Hamas apre al congelamento delle armi, Netanyahu annuncia: "Presto la fase due"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nuove, significative aperture giungono dalla parte di Hamas, che attraverso un suo alto rappresentante si dichiara disposto a discutere sul "congelamento o lo stoccaggio" del proprio arsenale bellico, una mossa che, se concretizzata, segnerebbe un passo senza precedenti nelle trattative per una tregua duratura con Israele. La dichiarazione di Bassem Naim, rilasciata da Doha dove risiede gran parte della dirigenza del gruppo, arriva a poche ore dall’incontro di alto livello svoltosi a New York, ospitato dall’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e che ha visto confrontarsi una delegazione israeliana guidata dal capo del Mossad David Barnea e i rappresentanti del Qatar. Quello di ieri, del resto, è stato il più importante faccia a faccia tra le parti dopo la firma dell’accordo di ottobre che aveva posto fine alle operazioni militari su larga scala nella Striscia di Gaza, e sembra aver creato il terreno per sviluppi cruciali.

La road map e la posizione di Israele

Proprio mentre dalla parte di Hamas filtrava questa disponibilità, il premier israeliano Benyamin Netanyahu, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Gerusalemme, delineava con chiarezza i prossimi passi. "Siamo quasi alla fine della prima fase", ha affermato Netanyahu, aggiungendo che si prevede di "passare presto alla seconda", quella che, in base al testo dell’accordo, dovrebbe condurre al disarmo di Hamas e alla smilitarizzazione di Gaza, oltre all’insediamento di una nuova amministrazione per il governo del territorio. Netanyahu, il quale ha sottolineato come l'asse iraniano sia stato "duramente colpito", ha anche annunciato di voler discutere della situazione con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump entro la fine del mese, con l’obiettivo dichiarato di porre fine al ruolo di Hamas a Gaza.

Una proposta che cambia gli equilibri

La proposta avanzata dal funzionario di Hamas, sebbene non equivalga a una rinuncia definitiva alle armi, rappresenta comunque una possibile formula per sbloccare uno dei nodi più complessi dell’intera mediazione statunitense. Il congelamento o il deposito degli armamenti, sotto il controllo di una terza parte internazionale, potrebbe infatti costituire un compromesso accettabile per avviare la delicatissima fase due, quella che deve tradurre in realtà pratica gli impegni teorici. D’altronde, la stessa scelta di fare tale dichiarazione attraverso un’intervista a un’agenzia stampa internazionale mentre i negoziatori si incontravano a New York non sembra casuale, ma piuttosto un tentativo di influenzare positivamente il clima dei colloqui, mostrando una flessibilità che in passato è stata raramente concessa.

Il percorso verso la stabilizzazione

La strada verso la stabilizzazione di Gaza rimane, ciononostante, irta di ostacoli e di dettagli operativi che dovranno essere definiti con estrema precisione. La costruzione di un’amministrazione alternativa a Hamas, la gestione della sicurezza nella Striscia e il monitoraggio effettivo dello stato dell’arsenale del gruppo sono tutti elementi che richiederanno tempo e un forte coordinamento internazionale. Le parole di Netanyahu, che parla di "opportunità di pace", e quelle di Naim, che accenna a un possibile congelamento delle armi, indicano però che le parti, seppur con le inevitabili diffidenze, stanno seriamente cercando una via d’uscita da un conflitto che ha causato immense sofferenze. Il processo, ora, entra nel suo snodo più delicato e concretamente realizzativo.

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