La tragedia di Apice, il movente economico e i dissidi tra i fratelli Licciardi
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Redazione Interno
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Sgomento e incredulità avvolgono il piccolo comune sannita di Apice, nel Beneventano, il giorno dopo l'immane tragedia che ha visto protagonisti i tre fratelli Licciardi. Gianni, Franco e Donato, titolari di una nota struttura ricettiva e ristorativa, sono stati trovati senza vita all'interno della loro proprietà, in un dramma familiare che ha sconvolto l'intera comunità, lasciando senza parole amici e conoscenti che da decenni li conoscevano come pilastri del tessuto sociale locale.
Il duplice omicidio e il suicidio: la ricostruzione della dinamica
Secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, la tragedia si sarebbe consumata in tarda mattinata di martedì 1° settembre 2026, all'interno dell'hotel-ristorante Licciardi, un'attività storica specializzata in banchetti e cerimonie, situata in via dell'Unità e fiorente da oltre quarant'anni.
Le immagini dei sistemi di videosorveglianza hanno permesso di delineare una dinamica precisa: Gianni, il fratello più anziano, avrebbe impugnato una pistola calibro 9, regolarmente detenuta, e avrebbe fatto fuoco contro i fratelli Franco e Donato, uccidendoli sul colpo per poi rivolgersi l'arma contro se stesso e togliersi la vita.
I corpi senza vita dei tre fratelli sono stati rinvenuti in punti diversi della struttura, due all'esterno del locale e il terzo all'interno di un locale attiguo o sotto un porticato, a testimonianza di una sequenza di eventi drammatica e concitata. Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri della compagnia di Benevento e il sostituto procuratore Carmine Pignatiello, che hanno coordinato i primi accertamenti e disposto il sequestro dell'area per i rilievi tecnici.
I corpi sono stati trasferiti all'obitorio dell'ospedale "San Pio" di Benevento, dove saranno sottoposti ad autopsia per stabilire con certezza le cause del decesso e la sequenza esatta dei colpi esplosi.
Il movente economico: il futuro del ristorante al centro dei dissidi
Le indagini condotte dai carabinieri, sotto il coordinamento della Procura di Benevento, si stanno concentrando sul possibile movente, che sembra essere individuato in una lunga serie di dissidi economici e gestionali tra i tre fratelli. Secondo le prime dichiarazioni raccolte tra familiari e dipendenti, alla base della lite che ha preceduto la sparatoria vi sarebbero profonde divergenze riguardanti la gestione e il futuro dell'attività di famiglia.
In particolare, Franco e Donato, rispettivamente di 61 e 56 anni, avrebbero manifestato l'intenzione di cedere il ristorante-albergo, mentre Gianni, di 65 anni, si sarebbe opposto con forza a questa soluzione, causando un clima di tensione che si è acuito nei giorni precedenti alla tragedia.
Già da tempo, i tre fratelli avevano diversificato le loro mansioni all'interno dell'azienda: mentre Gianni era rimasto più legato alla gestione diretta del ristorante, Franco e Donato si erano dedicati con successo all'organizzazione di eventi e alla promozione della struttura, come i famosi mercatini di Natale che allestivano al Castello dell'Ettore, senza però riuscire a trovare un punto di incontro su una visione comune del business.
La storia della famiglia Licciardi e il cordoglio della comunità
L'attività dei Licciardi era un vero e proprio patrimonio per Apice e per tutto il Sannio, essendo stata fondata nel 1979 da Crescenzo Licciardi, il padre dei tre fratelli, un ex carabiniere che, tornato nella sua terra d'origine dopo il servizio a Taranto, decise di investire nel settore della ristorazione.
La struttura, che avrebbe presto festeggiato i cinquant'anni di attività, era cresciuta nel tempo diventando un punto di riferimento imprescindibile per ricevimenti nuziali, battesimi e cerimonie, grazie alle sue ampie sale, al parco esterno e alla piscina che ne fanno uno dei luoghi più ambiti della zona. La notizia della morte dei tre fratelli ha suscitato un'ondata di dolore e sconcerto, non solo tra i loro parenti più stretti, ma anche tra gli abitanti del comune, che li conoscevano come persone laboriose e sempre disponibili.
Il sindaco di Apice, Angelo Pepe, ha commentato la tragedia con parole cariche di sgomento, definendola un dolore immane che ha colpito profondamente l'intero paese, sottolineando come i tre fratelli fossero amici di tutti e fossero sempre stati impegnati nel sociale, come dimostrava la loro partecipazione ai mercatini di Natale.
Le indagini e l'assenza di un messaggio
Gli investigatori stanno ora procedendo con l'audizione di tutti i possibili testimoni e con l'analisi approfondita dei tabulati telefonici e dei messaggi scambiati dai tre fratelli nelle ore precedenti al fatto, nel tentativo di chiarire l'esatta natura della lite che ha portato al tragico epilogo. Un elemento che lascia perplessi gli inquirenti è l'assenza di un biglietto o di un messaggio di addio da parte di Gianni, un gesto che avrebbe potuto gettare luce sul suo stato d'animo e sulle motivazioni profonde del gesto.
Le indagini proseguono per escludere eventuali altre concause, ma al momento la pista del dissesto economico-familiare rimane quella privilegiata, anche se per gli inquirenti non è ancora del tutto chiaro cosa abbia scatenato la furia omicida nel momento esatto in cui si è consumata la tragedia. La comunità di Apice, intanto, si stringe attorno ai familiari superstiti, in un momento di profondo lutto che lascia un vuoto incolmabile in un territorio che perde tre figure centrali del proprio tessuto imprenditoriale e sociale.
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