Le scarpe di Francesco, tra umiltà e omaggi senza fine
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Redazione Interno
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Nere, consumate ma lucide, con i segni dei passi compiuti in anni di cammino: quelle scarpe, che papa Francesco lucidava da solo, sono diventate un simbolo. In mezzo al rosso porpora, agli ori e agli sfarzi della liturgia vaticana, spiccavano per la loro semplicità, raccontando più di qualsiasi discorso l’essenza di un uomo che, anche seduto sul trono di Pietro, non ha mai smesso di essere Jorge Bergoglio. Un contrasto che non è sfuggito a chi, durante le cerimonie ufficiali, lo osservava mentre riceveva gli omaggi di potenti e fedeli, compresi quelli che, pur professandosi cristiani, hanno costruito carriere in netto contrasto con il suo messaggio.
Dopo la sua scomparsa, il pellegrinaggio alla basilica di Santa Maria Maggiore – dove le sue spoglie sono state tumulate – non accenna a fermarsi. Giovani, anziani, famiglie, romani e turisti si mescolano in una fila ininterrotta, che sotto il sole o la pioggia serpeggia attorno alla basilica. In un solo giorno si sono contati oltre 70mila accessi, numeri che ricordano quelli dei grandi giubilei. "Vederlo così è stato surreale", confessa una donna, mentre una suora aggiunge: "La sua semplicità è quel che colpisce, ancora adesso".
La basilica, scrigno di arte e storia, è diventata anche un set involontario per le lezioni televisive di Jacopo Veneziani, che ne ha svelato i dettagli architettonici a un pubblico improvvisamente più vasto. Ma ciò che attira la folla non sono gli affreschi o i mosaici: è la tomba di un papa che, per molti, è stato "un padre più che un pontefice". Le parole dei visitatori, raccolte senza enfasi, restituiscono un affetto genuino: "Pregheremo con lui e per lui", dice un’altra religiosa, mentre un uomo, con voce rotta, ammette: "Era di tutti, non solo dei cattolici".




