Proroga del secondo acconto IRPEF, commercialisti in difficoltà

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La recente decisione del governo di prorogare al 16 gennaio 2025 il versamento della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi, comunicata a ridosso della scadenza originaria, ha suscitato non poche polemiche tra i commercialisti. Questi ultimi, infatti, avevano già completato la determinazione degli acconti in scadenza e informato i propri clienti, i quali, a loro volta, avevano pianificato i flussi finanziari in base alle scadenze precedentemente comunicate. La proroga, dunque, non solo rimette in discussione il lavoro già svolto dai professionisti, ma mina anche il rapporto di fiducia tra fisco e contribuenti.

Inoltre, la possibilità di posticipare al 16 gennaio 2025 e dilazionare in cinque rate anche la maggiorazione dell’acconto da concordato preventivo biennale (Cpb) riguarda inevitabilmente anche i maggiori acconti dovuti per effetto dell’adesione al Cpb. Tale misura, infatti, si applica ai soggetti che hanno sottoscritto l’accordo fiscale nei termini ordinari del 31 ottobre scorso o in quelli “lunghi” del 12 dicembre 2024.

La proroga del versamento del secondo acconto delle imposte, inizialmente previsto per il 2 dicembre 2024, è stata concessa alle persone fisiche con partita IVA e ricavi o compensi entro i 170mila euro. Questa decisione, che segue quanto già avvenuto lo scorso anno, permette agli autonomi con un volume d’affari entro i 170mila euro di iniziare a pagare le imposte da gennaio, con la possibilità di rateizzare gli acconti IRPEF, IRES o IRAP in cinque soluzioni, con l'ultima rata in scadenza a maggio.

Il pressing della Lega, che ha presentato tre emendamenti – due al decreto fiscale e uno alla manovra – per replicare la misura introdotta in via sperimentale l'anno scorso, ha infine avuto successo.

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