Obesità, semaglutide in pillola: quanto peso si perde davvero
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Redazione Salute
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La cura dell'obesità sta cambiando grazie all'evoluzione delle terapie incretiniche e all'arrivo di nuove formulazioni orali, che permettono di ampliare le possibilità di trattamento. Al Congresso nazionale SIO WiP 2026 di Palermo, gli specialisti hanno presentato dati sulle preferenze dei pazienti e sull'efficacia dei farmaci per perdere peso. Tra le novità più importanti figurano la semaglutide in pillola e una ricerca condotta su oltre ottomila donne nel Regno Unito, che ha misurato i risultati delle terapie farmacologiche nella vita quotidiana.
Semaglutide in pillola, la perdita di peso arriva al 17% nello studio OASIS 4
Uno dei risultati più significativi riguarda lo studio OASIS 4, che ha valutato l'efficacia della semaglutide orale nel trattamento dell'eccesso di peso. La somministrazione di una dose da 25 milligrammi, associata a un'alimentazione ipocalorica e all'attività fisica, ha prodotto una riduzione media del peso corporeo del 17%, rispetto al 2,7% osservato nel gruppo trattato con placebo. Si tratta di risultati ottenuti in uno studio clinico, non di una percentuale di dimagrimento garantita a ogni paziente. La risposta individuale dipende dalle caratteristiche della persona e dal percorso terapeutico seguito.
La semaglutide appartiene alla classe degli agonisti del recettore GLP-1, farmaci che agiscono sui meccanismi biologici coinvolti nella regolazione dell'appetito e della sazietà. La formulazione orale rappresenta un'alternativa alla somministrazione sottocutanea già utilizzata nella pratica clinica. L'indicazione riguarda gli adulti con un indice di massa corporea pari o superiore a 30, oppure almeno 27 in presenza di una patologia associata al peso. L'introduzione della compressa consente al medico di considerare anche la modalità di assunzione nella scelta della terapia, senza rinunciare alla valutazione del profilo clinico e dei possibili effetti indesiderati.
Sette pazienti su dieci preferiscono le pillole: i dati dello studio OPTIC
La preferenza per i trattamenti orali è stata analizzata nello studio OPTIC, un'indagine realizzata su 800 adulti con sovrappeso o obesità. Più di sette partecipanti su dieci hanno dichiarato di preferire l'avvio di un percorso farmacologico basato su una pillola. Un secondo risultato indica che oltre otto intervistati su dieci sceglierebbero il profilo della semaglutide orale rispetto a quello di un altro trattamento assunto per bocca. Questi dati descrivono le preferenze espresse dai partecipanti e non costituiscono una misurazione dell'efficacia comparativa dei medicinali.
Durante il congresso della Società italiana dell'obesità, organizzato dal 15 al 17 ottobre, il confronto tra endocrinologi, internisti e specialisti della nutrizione clinica ha riguardato il passaggio da un approccio standardizzato a una cura personalizzata. L'obesità è una patologia cronica e progressiva, spesso associata a complicanze metaboliche e cardiovascolari. Paolo Sbraccia, professore di Medicina interna all'Università di Roma Tor Vergata, ha sottolineato l'importanza di una presa in carico tempestiva. Luca Busetto, docente di Nutrizione all'Università di Padova, ha evidenziato il valore di una diversa modalità di somministrazione per adattare il trattamento alle esigenze quotidiane delle persone.
Oltre 8.000 donne seguite nel Regno Unito: i risultati nella vita reale
Una ricerca pubblicata il 16 ottobre 2026 sulla rivista scientifica Nature Medicine ha esaminato gli effetti delle terapie basate sul GLP-1 al di fuori degli studi clinici tradizionali. L'indagine ha coinvolto 8.127 donne inserite in un programma sanitario digitale britannico, nel quale il 99,8% delle partecipanti ha ricevuto tirzepatide. Dopo sei mesi, la perdita media è stata di 16,1 chilogrammi, corrispondenti al 15,5% del peso iniziale. L'83,1% delle partecipanti ha perso almeno un decimo del proprio peso corporeo, mentre il 22,4% ha raggiunto una riduzione pari o superiore a un quinto.
Il programma prevedeva esami biochimici, controlli settimanali in video e aggiustamenti delle dosi stabiliti dai medici sulla base della risposta individuale. Oltre al dimagrimento, i ricercatori hanno rilevato miglioramenti della glicemia e dei parametri lipidici. Tra le donne con valori iniziali di emoglobina glicata compatibili con il diabete, l'84,5% ha raggiunto valori inferiori alla soglia diagnostica. La permanenza in trattamento dopo il periodo di osservazione è stata del 91,4%. Gli autori hanno però precisato che l'assenza di un gruppo di confronto, il disegno osservazionale e il fatto che le partecipanti pagassero il servizio limitano la possibilità di generalizzare i risultati.
Il monitoraggio della sicurezza ha mostrato che il 62,7% delle partecipanti ha segnalato almeno un effetto indesiderato durante il percorso. Tra coloro che hanno riferito disturbi, la gravità massima è stata classificata come lieve nel 36,8% dei casi, moderata nel 55,4% e grave nel 7,7%. Non sono stati identificati eventi avversi gravi attribuiti al trattamento. Durante il periodo di osservazione sono state inoltre registrate undici gravidanze: in tutti questi casi la terapia farmacologica è stata interrotta immediatamente.
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