Trump e il diluvio social tra intelligenza artificiale e autoproclamata genialità
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Redazione Esteri
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Sabato scorso, nell’arco di appena nove ore, il presidente degli Stati Uniti ha trasformato il suo profilo su Truth Social in una sorta di vulcano narrativo in continua eruzione: quarantotto post pubblicati in rapida successione, una media di due contenuti all’ora che, a ben vedere, non rappresentano nemmeno un record personale, visto che in passato l’inquilino della Casa Bianca era riuscito a toccare quota duecento tweet nell’arco di una singola giornata.
repubblica
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Ciò che colpisce, in questa ennesima maratona social, non è tanto la quantità – per quanto abnorme – quanto piuttosto la natura caleidoscopica del materiale condiviso, un flusso ininterrotto di immagini generate dall’intelligenza artificiale, dichiarazioni autocelebrative e attacchi politici sferzati senza alcuna apparente mediazione. corriere +3
E vale la pena ricordare, in proposito, che Trump non è soltanto il principale fruitore di questa piattaforma, ma ne è anche il proprietario, un dettaglio non secondario che trasforma ogni suo post in un movimento capace di influenzare il valore di mercato del social network stesso. corriere +3
L’ossessione per il Monte Rushmore e la sfida a Elvis Presley
Tra le immagini che hanno alimentato il dibattito nelle ultime ore, spicca quella – realizzata ovviamente con software di deep learning – in cui il volto di Trump viene scolpito idealmente accanto a quelli di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln sul celebre Monte Rushmore. askanews +3
Un’idea, questa dell’ampliamento del monumento suddakotano, che il presidente aveva già ventilato durante il suo primo mandato, salvo poi riproporla con rinnovata insistenza nelle settimane scorse, quasi a voler suggerire che il proprio posto nella storia dei "giganti" americani sia ormai un dato acquisito e non più negoziabile. corriere +3
Non meno significativa, sul piano della comunicazione politica, la fanfaronesca auto-attribuzione di una popolarità superiore a quella di Elvis Presley: in un post che ha suscitato più di un sorriso tra gli osservatori, Trump ha infatti sostenuto di attirare folle persino più numerose di quelle del re del rock and roll, aggiungendo, con quella che ormai è una cifra stilistica consolidata, di riuscirci persino senza bisogno di suonare una chitarra. corriere +3
Il test cognitivo e la rivendicazione di una «intelligenza estrema»
Nel vortice dei messaggi pubblicati nelle scorse ore, una particolare enfasi è stata riservata ai risultati dei propri esami medici: Trump ha infatti reso noto di aver superato nuovamente – sarebbe la quarta volta consecutiva – il Montreal Cognitive Assessment, ottenendo un punteggio perfetto di 30 su 30, un risultato che lui stesso ha bollato come indice di «intelligenza estrema». primaonline +3
Occorre tuttavia precisare, per dovere di cronaca e per offrire al lettore un quadro quanto più fededegno possibile, che il MoCA non costituisce un test del quoziente intellettivo, essendo piuttosto uno strumento clinico impiegato per rilevare eventuali deficit cognitivi lievi o segni premonitori di demenza: la soglia del 26 su 30, va detto, è considerata nella pratica clinica come indicatore di normalità, sicché il punteggio perfetto, per quanto encomiabile, non attesta alcuna forma di genialità superiore, come invece il diretto interessato ha più volte sostenuto. corriere +3
La precisazione, in questo caso, non è meramente tecnica, perché tocca il cuore della strategia comunicativa del presidente americano, il quale ha contestualmente chiesto che tutti i candidati alla Casa Bianca siano sottoposti a test cognitivi "ad alta difficoltà", rivendicando implicitamente una superiorità intellettuale che i suoi detrattori, comprensibilmente, faticano a riconoscergli. askanews +3
L’uso sistematico dell’intelligenza artificiale come «slopaganda» politica
Gli esperti del settore hanno ormai coniato un neologismo – "slopaganda", fusione tra i termini inglesi "slop" (roba scadente) e "propaganda" – per descrivere il fenomeno della proliferazione di contenuti generati artificialmente e privi di qualsiasi ancoraggio alla realtà fattuale, un termine che calza a pennello per descrivere l’attuale deriva del feed di Truth Social. repubblica +3
Secondo le stime della stampa internazionale, il numero di immagini realizzate con l’intelligenza artificiale condivise dal presidente sarebbe aumentato di sette volte nel solo mese di maggio, passando da appena otto nell’aprile scorso ad almeno cinquantasette nei primi ventuno giorni del mese successivo. primaonline +3
L’analisi di questi dati rivela un fenomeno di portata non trascurabile: non si tratta, come qualcuno potrebbe affrettarsi a liquidare, di semplici goliardate digitali prive di conseguenze, bensì di una vera e propria strategia comunicativa che aggira i tradizionali filtri dell’informazione, bypassa i media mainstream e parla direttamente a una base elettorale sempre più frammentata e dipendente dalla dieta visiva dei social network. primaonline +3
Lo stesso presidente – è opportuno evidenziarlo – ha talvolta condiviso immagini che lo ritraggono in sembianze di guerriero, di pontefice o persino di figura cristologica, salvo poi difendersi dalle critiche spiegando che intendeva raffigurarsi come un «medico che guarisce le persone». askanews +3
L’agenda estiva tra guerre culturali e disimpegno dai dossier internazionali
Mentre il dibattito pubblico si concentra su questa valanga di contenuti iperbolici, l’agenda politica tradizionale sembra scivolare in secondo piano: l’accordo con l’Iran, per citare soltanto il dossier più scottante del momento, può attendere, almeno a giudicare dalla priorità che gli viene riservata nei flussi comunicativi della Casa Bianca. corriere +3
I post relativi alla crisi mediorientale – alcuni dei quali caratterizzati da un linguaggio volutamente aggressivo e da bestemmie pubbliche – sono stati ben presto soppiantati da immagini del presidente a cavallo accanto a George Washington, da collage in cui indossa la maglia dei New York Knicks schiacciando su un governatore avversario o da foto manipolate che mostrano una gigantesca sagoma trumpiana librarsi sulla Groenlandia. primaonline +3
Non si tratta, viene da chiedersi, di una mera perdita di tempo o di un vezzo narcisistico: l’allagamento del dibattito pubblico con contenuti grotteschi o surreali produce infatti l’effetto collaterale – voluto o meno che sia – di desertificare lo spazio destinato alle notizie realmente scomode, quelle relative all’andamento della guerra, alle cifre dell’inflazione o alle tensioni sociali interne. primaonline +3
In questo senso, la maratona social di Trump assomiglia sempre più a una macchina da guerra cognitiva, un dispositivo che non mira a convincere l’interlocutore con argomenti razionali, ma a stordirlo, a disorientarlo e a trascinarlo in un turbine di stimoli visivi dal quale è sempre più difficile uscire con una percezione chiara di ciò che è vero e di ciò che non lo è. corriere +3




