperato: sono bloccati alle Maldive, in attesa di un volo che li riporti a casa e che, con ogni probabilità, non arriverà a breve. La loro partenza, prevista per il 7 marzo con scalo ad Abu Dhabi – uno degli hub mediorientali finiti nel mirino delle chiusure dello spazio aereo – è stata cancellata, lasciandoli in una condizione di limbo e incertezza.

Un'odissea collettiva nell'arcipelago fantasma

La loro non è una voce isolata, ma si inserisce in un coro di lamentele e appelli che da giorni proviene dalle isole Maldive. La Farnesina, attraverso l'Unità di crisi, ha confermato che la situazione per i connazionali nell'Oceano Indiano rimane complessa, sebbene le operazioni di rimpatrio siano in corso. Si contano a migliaia i turisti rimasti con i voli cancellati, costretti a prolungare la permanenza in un luogo che da paradiso si è trasformato in una trappola dorata. C'è chi, come la famiglia Allione di Sanremo rientrata solo ieri, ha potuto raccontare la propria odissea fatta di attese e scali alternativi via terra e mare, e chi invece, come una coppia di pesaresi, parla di sette giorni di abbandono e di costi lievitati in modo esponenziale per assicurarsi un posto su un volo charter. Il ministero degli Esteri, guidato da Antonio Tajani, ha attivato una task force proprio per gestire queste emergenze, inviando personale diplomatico e delle forze dell'ordine negli aeroporti della regione per facilitare i passaggi e, soprattutto, per prevenire fenomeni di bagarinaggio e truffe ai danni dei viaggiatori in difficoltà.

Le voci dei protagonisti tra farmaci finiti e disagi estremi

Le testimonianze che filtrano dall'aeroporto di Malé descrivono uno scenario di sofferenza silenziosa. Monica Verri, un'insegnante di Modena, raccontava nei giorni scorsi di sentirsi comunque fortunata per essere in buona salute, a differenza di altri italiani che, bloccati come lei, avevano terminato scorte di farmaci salvavita come l'insulina. Il caos generato dalle cancellazioni a catena – si parla di oltre ventimila voli annullati in una settimana a livello globale – ha creato disparità anche nei diritti dei passeggeri. Chi aveva prenotato con compagnie europee, come ricostruito da diverse analisi, gode di tutele maggiori (rimborsi e assistenza garantiti dal regolamento UE 261), mentre chi ha viaggiato con vettori extracomunitari come Etihad o Emirates deve fare i conti con la Convenzione di Montreal, che non impone gli stessi obblighi di assistenza immediata. Una differenza sostanziale che si traduce, per molti, nel dover sostenere interamente le spese di vitto e alloggio in attesa di una soluzione, oppure nell'accamparsi nelle aree dell'aeroporto in condizioni di precarietà assoluta.

La macchina dei rientri e le difficoltà pratiche

Nonostante gli sforzi dichiarati dalla macchina diplomatica, che ha già consentito il rientro di circa 25mila italiani da tutta l'area coinvolta, la permanenza forzata alle Maldive continua a presentare criticità concrete. Famiglie intere, come quella di Giuseppe Laurito e Teresa Itri di Cura Carpignano, sono bloccate in albergo con bambini piccoli che devono studiare e che iniziano a manifestare i primi disagi fisici. Il costo della vita, in queste condizioni, diventa proibitivo: una camera doppia a 160 euro a notte e beni di prima necessità venduti a prezzi folli (un semplice pacchetto di patatine può arrivare a costare 18 dollari) sono il pane quotidiano per chi aspetta. L'unica certezza, per molti, è la volontà di tornare alla normalità, come testimoniano i messaggi dei grevigiani o le parole di Gabriele, il bolognese che, dopo una settimana di stop, è infine riuscito a rientrare ringraziando il console e i più giovani per l'aiuto, nonostante l'esborso di circa mille euro a testa per il volo charter che li ha riportati a Roma.

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