La morte di Loris Costantino all'ex Ilva, dieci indagati e il ricordo di un uomo gentile. I consiglieri comunali: «Stabilimento decadente, chiuderlo»
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Redazione Interno
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Sono dieci, stando a quanto si apprende da fonti qualificate, le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Taranto per la morte di Loris Costantino, l’operaio di cinquantadue anni deceduto lunedì scorso nello stabilimento siderurgico ex Ilva. L’uomo, dipendente della Gea Power, una ditta in appalto, era precipitato nel vuoto da un’altezza di dodici metri mentre stava effettuando un’operazione di pulizia su un nastro trasportatore situato nell’area Agglomerato; a cedere, stando a una prima ricostruzione, sarebbe stato il piano di calpestio della passerella lungo la quale si era mosso. Un cedimento strutturale, dunque, che ha trasformato una normale giornata di lavoro in una tragedia e che impone ora alla magistratura, attraverso gli accertamenti tecnici delegati ai carabinieri del Nil, di fare piena luce sulla dinamica e, soprattutto, sulle condizioni di manutenzione e sicurezza dei luoghi. La salma dell’operaio, nel frattempo, è stata restituita ai familiari dopo l’esame autoptico disposto dal pm di turno.
Il dolore dei colleghi e il ricordo di un uomo che amava la vita e la famiglia
Loris Costantino, e qui sta forse la cifra più umana di una vicenda altrimenti destinata a perdersi nei meandri delle inchieste e delle responsabilità penali, era descrito da tutti come una persona premurosa e gentile, uno di quegli uomini che si fanno voler bene senza bisogno di apparire. I colleghi, quelli con i quali condivideva la fatica e i turni in fabbrica, lo ricordano con affetto e con un dolore che tracima nella rabbia; alcuni di loro hanno lasciato intendere, nelle conversazioni informali seguite all’incidente, che Costantino fosse stato “comandato” a svolgere quel compito specifico, a salire lassù su quella passerella, quasi che il destino avesse deciso per lui, e per lui solo, un prezzo più alto da pagare. Al di là della tuta e del casco, c’era un uomo che amava il calcio giocato, che viveva con trasporto la passione del Fantacalcio e che trovava nel mare un rifugio rigenerante. Ma il centro della sua esistenza, il perno attorno al quale ruotavano tutti i suoi affetti, era la sua famiglia: la moglie Giusi, con la quale aveva costruito un progetto di vita, e i due figli. Il più piccolo, Riccardo, di soli nove anni, frequenta da quattro anni la Scuola calcio Cryos, dove si sta formando come atleta; e il pensiero corre a quel bambino, al vuoto che la scomparsa improvvisa del padre lascerà nella sua crescita, alle partite che non vedranno più la tribuna occupata da lui.
La reazione della politica locale, la richiesta di chiusura e il contesto sindacale
L’eco della tragedia ha immediatamente varcato i cancelli dello stabilimento per riverberarsi nelle aule istituzionali, dove la discussione sul futuro del polo siderurgico, già di per sé incandescente, si è ulteriormente infiammbrata. Tre consiglieri comunali di maggioranza, Virginia Galeandro e Vincenzo Di Gregorio, entrambi eletti nelle file del Partito Democratico, e Antonio Lenti, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, hanno diffuso un documento congiunto dal tenore inequivocabile. Nell’atto, i tre rappresentanti parlano di uno “stabilimento decadente, fatiscente, pericoloso, inagibile”, un giudizio pesantissimo che non lascia spazio a interpretazioni, e arrivano a formulare una richiesta radicale: la chiusura dello stabilimento stesso. «La produzione non vale una vita», scrivono nel loro documento, quasi a voler stabilire una geremia tra il valore economico dell’acciaio e il valore, assoluto e non negoziabile, dell’esistenza umana, e richiamano l’articolo 1 della Costituzione, quello che fonda la Repubblica sul lavoro, per sottolineare il tradimento di quel principio fondante. Sullo sfondo, inevitabile, la questione della sicurezza sul lavoro, un tema che il sindacato, per voce di Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, non smette di sollevare. Palombella, intervenendo in questi giorni a un congresso della sua organizzazione in Lombardia, ha ribadito l’urgenza di investimenti strutturali e di una assunzione diffusa e consapevole di responsabilità condivise, pena il ripetersi, come purtroppo accade, di questi drammi.




