Mattia Furlani argento, l’Italia vola a cinque medaglie: chiusa a Torun l’edizione da record
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Redazione Sport
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Si è chiusa con un piazzamento che sa di storico, per l’atletica italiana, l’edizione 2026 dei Mondiali indoor ospitata dalla città polacca di Torun. Il bilancio, al termine delle tre giornate di gare, recita numeri mai toccati prima d’ora in questa manifestazione: tre ori, cinque medaglie totali e il terzo posto nel medagliere generale, una classifica che proietta l’Italia in una posizione di vertice assoluto, scavalcata solamente dalle superpotenze storiche come gli Stati Uniti. L’ultimo atto, quello domenicale, ha consegnato agli azzurri l’ennesima soddisfazione con Mattia Furlani, il ventunenne saltatore in lungo che ha aggiunto un argento alla propria personale bacheca, arricchendo ulteriormente il bottino di una spedizione che rimarrà a lungo nella memoria.
Furlani, già campione mondiale in carica dopo il Titolo conquistato l’anno scorso a Nanchino, ha dovuto cedere il gradino più alto del podio al portoghese Gerson Baldè. Lo scenario della finale è stato avvincente: l’azzurro, dopo un avvio attento, ha trovato la misura di 8,39 metri, un risultato che vale l’eguaglianza del suo primato personale e che per lunghi tratti della gara sembrava poter rappresentare la prestazione decisiva. Nella sua serie di salti, l’atleta delle Fiamme Oro ha mostrato una progressione costante, alternando prove valide a nulli, ma mantenendosi saldamente in zona medaglia. A cambiare il volto della classifica è stato però l’ultimo salto del lusitano Baldè, un 8,46 che ha rappresentato la miglior prestazione mondiale dell’anno e che ha definitivamente spostato l’oro oltre la portata dell’italiano, il quale ha comunque chiuso davanti al bulgaro Bozhidar Saraboyukov, terzo con 8,31.
Per il giovane saltatore romano, cresciuto sotto la guida della famiglia, si tratta del settimo podio internazionale consecutivo, un filotto impressionante che ne certifica la continuità e la capacità di gestire la pressione. Pur con qualche difficoltà iniziale, Furlani ha saputo replicare il suo massimo personale (quell’8,39 che già rappresentava il suo limite) dimostrando una solidità tecnica che, a soli 21 anni, lo candida come uno dei punti fermi del movimento. La sua prestazione, arrivata dopo una notte definita dallo stesso atleta come difficile dal punto di vista del riposo, acquista ancora più valore nel contesto di una competizione tanto serrata.
Questo argento, infatti, non è che la ciliegina sulla torta di una campagna mondiale che ha visto gli azzurri protagonisti assoluti. Prima di lui, nel corso dei tre giorni, erano arrivate le tre medaglie d’oro: quella di Andy Diaz nel salto triplo, capace di ripetere il successo di Nanchino con un dominio che ha messo in mostra la sua potenza atletica -6; il clamoroso titolo di Zaynab Dosso nei 60 metri piani, un trionfo che ha concluso un percorso di crescita tecnica e mentale iniziato dopo le ultime Olimpiadi -1; e l’oro di Nadia Battocletti nei 3000 metri, a dimostrazione di una duttilità che le permette di spaziare con successo dalle distanze del mezzofondo a quelle della corsa campestre. Nella stessa giornata di Furlani, è arrivato poi l’argento nell’altra finale del lungo, quella femminile, con Larissa Iapichino che ha conquistato una medaglia di “carattere”, come è stata definita, confermando la profondità di un settore in grande spolvero.
Il bilancio di Mei: vittorie in specialità difficili e l’appello per gli impianti
A tracciare il bilancio finale di questa spedizione storica è stato il presidente della FIDAL, Stefano Mei, il quale ha sottolineato come questi tre ori rappresentino un record assoluto in quarantuno edizioni tra indoor e outdoor. L’aspetto forse più significativo, nelle parole del presidente, riguarda la varietà dei successi: si è vinto in discipline storicamente considerate ostiche per l’Italia, dalla velocità pura di Dosso al salto triplo, fino al mezzofondo. Essere stati, seppur per una serata, in testa a un medagliere che coinvolge tutte le nazioni del mondo (l’atletica non è sport elitario) è un dato che, per Mei, evidenzia la profondità del lavoro svolto dalla federazione negli ultimi cicli olimpici.
Tuttavia, al termine di questa vetrina mondiale, il numero uno della federazione non ha mancato di lanciare un monito legato alle infrastrutture. Nonostante la pioggia di medaglie, la cronica mancanza di impianti indoor adeguati sul territorio italiano rimane un problema strutturale che rischia di frenare ulteriori sviluppi. “Faccio appello a tutte le amministrazioni”, ha dichiarato Mei, sottolineando come sia fondamentale dotare il Paese di strutture coperte per l’atletica, capaci di sostenere atleti e tecnici durante la lunga stagione invernale. Un appello che suona come una richiesta di investimento per un movimento che, come dimostrano i fatti di Torun, è attualmente tra i più vitali e competitivi al mondo, ma che rischia di vedere frenata la propria espansione proprio dalla mancanza di spazi all’altezza.
Una spedizione da record nei numeri e nel valore tecnico
Il terzo posto finale nel medagliere (dietro a Stati Uniti e con un’altra nazione da verificare in base ai risultati dell’ultima giornata) rappresenta di fatto il miglior piazzamento di sempre per l’Italia in questa rassegna iridata al chiuso. Un risultato che arriva a distanza di pochi mesi da un’altra spedizione memorabile, quella dei Mondiali di Tokyo 2025, e che dimostra una continuità di rendimento che pochi altri movimenti sportivi possono vantare. La spedizione polacca, con ben nove finalisti nell’ultima giornata, ha confermato che il ricambio generazionale (con atleti come Furlani e Iapichino) si sta accompagnando a una maturità di risultato degli atleti più esperti.
I numeri, del resto, parlano chiaro: mai erano stati conquistati tre titoli mondiali in una sola edizione degli indoor, un record che si aggiunge a quello delle cinque medaglie complessive. A impreziosire il quadro ci hanno pensato anche i quarti, quinti e settimi posti di altri azzurri come Federico Riva nei 1500, Leonardo Fabbri nel peso (nonostante le aspettative da miglior prestazione mondiale dell’anno) e Sveva Gerevini nel pentathlon. Prestazioni che, pur restando fuori dal podio, hanno contribuito a costruire il miglior piazzamento a squadre della storia azzurra, in una manifestazione dove la concorrenza è storicamente agguerrita.




