The boys 5, l’ultima stagione tra virus letale e campi di detenzione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’8 aprile, con il doppio colpo d’apertura delle prime due puntate, Amazon Prime Video ha restituito agli abbonati il caos controllato di The Boys, giunto alla sua quinta e conclusiva stagione. A quasi due anni dalla fine del quarto capitolo, e dopo gli eventi dello spin-off Gen V 2, la serie creata da Eric Kripke si prepara a chiudere i conti in modo definitivo. Non ci sono più vie di fuga, per i personaggi o per il racconto: ci troviamo di fronte a una narrazione che, dopo aver accumulato tensione per anni, decide finalmente di lasciare che le conseguenze esplodano senza rete di protezione.
Il regime di Patriota e la resistenza di Starlight
Il mondo in cui ci riimmergiamo è completamente stravolto rispetto agli esordi. Gli Stati Uniti sono nelle mani di Patriota, il supere più potente e psicologicamente instabile che, sfruttando il caos politico seguito all’omicidio di Victoria Neuman, ha instaurato una vera e propria dittatura sorretta dalla legge marziale. Buona parte dei “Boys” – da Hughie a Mother’s Milk, passando per Frenchie – è stata arrestata e rinchiusa in quelli che il regime definisce “Campi della Libertà”, una sorta di internamento per dissidenti che rivela la deriva autoritaria ormai compiuta. Kimiko, dal canto suo, risulta dispersa, mentre Starlight – scampata alla retata – tenta di organizzare una Resistenza sparpagliata, cercando di dare un senso a una guerra che sembrava persa in partenza.
Butcher e l’arma definitiva
Proprio quando lo scenario appare senza speranza, fa il suo ritorno Billy Butcher, il volto più spietato e determinato della ribellione. L’uomo, che nella scorsa stagione aveva lasciato il gruppo dopo aver sviluppato poteri letali da un tumore indotto dal Composto V, riemerge con un piano tanto radicale quanto genocida: possiede una fiala contenente un virus capace di spazzare via ogni essere dotato di superpoteri dalla faccia della terra. Questa minaccia, che ovviamente destabilizza persino i suoi compagni, rappresenta il vero motore narrativo della stagione. Butcher non è più il cane rabbioso che agisce per vendetta, ma un uomo che ha scelto la soluzione estrema, quella che non ammette mezze misure, creando una frattura morale all’interno dello stesso gruppo di resistenza.
Guest star e collegamenti con l’universo espanso
La quinta stagione si distingue anche per la presenza di volti noti ai fan del genere, grazie a un cast di guest star che arricchisce la trama senza appesantirla. Tra i camei più chiacchierati spiccano quelli di Seth Rogen, produttore esecutivo della serie, e di due interpreti molto cari al pubblico di *Supernatural*: Jared Padalecki e Misha Collins. La loro presenza, unita a quella di Jensen Ackles (già Soldatino nella terza stagione), regala un momento di nostalgia ai fan del lungo teen drama, sebbene i loro ruoli specifici in questo contesto distopico siano stati tenuti volutamente nascosti per non rovinare la sorpresa. Va inoltre ricordato il ponte narrativo gettato da *Gen V*: i giovani superdi Godolkin University, reduci dal conflitto della seconda stagione dello spin-off, vengono coinvolti da Starlight e A-Train nella lotta, portando con sé poteri che potrebbero rivelarsi decisivi per ribaltare le sorti del conflitto.
Una satira che non cerca scuse
In un contesto dove la realtà politica americana vede Donald Trump alla Casa Bianca da oltre un anno, lo showrunner Eric Kripke ha tenuto a precisare che la sceneggiatura di questo ultimo capitolo è stata scritta prima delle ultime elezioni presidenziali. Kripke ha definito “inquietante coincidenza” il fatto che molte delle pieghe distopiche immaginate per la serie – come i campi di detenzione o la retorica del leader autoritario – abbiano trovato inquietanti parallelismi nella cronaca politica reale. *The Boys* non è mai stata una serie comoda, ma in questa stagione finale sembra abbandonare ogni velleità allegorica per trasformarsi in uno specchio deformante ma lucidissimo del presente. La violenza esplicita, le dinamiche di potere tossiche e la corruzione dei simboli (come la fede o la giustizia) vengono utilizzati non come semplice intrattenimento, ma come strumenti per demolire l’idea stessa di eroe. I primi episodi, recensiti dalla critica come più compatti e diretti rispetto al passato, suggeriscono che la serie non abbia alcuna intenzione di risparmiare nessuno, spingendo i personaggi – e lo spettatore – verso un baratro dal quale non si torna indietro.




