Banksy si chiama Robin Cunningham: l’indagine che svelerebbe l’identità dello street artist

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Per oltre trent’anni il mondo dell’arte ha dovuto fare i conti con un paradosso vivente, e cioè che l’artista contemporaneo più celebre, le cui opere raggiungono cifre da capogiro nelle aste internazionali, riuscisse a mantenere segreta la propria identità celandosi dietro uno pseudonimo e, particolare non secondario, dietro il alone di mistero che ne ha alimentato il mito. Quel velo, tuttavia, potrebbe essere stato definitivamente strappato da un’inchiesta condotta dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, i cui giornalisti, dopo un meticoloso lavoro durato mesi, sostengono di aver identificato l’uomo che da decenni firma i suoi graffiti con il nome di Banksy. Secondo quanto ricostruito, e come riportato da diverse testate tra cui RaiNews e Il Post, dietro la bomboletta spray più politica della storia contemporanea si celerebbe Robin Gunningham, un artista di strada nato a Bristol nel 1973 che, per sviare le indagini sulla sua identità, avrebbe addirittura cambiato il proprio nome in David Jones, un omaggio al cantante David Bowie ma anche, e soprattutto, una scelta talmente comune da consentirgli di sparire nel nulla.

La pista ucraina e le testimonianze raccolte sul campo

Il lavoro dei reporter Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison, come si legge nel loro reportage intitolato "In Search of Banksy", si è concentrato in particolare sulle opere apparse in Ucraina alla fine del 2022, la cui paternità era stata confermata dallo stesso artista tramite il suo profilo Instagram come gesto di solidarietà verso le vittime dell’invasione russa. Recatisi nella località di Horenka, non lontano da Kiev, i giornalisti hanno mostrato agli abitanti una serie di fotografie di diversi street artist, e dalle testimonianze è emerso che i murales, tra cui quello celebre che raffigura un uomo con la barba intento a lavarsi la schiena in una vasca da bagno tra le macerie di un palazzo distrutto, furono realizzati da tre persone. Due di loro indossavano delle mascherine, mentre il terzo, un uomo con un solo braccio e due protesi alle gambe, è stato identificato per quello che è, ovvero Giles Duley, un fotografo e documentarista inglese che perse gli arti in Afghanistan nel 2011 e la cui fondazione, Legacy of War Foundation, era impegnata proprio in quelle zone nel fornire ambulanze alle organizzazioni non governative locali. Un particolare, quest’ultimo, che ha permesso agli investigatori di ricostruire gli spostamenti, perché Duley, come hanno appurato le fonti, attraversò il confine con la Polonia il 28 ottobre 2022 in compagnia di Robert Del Naja, il frontman dei Massive Attack, da anni nella rosa dei possibili Banksy. Con loro, quel giorno, risultava presente anche un uomo inglese di nome David Jones, nato lo stesso giorno e nella stessa città di Robin Gunningham, circostanza che ha fatto scattare il collegamento definitivo.

Il cambio di nome e i documenti giudiziari americani

L’inchiesta di Reuters, come si evince dalle ricostruzioni pubblicate da ABC News e dal New York Daily News, si è spinta ben oltre le testimonianze raccolte in Ucraina, arrivando a setacciare archivi giudiziari e documenti legali mai divulgati prima. È emerso così che la figura di Robin Gunningham era già stata associata a Banksy nel lontano 2008, quando il tabloid Mail on Sunday pubblicò una foto dell’uomo sostenendo di averlo smascherato, salvo poi veder smentita la notizia dal manager dell’artista. Proprio a seguito di quell’episodio, secondo la ricostruzione dell’ex manager Steve Lazarides, che ha confermato all’agenzia di aver organizzato personalmente la pratica, Gunningham avrebbe cambiato legalmente il proprio nome in David Jones, un nome talmente comune nel Regno Unito da renderlo di fatto invisibile ai motori di ricerca e ai registri pubblici. La prova regina, tuttavia, proviene dagli Stati Uniti e precisamente da New York, dove il 17 settembre del 2000 un uomo fu sorpreso dalla polizia mentre imbrattava un cartellone pubblicitario dell’azienda di moda Marc Jacobs sul tetto di un palazzo. I giornalisti di Reuters, analizzando una foto pubblicata su Instagram da Lazarides, sono riusciti a individuare l’edificio e a risalire al fascicolo processuale, all’interno del quale hanno trovato una confessione di colpevolezza scritta a mano e firmata proprio da Robert Gunningham. Un documento, si legge nell’inchiesta, che proverebbe senza ombra di dubbio la reale identità dell’uomo dietro lo pseudonimo.

Il diritto all’anonimato e le reazioni del legale

Di fronte alla pubblicazione di queste rivelazioni, puntualmente riprese da tutte le principali testate giornalistiche italiane come Domani e internazionali, non è tardata ad arrivare la replica del fronte Banksy. Il legale storico dell’artista, Mark Stephens, ha infatti scritto a Reuters contestando la ricostruzione e sostenendo che il suo cliente "non accetta che molti dei dettagli contenuti nell’inchiesta siano corretti", senza peraltro né confermare né negare in modo esplicito che Gunningham e Banksy siano la stessa persona. Stephens ha inoltre sottolineato come la pubblicazione di queste informazioni violerebbe la privacy dell’artista, interferirebbe con il suo lavoro e, aspetto tutt’altro che secondario, lo metterebbe in pericolo, ricordando come Banksy sia stato oggetto negli anni di "comportamenti morbosi, minacciosi ed estremisti". "Lavorare in anonimato o sotto pseudonimo", ha scritto il legale nella sua nota, "serve interessi sociali fondamentali, perché permette agli artisti di dire la verità al potere senza timore di ritorsioni, censura o persecuzioni, in particolare quando si affrontano temi delicati come la politica, la religione o la giustizia sociale". Un principio, quello della segretezza come scudo per la libertà di espressione, che Reuters ha dichiarato di aver comunque preso in considerazione, ma che non ha impedito all’agenzia di procedere con la pubblicazione, motivando la scelta con l’interesse pubblico a conoscere l’identità e la carriera di una figura dall’influenza così duratura e profonda sulla cultura, sull’industria dell’arte e sul dibattito politico internazionale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.