Il tramonto del caccia franco-tedesco: l’Fcas archiviato, Berlino guarda altrove

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La lunga scia di tensioni industriali, alimentata da oltre un anno di negoziati sempre più sterili tra i colossi Airbus e Dassault, ha infine avuto l’epilogo che molti analisti, ormai da mesi, avevano ormai messo in conto. Il programma Future Combat Air System (Fcas), quel progetto ambizioso che avrebbe dovuto rappresentare il fiore all’occhiello dell’autonomia strategica europea nel settore della difesa, è stato ufficialmente archiviato. euronews +3

A dare il colpo di grazia alle residue speranze di vedere in volo il caccia di sesta generazione franco-tedesco (cui aveva aderito anche la Spagna nel 2019) ci ha pensato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale – come riportato da fonti governative citate da testate quali Handelsblatt – ha personalmente informato il presidente francese Emmanuel Macron della decisione di porre fine a una collaborazione divenuta ormai insostenibile. repubblica +3

Si chiude così, senza che sia stato nemmeno realizzato un prototipo, un capitolo durato quasi un decennio e finanziato con miliardi di euro, gettando nello sconcerto gli ambienti industriali di Parigi. sky +3

Il nodo della governance e la spartizione delle tecnologie sensibili

Alla base di questo naufragio, va ricordato, non vi è stata una specifica frizione occasionale, quanto piuttosto una divergenza strutturale sulla governance del progetto. aviation-report +3

La francese Dassault Aviation, forte della sua esperienza nel design e nella produzione di velivoli come il Rafale, rivendicava un ruolo di leadership indiscussa (si parlò di una richiesta di controllo dell’80% sullo sviluppo del jet), una pretesa questa che si scontrava frontalmente con la volontà della controparte tedesca, la divisione di Airbus, la quale auspicava una ripartizione paritaria delle responsabilità e, aspetto cruciale, della proprietà intellettuale. euronews +3

Quest’ultimo punto, in particolare, è stato avvelenato dalla reciproca diffidenza: Berlino lamentava la scarsa disponibilità dei transalpini a condividere le tecnologie più sensibili, necessarie per assicurare all’industria teutonica un effettivo salto di qualità, mentre Parigi faticava a giustificare di fronte alla propria opinione pubblica una cessione di know-how che avrebbe potuto indebolire la sua supremazia nel settore. corriere +3

Reazioni e contromisure: nasce il "Team Gen 6" tedesco

A valle dell’annuncio, mentre a Parigi si cerca di minimizzare le conseguenze politiche di un fallimento che colpisce duramente la visione di Macron di una difesa integrata, Berlino non ha perso tempo. Il quotidiano economico tedesco ha riferito la posizione del cancelliere, ma sul fronte industriale le mosse sono già chiare. euronews +3

Giovedì, durante il salone aeronautico ILA di Berlino, Airbus ha ufficializzato la nascita di un’alleanza chiamata "Team Gen 6", un consorzio che riunisce otto aziende (sei delle quali tedesche, come Hensoldt, Diehl Defence e MTU Aero Engines) con l’obiettivo dichiarato di sviluppare un progetto di aereo da combattimento alternativo. repubblica +3

Si tratta di una sorta di piano B interamente a guida germanica, un segnale forte inviato al partner francese e, al contempo, al ministero della Difesa guidato da Boris Pistorius: se non si riesce a fare sistema con gli ex alleati, si procederà da soli o con nuove configurazioni, magari aprendo a partner come la Svezia o valutando l’acquisto di ulteriori F-35 statunitensi. repubblica +3

L’alternativa concreta del Gcap e la posizione italiana

In questo quadro di crescente frammentazione industriale, l’attenzione degli osservatori si è naturalmente spostata sull’unico grande programma alternativo rimasto in piedi, ovvero il Global Combat Air Programme (Gcap).

Portato avanti da Italia, Regno Unito e Giappone, questo progetto (che ha già una struttura governativa solida e una joint venture industriale paritetica) sembra rappresentare una via più stabile per lo sviluppo del caccia di sesta generazione, con l’obiettivo dichiarato di portare il velivolo in servizio entro il 2035. corriere +3

Per quanto riguarda una possibile adesione della Germania a questo schema triangolare, il quadro resta tuttavia molto complesso. Non si tratta, va specificato, di una semplice formalità burocratica.

Come sottolineato da Elio Calcagno (responsabile di ricerca per il programma Difesa, sicurezza e spazio dell’Istituto Affari Internazionali), una simile evenienza è "molto difficile" sul piano pratico – a causa degli equilibri già consolidati tra i tre soci fondatori e delle diverse filosofie progettuali – ma non del tutto impossibile, perché in geopolitica "non si può mai dire mai". corriere +3

L’Italia, dal canto suo, monitora la situazione con attenzione, forte del ruolo centrale giocato da Leonardo nel Gcap e della consapevolezza che l’eventuale ingresso di Berlino, sebbene complicato da gestire, porterebbe risorse e volume industriale non indifferenti. ilsole24ore +3

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