San Severo festeggia i settant’anni di Andrea Pazienza tra mostre, teatro e un archivio digitale che rende immortale il suo “fratello geniale”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sarebbe facile, e forse anche riduttivo, ricordare Andrea Pazienza soltanto per quella sua capacità di intercettare il nervo scoperto di un’epoca – gli anni di piombo prima e l’edonismo cinico degli Ottanta poi – ma chi lo ha conosciuto davvero, come i suoi familiari, sa che quel genio era inscindibile da una certa urgenza vitale. È proprio da questa urgenza, e dal desiderio di sottrarlo alla “polvere dei musei” che tanto detestava, che nasce il programma di eventi organizzato dall’Amministrazione comunale di San Severo per i settant’anni dalla nascita dell’artista, avvenuta il 23 maggio 1956. L’iniziativa, che porta il titolo informale e affettuoso di “Buon compleanno Paz”, trasforma il centro storico, il MAT – Museo dell’Alto Tavoliere e il Teatro Comunale in un unico, grande palcoscenico diffuso, dove il tratto nervoso di “Paz” torna a camminare letteralmente tra la gente.
Un laboratorio a cielo aperto tra i vicoli di San Severo
L’approccio scelto dalla città pugliese, che lo rivendica come “sanseverese doc” nonostante la nascita nelle Marche (dovuta alla volontà della madre Giuliana di partorire nella sua città natale), è volutamente anti-celebrativo. Apre le danze sabato 23 maggio il MAT con l’incontro “Imparare”, un dibattito che vedrà protagonisti il sociologo Stefano Cristante e gli amici d’infanzia Enrico Fraccacreta e Luigi Damiani, i quali restituiscono il ritratto di un ragazzo iperattivo, capace di sovvertire la realtà con un tratto di matita prima ancora che con le parole. Non mancherà poi un omaggio più pop e corale, con lo spettacolo “Mi chiamo Andrea. Faccio Fumetti” in programma il 28 maggio al Teatro Comunale; si tratta di un monologo interpretato da Andrea Santonastaso che prova a raccontare quella miscela esplosiva di dolore e ironia, così ben sintetizzata dalla celebre battuta del suo personaggio Pompeo – “Qualche lacrima, per prendere un po’ di tempo?” – che già nell’85 racchiudeva il tema della caducità come motore narrativo.
L’eredità digitale: l’archivio del “fratello geniale”
Proprio in coincidenza con questo compleanno, del resto, la memoria di Andrea Pazienza si fa strutturale e tecnologica: è stato infatti messo online il nuovo sito ufficiale voluto dai fratelli Michele e Mariella, un progetto che aggiorna e amplia il precedente archivio digitale. L’iniziativa, che Michele Pazienza non ha esitato a definire come la realizzazione di un luogo destinato a custodire la memoria del suo “fratello geniale”, raccoglie materiali eterogenei che spaziano dai disegni dell’infanzia – come quel primissimo treno disegnato su un ponte all’età di tre anni e otto mesi – fino alle agende personali e agli storyboard inediti di “Zanardi”. L’archivio si presenta come un cantiere aperto e in continua evoluzione, quasi una fondazione virtuale, dove convivono le opere più celebri e le “Cose d’Apaz”, ovvero quegli scarti intimi e poetici che permettono di leggere l’artista al di là della sua produzione ufficiale.
La ribellione visiva come atto politico
Per comprendere la portata di questa ricorrenza, occorre però guardare a ciò che rappresenta ancora oggi il corpus lasciato da Pazienza, scomparso nel 1988. Come sottolineato durante le presentazioni degli eventi, la sua non era semplice illustrazione ma una vera e propria “rivoluzione visiva” in grado di anticipare sentimenti sociali complessi; basti pensare al cinismo del liceale Zanardi o alla disperazione lirica di Pompeo, figure che hanno smontato pezzo per pezzo l’ipocrisia piccolo-borghese. La rassegna “PAZ 70”, promossa da Puglia Culture, non si ferma d’altronde a San Severo ma si sposterà a Foggia, Bari e Lecce, declinando il verbo del sovvertimento in tutte le sue forme: dal disegno alla sceneggiatura, confermando che l’unico tempo verbale che si addice a questo marchigiano d’origine ma pugliese d’anima è il “presente infinito del capolavoro”.




