Il silenzio di Spalletti dopo Juve-Galatasaray vale più di qualsiasi dichiarazione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte dello Stadium si era chiusa con il rammarico di un'impresa sfiorata, con la stanchezza addosso a quei giocatori che erano rimasti in dieci per quasi un tempo e con il boato, infine, del Galatasaray che spegneva i sogni bianconeri nei supplementari. E in mezzo a tutto questo, il silenzio. Luciano Spalletti, fischio finale, non si è presentato davanti ai microfoni. Una scelta, la sua, che in molti hanno letto come un gesto di stizza, ma che forse andava interpretata per quello che era: la reazione di un allenatore che aveva visto la sua squadra gettare il cuore oltre l'ostacolo, rimontare il 5-2 dell'andata in Turchia portandosi sul 3-0, salvo poi essere beffata dal suo passato, quel Victor Osimhen che alla Juventus aveva fatto sognare i tifosi prima di trasferirsi a Istanbul. Chiellini, a caldo, ha parlato di "stupida sfortuna", riferendosi a quell'espulsione di Kelly al minuto 50 che ha complicato i piani, ma il tecnico bianconero ha scelto la via del mutismo, lasciando che fossero i fatti di campo a parlare per lui.

In campo, però, la voce di Spalletti si era sentita eccome, e con una chiarezza inequivocabile. Per tutta la durata della gara, l'allenatore juventino non aveva risparmiato indicazioni ai suoi e nemmeno qualche affondo nei confronti del quarto ufficiale, specialmente quando i turchi tentavano di spezzare il gioco con perdite di tempo sistematiche. Sul finire del primo tempo, la sua esclamazione “ce ne andiamo” era sembrata quasi un gesto di resa nei confronti di una gestione arbitrale che lui percepiva come eccessivamente permissiva con gli avversari; eppure, quella frase, detta nel calore della panchina, suonava più come la frustrazione di chi vedeva il cronometro scorrere via tra le dita. Il quarto uomo aveva garantito un recupero cospicuo, e in effetti si giocarono cinque minuti in più nella prima frazione e due nella ripresa, ma la sensazione generale era che la partita, per la Juventus, fosse una corsa in salita iniziata ben prima del fischio d'inizio.

La prestazione dei bianconeri, al netto del risultato finale, ha riacceso qualche spiraglio di luce in una stagione complicata. A dieci uomini, con l'orgoglio ferito, la squadra di Spalletti aveva trovato le energie per ribaltare tutto, aggrappandosi ai gol di Locatelli su rigore, a quello di Gatti e infine al definitivo 3-0 di McKennie che aveva riportato la serie in parità. Ma se nei novanta minuti regolamentari era sembrato di assistere a una rinascita, nei supplementari è venuta fuori la differenza di esperienza e di gestione dell'energia. Osimhen, il rimpianto eterno, ha prima spento l'entusiasmo con il gol del 3-1, poi Yilmaz ha chiuso i conti sul 3-2, un risultato che allo Stadium regalava la vittoria alla Juventus ma che, nel computo totale, sanciva l'eliminazione con un pesante 7-5 per i turchi.

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