La DDA scoperchia il sistema delle cosche: "Io sono quello delle minacce". Appalti, pizzo e società schermate

La DDA scoperchia il sistema delle cosche:Io sono quello delle minacce". Appalti, pizzo e società schermate
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Una rete criminale capace di infiltrarsi negli appalti, imporre il pizzo agli imprenditori, utilizzare prestanome per la gestione di società e associazioni sportive e mantenere un saldo controllo del territorio. È il quadro che emerge dall'operazione "Epicentro" coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che ha portato all'emissione di un'ordinanza cautelare di oltre mille pagine nei confronti di numerosi indagati ritenuti appartenenti o contigui alle articolazioni della 'ndrangheta operanti nel mandamento di Reggio Centro.

Il "regalo di laurea" e il no dei capi locali

"Si laurea e gli voglio fare un regalo a mio figlio". Il regalo, però, non sarebbe stato un viaggio, un'automobile o un oggetto prezioso. Secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza dell'inchiesta "Epicentro 2", Francesco Stillittano avrebbe chiesto per il figlio Domenico il conferimento del "Vangelo", una delle più elevate doti della gerarchia della 'ndrangheta.

Un episodio che la Dda di Reggio Calabria considera indicativo del ritorno ai rituali di affiliazione e alle procedure attraverso le quali vengono riconosciuti gradi e posizioni all'interno dell'organizzazione.

La richiesta sarebbe stata rivolta a Nicola Gattuso, indicato dall'accusa come esponente di vertice del locale di Oliveto, affinché sponsorizzasse la promozione del giovane Stillittano. La conversazione riportata nel provvedimento restituisce però una risposta tutt'altro che favorevole. Parlando con Fortunato Marino, ritenuto capo del locale di Aretina, Gattuso riferisce delle pressioni ricevute: "Per Domenico ora questo insiste". Immediata la replica attribuita a Marino: "Non gli diamo niente a Domenico!".

I due interlocutori ritenevano quel riconoscimento eccessivo. "Ma gliel'hai fatto, Ciccio, uno", osserva Gattuso. Ancora più esplicito Marino: "Gli devi dire che gliene ha fatti tre!", aggiungendo subito dopo: "Tre, quattro". Il riferimento ai "regali", secondo la lettura della polizia giudiziaria, sarebbe in realtà alle doti di 'ndrangheta già attribuite al giovane. Domenico Stillittano, poco più che ventenne, avrebbe infatti già posseduto la "Santa", primo grado della cosiddetta "società maggiore".

Il "Vangelo" avrebbe rappresentato il passaggio immediatamente successivo.

È lo stesso Gattuso a manifestare il proprio disappunto: "Ma non dire che gli possiamo dare il "Vangelo" a tuo figlio!". Il confronto viene fatto con Aldo Erbi, per il quale i due discutono della medesima dote, sottolineando però come quest'ultimo avesse circa cinquant'anni e detenesse la "Santa" da dieci, quindici o forse vent'anni. Al contrario, il figlio di Stillittano, osserva Gattuso, "in meno di un anno non sa nemmeno quello che è".

Il ritorno alle antiche ritualità

La questione ritorna l'11 marzo 2024. Francesco Stillittano, stando all'ordinanza, avrebbe voluto partecipare a un incontro fuori Reggio Calabria per continuare a perorare la promozione del figlio. Anche in quella circostanza Marino e Gattuso mostrano la loro contrarietà. "Ma la finisce?", chiede il primo. "Mi rompe i coglioni", risponde il secondo, riferendosi alle insistenze ricevute. Per Marino, concedere una dote così elevata avrebbe esposto gli interlocutori al discredito degli altri esponenti dell'organizzazione: "Ci deve far passare per ridicoli a noi".

Nelle conversazioni emerge anche un'altra valutazione. Proprio la laurea e l'assenza di precedenti avrebbero reso Domenico Stillittano, nella lettura investigativa, un possibile "volto pulito", da non esporre eccessivamente. "Tuo figlio ha una laurea e si deve stare zitto", avrebbe detto Gattuso al padre. Una dote più alta avrebbe potuto indurre il giovane a mettersi in mostra, attirando l'attenzione degli investigatori: "Subito si mette in mostra, passa qualche brutto quarto d'ora. Tu lo vuoi mettere in primo piano".

L'ordinanza ricorda che la "dote" indica il grado occupato da ciascun affiliato nella gerarchia della 'ndrangheta e deve essere distinta dalla "carica", cioè dalla funzione esercitata nella struttura. Tra i gradi indicati figurano, in ordine crescente, giovane d'onore, picciotto, camorrista, sgarrista, santista, Vangelo, trequartino, quartino e padrino. Il Vangelo, in particolare, è un grado superiore ai santisti e inferiore ai quartini.

L'asse tra Reggio e il Vibonese

Delinea anche gli storici rapporti tra il clan De Stefano di Archi, le sue appendici familiari e la 'ndrangheta vibonese, l'operazione antimafia "Matrix" scattata ad opera della Dda di Reggio Calabria. Tra gli arrestati, emerge soprattutto la figura di Gaetano Chirico, 52 anni, di Reggio Calabria, nipote di Paolo De Stefano, il boss dei boss di Reggio Calabria ucciso ad Archi il 13 ottobre 1985 dal cartello rivale dei Condello e degli Imerti.

Gli inquirenti individuano Gaetano Chirico quale "promotore, dirigente ed organizzatore dell'articolazione della 'ndrangheta geneticamente riferibile al territorio di Archi, ma con penetrante influenza ed egemonia criminale sull'intero territorio reggino".

Le intercettazioni svelano i rapporti di confidenzialità intrattenuti da Gaetano Chirico con i fratelli Diego e Pantaleone Mancuso, riferendo come "fosse solito passare con loro anche momenti di convivialità". In particolare, negli anni '90 il boss Diego Mancuso avrebbe messo a disposizione del nipote di Paolo De Stefano un'abitazione di sua proprietà ubicata a Tropea per trascorrere le vacanze estive. In altra occasione, Diego Mancuso avrebbe regalato a Gaetano Chirico un camper del valore di 60mila euro acquistato con i proventi dell'attività usuraria.

Il potere e le minacce: "Io sono quello delle minacce"

Tra gli arrestati dell'operazione Matrix c'è anche l'architetto Fortunato Marino, 63 anni, di Reggio Calabria, in carcere per il reato di associazione mafiosa in quanto indicato quale "capo locale, promotore, dirigente ed organizzatore dell'articolazione di Aretina e luoghi limitrofi". Attivo nel campo delle costruzioni, gli inquirenti sottolineano alcuni rapporti sinergici registrati tra Marino ed il geometra Salvatore Prostamo, di Briatico, condannato in via definitiva lo scorso anno a 4 anni e 9 mesi nell'operazione "Costa Pulita" contro il clan Accorinti.

Nell'ambito della collaborazione per la riqualificazione del patrimonio edilizio (c.d. bonus edilizio), l'attività di indagine della Dda di Reggio Calabria avrebbe portato a registrare una certa tensione tra Prostamo ed alcuni soggetti vicini a Fortunato Marino. In quel contesto, a ribadire come anche chi veniva da fuori avrebbe dovuto rispettare le regole di 'ndrangheta ordinarie, Fortunato Marino rassicurava il suo interlocutore dicendogli di non dare peso alle parole di Salvatore Prostamo in quanto "qua siamo a Reggio e comandiamo noi"! le problematiche tra Salvatore Prostamo e Fortunato Marino sarebbero sorte per via della spartizione dei compensi relativi alle pratiche edilizie espletate sul territorio di Reggio Calabria. Un geometra legato a Fortunato Marino si sarebbe lamentato del comportamento scorretto ed arrogante tenuto da Salvatore Prostamo per aver manifestato l'intenzione di interrompere drasticamente la loro collaborazione lavorativa a cagione di alcune problematiche economiche.

A quel punto, Fortunato Marino avrebbe invitato il geometra di sua fiducia a non dare peso alle parole di Prostamo, pena un suo intervento diretto per dirimere ogni contrasto.

"Che stia con due piedi in una scarpa quando ha a che fare con noi, perchè non siamo ragazzi che ci può trattare in questa maniera". Fortunato Marino, da un lato, tranquillizza il suo interlocutore dicendogli che "non è successo niente", d'altra parte, fortemente indispettito, pone in risalto il proprio carisma criminale, precisando di sapere che pochi giorni prima Salvatore Prostamo era stato condannato, dimostrando così di conoscere perfettamente il contesto criminale vibonese in cui risulta inserito.

Pur sapendo dell'appartenenza di Prostamo alla 'ndrangheta vibonese, Fortunato Marino non mostra alcun timore di andare allo scontro, paventando finanche eventuali azioni ritorsive.

"Io sono quello delle minacce" - queste le parole attribuite a Marino, che rivelano senza mezzi termini la consapevolezza del proprio ruolo e la volontà di imporre la propria volontà con la forza intimidatrice che deriva dall'appartenenza mafiosa.

Salvatore Prostamo, Antonino Accorinti, Diego Mancuso, Pantaleone e Giuseppe Mancuso non figurano tra gli indagati dell'operazione Matrix.

La "casa madre" di Archi e la governance della consorteria

Uno dei passaggi più significativi dell'ordinanza di "Epicentro 2" riguarda il ruolo attribuito alla fazione di Archi, indicata dagli investigatori come la "casa madre" dell'organizzazione, centro decisionale dal quale sarebbero state coordinate le strategie comuni e regolati gli equilibri tra le diverse articolazioni della 'ndrangheta cittadina. L'ordinanza individua in Giorgio Benestare, detto Franco, una figura apicale riconducibile alla cosca Tegano.

Secondo la ricostruzione accusatoria avrebbe rappresentato il punto di raccordo tra le diverse famiglie mafiose, curando le relazioni interne, coordinando la riscossione delle estorsioni e vigilando sul rispetto degli storici accordi di spartizione degli interessi criminali.

Analoga centralità viene attribuita a Giuseppe De Stefano, detto Peppone, ritenuto promotore e referente operativo del clan sul territorio. Gli investigatori gli contestano il compito di rappresentare gli interessi dei congiunti detenuti, dirimere controversie, autorizzare l'avvio di nuove attività economiche e assicurare il sostegno finanziario agli affiliati ristretti in carcere.

Ruoli direttivi vengono inoltre contestati a Mariano Tegano e Stefano Polimeni, ai quali la Dda attribuisce la gestione delle comunicazioni tra le cosche - le cosiddette "ambasciate" - e il coordinamento delle attività delle rispettive articolazioni mafiose.

Il racket che soffocava imprese, associazioni e commercianti

L'ordinanza fotografa una pressione estorsiva esercitata non soltanto nei confronti delle grandi imprese, ma anche di realtà associative, piccoli commercianti e persino istituzioni religiose. Tra gli episodi contestati figura il tentativo di estorsione ai danni della cooperativa impegnata nei lavori di riqualificazione del sagrato del Monastero della Visitazione di Santa Maria.

Giuseppe D'Agostino, ritenuto dagli investigatori vicino alla cosca di Ortì collegata ai Tegano, e il figlio Demetrio sono accusati di avere tentato di imporre il pagamento di una tangente attraverso sopralluoghi, fotografie al cantiere e intimidazioni rivolte agli operai affinché la ditta "parlasse con chi di dovere".

Sempre a Ortì, Demetrio D'Agostino avrebbe inoltre imposto la propria supremazia all'interno della Bocciofila Ortì, pretendendo di non corrispondere né la quota associativa né le consumazioni e rivendicando la protezione garantita dalla cosca alla struttura per quasi tre decenni, nel tentativo di riaffermare pubblicamente il proprio potere sul territorio.

"Noi l'esempio lo dobbiamo dare come il Carabiniere!" - un'affermazione che ribalta i ruoli, e che restituisce meglio di ogni definizione giuridica l'ambizione della cosca: non solo controllare il territorio, ma sostituirsi, nella percezione della gente, allo Stato.

Emblematico, infine, anche l'episodio contestato a Rocco Buda e Giuseppe Iannò, accusati di avere esercitato pressioni e minacce nei confronti del titolare della macelleria "La Scottona" di Villa San Giovanni. Secondo la Procura, gli indagati avrebbero preteso la prosecuzione della fornitura gratuita di ingenti quantitativi di carne, ricorrendo a intimidazioni, pedinamenti e danneggiamenti quando il commerciante aveva tentato di interrompere quel rapporto imposto dalla forza di intimidazione mafiosa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.