Open Var a rischio chiusura, l'inchiesta arbitri colpisce il programma di Dazn

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre l'inchiesta della Procura di Milano sul mondo arbitrale si avvia verso la conclusione con la richiesta di archiviazione per l'ex designatore Gianluca Rocchi e per l'Inter, un'ulteriore conseguenza si sta delineando all'orizzonte con il possibile addio a Open Var. Secondo quanto riportato da La Repubblica, all'interno dell'Associazione Italiana Arbitri (Aia) starebbe maturando la volontà di interrompere o quantomeno ridimensionare il format che, fino a questa stagione, aveva rappresentato una delle prime aperture strutturate verso il pubblico.

Il programma, in onda su Dazn, rischia di pagare il prezzo più alto delle tensioni generate dalle polemiche e dal clima di sospetto che hanno avvolto le designazioni arbitrali.

Il programma nato per aumentare la trasparenza

Open Var era stato concepito come uno strumento di comunicazione innovativo: il designatore arbitrale, prima Gianluca Rocchi e poi il suo successore Dino Tommasi, analizzava gli episodi più controversi del campionato e venivano trasmessi gli audio tra il campo e la sala Var. Una scelta che, se da un lato permetteva di ammettere pubblicamente gli errori – nella scorsa stagione ne furono conteggiati trenta nelle prime trenta giornate – dall'altro ha finito per alimentare ulteriori polemiche, poiché l'esclusione di alcuni episodi dall'analisi settimanale generava inevitabilmente sospetti.

Il tentativo di offrire una maggiore trasparenza si è così trasformato in un boomerang per gli stessi arbitri, esposti a un giudizio pubblico costante e a critiche sempre più aspre.

Le intercettazioni che pesano sul futuro del format

A pesare sulla decisione dell'Aia sarebbero anche alcuni passaggi emersi dalle intercettazioni dell'inchiesta. Tra i dialoghi finiti agli atti, uno in particolare riguarda la gestione degli episodi destinati a Open Var e si riferisce al mancato rigore concesso all'Inter in occasione di un contatto tra Ndicka e Bisseck nella partita contro la Roma. In una conversazione, Rocchi discute con Gianluca Pinzani, all'epoca incaricato dei rapporti tra Aia e club, delle richieste arrivate dall'esterno: "Mi hanno chiamato, so già tutto. Gli ho mandato la clip, l'immagine ce l'hanno.

Ma potrò decidere io cosa mandare su una corsa scudetto, no?". Pinzani gli risponde confermando: "Gli ho detto che gli episodi li decide Rocchi, non la conduttrice". La circostanza che una scelta editoriale potesse essere oggetto di pressioni – o che fosse quantomeno percepita come tale – ha contribuito a minare la credibilità del format.

Le motivazioni della Procura e il caso dei telefonini non sequestrati

La richiesta di archiviazione della Procura di Milano, che ha degradato l'ipotesi di frode sportiva a "mera illazione" per mancanza di prove, non ha tuttavia placato i dubbi sollevati dall'inchiesta. Nel decreto, i magistrati parlano di un "vuoto probatorio" e sottolineano come la diffusione mediatica della notizia abbia di fatto impedito il sequestro dei telefoni cellulari degli indagati, una scelta che, secondo le ricostruzioni de Il Tempo, lascia più di una perplessità.

In qualunque indagine in cui al centro vi siano rapporti personali, pressioni o contatti, il telefono cellulare rappresenta la fonte di prova per eccellenza: la sensazione, inevitabilmente, è quella di un doppio standard rispetto ad altre inchieste, come quella di Calciopoli, dove gli strumenti investigativi vennero utilizzati in maniera ben più incisiva. La mancanza di quei dispositivi ha reso impossibile una verifica completa, alimentando il sospetto che non si sia voluto scavare a fondo.

Le incognite sul futuro e il ruolo della Figc

L'ultima parola sul destino di Open Var, tuttavia, non spetta esclusivamente all'Aia. I contratti televisivi con Dazn sono stati firmati dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc), e sarà quindi il presidente Giovanni Malagò a decidere se accogliere o meno le richieste dell'associazione arbitrale. Dazn, dal canto suo, non avrebbe ancora ricevuto comunicazioni ufficiali, ma starebbe già studiando formule alternative per continuare a proporre un approfondimento sugli episodi arbitrali.

L'orientamento del nuovo designatore Daniele Orsato, meno incline a una comunicazione mediatica costante rispetto al suo predecessore, sembra comunque spingere verso un ridimensionamento del progetto, mentre il clima di tensione interna all'Aia, in vista delle prossime elezioni e dopo le vicende che hanno coinvolto il presidente Antonio Zappi, rende ancora più incerto il futuro di un programma che, a distanza di qualche anno, rischia di chiudere i battenti per effetto proprio di quella tempesta che avrebbe dovuto placare.

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