Pengwin accusa Kean: “Minacce e allusioni discriminatorie. La Fiorentina doveva intervenire”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Non si placa la polemica tra Kristian Pengwin, il noto tipster con oltre un milione di follower su Instagram, e l’attaccante della Fiorentina Moise Kean. Anzi, a distanza di giorni dal faccia a faccia andato in onda nel corso di un servizio de “Le Iene”, l’influencer ha deciso di formalizzare la propria versione dei fatti in una lunga nota stampa, alzando il tiro sia nei confronti del calciatore sia, e forse con ancor più durezza, verso la società viola. L’accusa è chiara: Kean avrebbe oltrepassato il limite del semplice diverbio sportivo, scivolando in “minacce” personali e in “allusioni discriminatorie” legate alle sue origini.

Pengwin, che era stato tra i critici più severi della prestazione dell’Italia nella disastrosa gara di ritorno dei playoff contro la Bosnia, ha ricostruito la genesi dello scontro partendo dal presupposto che non si sia trattato di una lita tra pari. “Quello che è avvenuto non è stato un diverbio, non è stato uno scontro tra due persone che si sono affrontate ad armi pari”, si legge nella nota riportata dai principali quotidiani sportivi. Il contenuto della conversazione – e del successivo incontro faccia a faccia – sembra dargli ragione. I toni, come documentato dalle immagini andate in onda, sono immediatamente degenerati con Kean che, visibilmente alterato, ha apostrofato il tipster con frasi come “Ti ammazzo di botte. Ti atterro. Ti anniento fra”. Di fronte al tentativo di Pengwin di chiarire (“Ma io sono venuto per chiarire. Non mi devi mettere le mani addosso”), la replica del centravanti azzurro è stata secca: “Non me ne frega un cazzo”.

L’affondo sulla presunta “non italianità” e il ruolo della società

Se le minacce verbali rappresentano un profilo già di per sé grave, Pengwin sottolinea come l’aspetto più profondo e doloroso dell’aggressione sia stato un altro. Durante l’acceso scambio – che ha richiesto l’intervento dell’inviato Stefano Corti per evitare conseguenze peggiori – Moise Kean ha infatti sollevato la questione delle origini dell’influencer. “Polacco sei”, avrebbe detto l’attaccante, in riferimento alla sua “presunta non italianità”. Un’espressione che il tipster non ha voluto liquidare come una semplice offesa. “Parole di questo tipo – ha aggiunto – evocano un contenuto ben più pesante, perché colpiscono la dignità della persona e richiamano un criterio di esclusione identitaria che non dovrebbe trovare alcuno spazio né nello sport né nel dibattito pubblico”.

La delusione maggiore, tuttavia, l’influencer la riversa non tanto su Kean, quanto sull’ambiente che lo circonda. Nel mirino finisce la Fiorentina, accusata di omissione di controllo. Secondo Pengwin, ci si sarebbe aspettati “una presa di distanza chiara, un richiamo serio, una stigmatizzazione inequivoca” da parte del club. Il fatto che il giocatore sia poi comparso in interviste girate nei campi di allenamento “in un ambiente completamente brandizzato e immediatamente riconducibile alla società” senza una contestuale condanna delle frasi pronunciate viene letto come una forma di tolleranza implicita. “Nulla di tutto questo è avvenuto con la forza e la nettezza che la situazione avrebbe imposto”, ha tuonato il tipster, che ha parlato di “messaggio devastante” trasmesso dal silenzio del club.

La genesi social e il peso della mancata qualificazione ai Mondiali

Tutto ha origine da un commento tecnico. In un contesto di forte tensione seguito all’eliminazione dalla competizione mondiale per mano della Bosnia – un evento che ha scatenato l’ira dei tifosi e aspre critiche nei confronti della squadra – Pengwin aveva pubblicato alcune analisi sulla prestazione di Kean, giudicandolo tra i responsabili della disfatta. L’attaccante, che in campo aveva fallito un’occasione gol cruciale, ha risposto sui social con messaggi privati carichi di rabbia, scrivendo inizialmente “Tu parli un po’ troppo” per poi esortare l’influencer a incontrarsi di persona per “chiarire”.

L’appuntamento a Firenze, organizzato proprio dalla trasmissione Mediaset, doveva servire a ricucire lo strappo. E invece, come mostrato nelle immagini, si è trasformato in una rissa sfiorata, con Kean che ha rincarato la dose definendo l’avversario “uno sfigato” e chiedendogli ripetutamente di allontanarsi. Nonostante le scuse a posteriori arrivate dal calciatore – il quale ha ammesso che “non è stata una scena bella” pur dichiarando di non ritirare quanto detto – Pengwin ha ritenuto doveroso chiudere pubblicamente la vicenda con una precisazione di carattere giudiziario e morale. “Non ho alcuna intenzione di alimentare ulteriormente questa storia, né di trasformarla in uno scontro permanente – ha concluso – Ho detto ciò che ritenevo doveroso dire e, per quanto mi riguarda, finisce qui”.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.