La gabella sul ponte e il duello Usa-Canada: Trump cancella il Lago Ontario

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La scena forse più famosa del film “Non ci resta che piangere” è quella con Massimo Troisi e Roberto Benigni che vanno avanti e indietro alla dogana di una città medievale, e a ogni passaggio il doganiere chiede il pedaggio, «Dove andate? Un fiorino», fino all’esasperazione dei due malcapitati.

Nel mondo moderno, si potrebbe pensare, queste cose non esistono più; eppure, per passare da Windsor, in Canada, a Detroit, nel Michigan, l’unica strada percorribile è l’Ambassador Bridge, un ponte sospeso che collega le due sponde del fiume Detroit, e che da settimane è al centro di una disputa che mescola pedaggi, dazi e una tensione diplomatica crescente tra Ottawa e Washington.

Il ponte, cruciale per il commercio automobilistico nordamericano, è diventato il simbolo fisico di un confine che il presidente statunitense Donald Trump sembra voler ridisegnare con un semplice tratto di pennarello, come dimostra l'ultima, roboante trovata mediatica messa in scena nello Studio Ovale.

Il pennarello di Trump e la mappa dei nuovi confini

Con una cartina geografica tra le mani, Donald Trump ha tirato una riga sul nome del Lago Ontario, sostituendolo con la scritta "Lake America" vergata con un pennarello nero, in un video poi diffuso sui suoi canali social. «Bastano una buona penna e un po' di intelligenza. Lake Ontario non c'è più», ha dichiarato il presidente, aggiungendo con soddisfazione: «Ora abbiamo un lago e un golfo», facendo così il paio con il Golfo del Messico, che la sua amministrazione ha già ribattezzato "Golfo d'America" per l'uso ufficiale federale.

Il lago Ontario, condiviso naturalmente tra Stati Uniti e Canada, è uno dei cinque Grandi Laghi del continente, e la proposta di rinominarlo, al di là della provocazione, arriva in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra i due Paesi, segnati dalla guerra commerciale e da una serie di dazi reciproci che stanno mettendo a dura prova il vicinato storico.

La cancellazione del nome canadese, sebbene per ora solo una dichiarazione simbolica, è stata letta dagli osservatori come un ulteriore atto di quella retorica nazionalista che Trump sta utilizzando per ridefinire le relazioni dell’America con i suoi partner tradizionali.

Il premier canadese Carney cerca alleati in Europa

Mentre Trump gioca con i nomi sulla cartina, il primo ministro canadese Mark Carney ha scelto una strada diplomatica ben diversa, guardando oltreoceano per cercare sostegno contro le politiche protezionistiche di Washington. Carney terrà un intervento davanti al Parlamento europeo il 17 settembre, e il giorno prima assisterà al discorso sullo stato dell'Unione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che definisce le priorità politiche e le linee guida dell'Ue.

La visita del premier canadese a Bruxelles è un segnale chiaro del tentativo di Ottawa di rafforzare i legami economici e politici con l'Europa, mentre il solco con gli Stati Uniti si approfondisce a causa dei dazi imposti da Trump, che hanno colpito duramente settori chiave come l'acciaio, l'alluminio e l'industria automobilistica canadese.

Il fatto che Carney abbia scelto proprio la tribuna del Parlamento europeo per la sua prima grande uscita internazionale dopo le ultime tensioni suggerisce che il Canada non intenda restare passivo di fronte alle pressioni di Washington, ma cerchi anzi di costruire un fronte alternativo per difendere la propria sovranità commerciale e territoriale.

La coincidenza tra il gesto plateale di Trump sul lago Ontario e la visita di Carney in Europa non è certo casuale, e disegna lo scenario di un continente nordamericano sempre più frammentato, dove i simboli geografici diventano armi politiche e i vecchi alleati si guardano con sospetto. La guerra dei dazi, di fatto, ha già trasformato l'Ambassador Bridge in un luogo di lunghe code e costi aggiuntivi per le merci, e il gesto di rinominare un lago condiviso aggiunge solo benzina sul fuoco di una disputa che rischia di avere ripercussioni ben più concrete di una semplice battaglia cartografica.

Le istituzioni europee, dal canto loro, sembrano pronte ad accogliere il premier canadese a braccia aperte, in una sorta di asse Ottawa-Bruxelles che potrebbe ridefinire gli equilibri commerciali globali, mentre Trump continua a rimarcare la sua visione dell'America come un'entità autosufficiente, pronta a ridisegnare confini e a imporre la propria legge, anche con un pennarello, sulla geografia del mondo.

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