Ciclosporiasi negli Stati Uniti, l’epidemia di diarrea “esplosiva” che sta allarmando il Paese

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un’ondata di casi di ciclosporiasi, infezione intestinale causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis, sta attraversando gli Stati Uniti con un’intensità che ha messo in allarme le autorità sanitarie. Al 9 luglio 2026, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) avevano registrato 843 casi confermati di infezione contratta sul territorio nazionale in 31 stati, con 86 ricoveri e oltre 1.500 casi in attesa di analisi che potrebbero ulteriormente aumentare il bilancio complessivo.

La situazione, tuttavia, appare più grave se si considerano i dati diffusi dai singoli stati: il Michigan, epicentro del focolaio, ha riportato 2.640 casi e 44 ospedalizzazioni, mentre l’Ohio ha contato 434 casi con 28 ricoveri.

Cos’è la ciclosporiasi e come si trasmette

La ciclosporiasi è una malattia gastrointestinale provocata dal parassita Cyclospora cayetanensis, un organismo unicellulare invisibile a occhio nudo che si annida nell’intestino tenue. L’infezione si contrae quasi esclusivamente attraverso l’ingestione di cibo o acqua contaminati da tracce microscopiche di feci: l’insalata, le verdure crude e altri prodotti ortofrutticoli freschi sono i veicoli più comuni, poiché il parassita può contaminare le colture attraverso l’acqua di irrigazione o il contatto con il terreno.

Una peculiarità del Cyclospora, che rende complessa la trasmissione interumana, è la necessità di trascorrere da una a due settimane nell’ambiente esterno prima di diventare infettivo, un periodo di maturazione che lo rende un patogeno capace di sopravvivere nelle filiere alimentari.

I sintomi: perché la diarrea viene definita “esplosiva”

Il sintomo distintivo della ciclosporiasi è una diarrea acquosa che può manifestarsi in modo improvviso e, come descritto dai CDC, con scariche “frequenti e talvolta esplosive”. Il quadro clinico, che si presenta in genere circa una settimana dopo l’ingestione del parassita (con un intervallo che può variare da due giorni a due settimane), include anche forti crampi addominali, gonfiore, nausea, perdita di appetito e un affaticamento profondo, quasi invalidante.

Un aspetto insidioso dell’infezione, come sottolineato dall’infettivologo italiano Matteo Bassetti, è la sua capacità di persistere per settimane o addirittura mesi se non trattata, alternando fasi di miglioramento a improvvisi peggioramenti.

L’indagine sulla fonte del contagio e il ruolo delle verdure

L’indagine per risalire alla fonte del contagio è ancora in corso. Le ipotesi principali, supportate dalle indagini della Food and Drug Administration (FDA), puntano su alcune tipologie di verdure e ortaggi: i funzionari stanno tracciando la distribuzione di cipolle bianche e verdi, cetrioli e coriandolo, partendo da cluster di casi identificati in Illinois, New York, Pennsylvania e Texas.

Nel Michigan, dove il numero di infezioni è cresciuto in modo esponenziale, le autorità sanitarie locali hanno indicato lattuga e verdure da insalata come la pista più battuta, pur senza poter escludere completamente altri alimenti. La difficoltà nell’identificare il veicolo preciso del contagio risiede in parte nel lungo periodo di incubazione del parassita: i pazienti faticano a ricordare cosa hanno mangiato nelle due settimane precedenti la comparsa dei sintomi, rendendo le interviste alimentari poco precise.

La sorveglianza indebolita e l’allarme di Bassetti

A complicare il quadro, l’amministrazione Trump ha ridimensionato nel luglio 2025 il programma FoodNet, la rete di sorveglianza attiva per trent’anni che monitorava le malattie trasmesse da alimenti; il numero di patogeni sottoposti a controllo obbligatorio è sceso da otto a due, ed è stato eliminato anche il Cyclospora, nonostante la ciclosporiasi sia una malattia a notifica obbligatoria a livello nazionale.

Questa decisione, criticata da esperti di sicurezza alimentare, potrebbe aver compromesso la capacità di riconoscere tempestivamente l’inizio del focolaio e di coordinarne il tracciamento.

L’infettivologo Matteo Bassetti, intervenuto sulla vicenda, ha lanciato un monito anche per l’Italia, raccomandando di lavare con cura tutti i prodotti ortofrutticoli e di conservarli in frigorifero, e ha sottolineato un aspetto cruciale per la diagnosi: i comuni esami delle feci non prevedono la ricerca della Cyclospora, e i pazienti con sintomi persistenti devono richiedere espressamente il test, poiché l’infezione è facilmente curabile con un ciclo di antibiotici mirati come il sulfametoxazolo-trimetoprim.

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