Hamilton e la nuova Ferrari tra le incognite del mondiale che riparte da Melbourne

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è chi, come Lewis Hamilton, si presenta al via del mondiale di Formula 1 con la serenità di chi, dopo un anno di apprendistato in rosso, sente di aver finalmente messo del proprio dentro alla monoposto. Il sette volte campione del mondo, alla vigilia del Gran Premio d’Australia in programma domenica 8 marzo sul circuito di Albert Park, ha parlato di un approccio radicalmente diverso rispetto a dodici mesi fa, quando l’impatto con l’universo Ferrari fu inevitabilmente condizionato da una vettura, la SF-25, che lui si era trovato a guidare senza poter contribuire realmente alla sua genesi. Stavolta, invece, confessa di lavorare da quattordici mesi al progetto della SF-26, una macchina sulla quale ha potuto imprimere parte del suo Dna, trascorrendo innumerevoli ore al simulatore insieme agli ingegneri per affinare ogni dettaglio. È un Hamilton che appare rigenerato, quasi sorpreso lui stesso di ritrovarsi a quarantun anni con la stessa fame di vittorie, capace di scherzare con i giornalisti in conferenza stampa – “Sono qui da vent’anni, è tanto? E questa sala è sempre la stessa!” – ma al contempo determinato a lasciarsi alle spalle un 2025 deludente, concluso senza acuti se non nella Sprint cinese. La Rossa, dal canto suo, si presenta in Australia con ambizione e prudenza, memore dell’eccessivo ottimismo che ne accompagnò l’esordio lo scorso anno salvo poi infrangersi contro una realtà fatta di zero vittorie e cocenti delusioni. E se il monegasco Charles Leclerc, reduce da otto stagioni a Maranello, mette in guardia sulla forza delle Mercedes, al momento forse avanti rispetto a tutti, il britannico rilancia: l’obiettivo è vincere il Titolo, e questa Ferrari, sostiene, ha tutto per farlo.

La stagione che prende il via a Melbourne, però, non è semplicemente l’ennesima ripartenza. Il 2026 rappresenta una cesura epocale per la categoria, un azzeramento tecnico che non si vedeva da decenni e che getta più di un’ombra sulle gerarchie emerse nei test invernali. Le nuove power unit, con una componente elettrica che arriva a coprire il cinquanta per cento della potenza complessiva, e un’aerodinamica attiva studiata per ridurre la resistenza e gestire l’energia, impongono un ripensamento totale delle filosofie progettuali. Non c’è più il vecchio DRS, sostituito da una modalità sorpasso che concede una spinta extra di elettricità a chi si trova nel raggio di un secondo dal pilota che lo precede; le ali si aprono e si chiudono in rettilineo per tutti, non solo per chi attacca, e la gestione della carica della batteria diventerà un rompicapo quotidiano per i piloti, chiamati a bilanciare spinte e ricariche con una parsimonia mai vista prima. In questo scenario di rivoluzione totale, i valori visti nei test prestagionali in Bahrain valgono fino a un certo punto: tutti si sono nascosti, ammettono da Maranello, e il quadro è volutamente confuso. Quel che è certo è che il mondiale sarà lunghissimo e la capacità di sviluppo durante l’anno, più che la velocità pura mostrata a febbraio, decreterà il vero vincitore.

Il flop Aston Martin e le vibrazioni maledette della creatura di Newey

Se a Maranello si respirano aspettative, ancorché temperate dall’esperienza, nel box Aston Martin l’umore è diametralmente opposto. Quella che doveva essere la stagione della consacrazione, con il genio di Adrian Newey chiamato a mettere la sua firma sulla monoposto, rischia di trasformarsi in un incubo ancor prima di iniziare. Dalle parole di Lance Stroll filtra tutta la preoccupazione di chi, salendo in macchina, si trova a convivere con un problema tanto grave da rasentare l’inaccettabile. Le vibrazioni trasmesse dal motore al volante sono talmente forti che il canadese le ha paragonate senza mezzi termini alla sensazione di sedersi su una sedia elettrica: un’immagine forte che racconta di un disagio fisico importante, con il rischio concreto, secondo quanto riportato e ammesso dallo stesso Newey, che le mani dei piloti possano riportare danni permanenti. A Silverstone, insomma, non si parla di bilanciamento o di carico aerodinamico, ma di un difetto di affidabilità che, se non risolto in extremis, impedirebbe a Stroll e a Fernando Alonso di completare più di una ventina di giri in gara. Una situazione surreale che getta un’ombra sinistra sul debutto della vettura.

A complicare il quadro ci si mette anche la Honda, fornitrice delle power unit per il team inglese, che è scesa in campo con una conferenza stampa per provare a spiegare le ragioni del disastro. I vertici di HRC hanno parlato apertamente di “vibrazioni anomale” che, nella fase dei collaudi, hanno addirittura danneggiato le batterie, provocando l’arresto improvviso della vettura. Un problema mai riscontrato ai tempi della collaborazione con la Red Bull, hanno tenuto a sottolineare i giapponesi, quasi a voler scaricare parte delle responsabilità su un telaio, quello Aston Martin, che non sarebbe stato adeguatamente concepito per dialogare con il nuovo propulsore. E se negli ambienti del paddock si sussurra di un deterioramento dei rapporti tra Adrian Newey e i tecnici nipponici, con l’ingegnere britannico che avrebbe accusato la power unit di non erogare nemmeno i 250 chilowatt di potenza elettrica promessi, dalla Honda rispondono che nemmeno Newey, al momento, ha un’idea precisa su come risolvere il guasto. L’impressione è quella di una barca che sta facendo acqua da tutte le parti, con i giapponesi costretti a testare nuove batterie nella fabbrica di Sakura e il team di Silverstone che si affaccia al primo appuntamento stagionale senza sapere se i suoi piloti potranno spingere o se dovranno limitarsi a sopravvivere.

Il DNA di Hamilton sulla SF-26 e la nuova era delle monoposto

Tornando al racconto di Hamilton, emerge con chiarezza come il sette volte campione viva questo 2026 come una sorta di seconda giovinezza, o forse come la vera e propria ripartenza della sua avventura italiana. Quando varcò i cancelli di Maranello all’inizio del 2025, si ritrovò tra le mani una macchina già disegnata, sulla quale poteva intervenire al massimo con piccole regolazioni legate al suo stile di guida; quest’anno, invece, il contributo è stato a monte, sostanziale, quasi da co-progettista. Lui stesso lo ha ribadito più volte: sulla SF-26 c’è parte del suo Dna, un’impronta lasciata dopo mesi di lavoro al simulatore e di confronto continuo con gli ingegneri per cercare di tradurre in realtà le sensazioni che solo un fuoriclasse può trasmettere. E se questo possa bastare per colmare il gap prestazionale emerso nel 2025 rispetto a Charles Leclerc, quando il monegasco lo ha sovrastato piuttosto nettamente nei confronti diretti, è il grande interrogativo che i primi weekend di gara scioglieranno. Hamilton, dal canto suo, predica unità e rifiuta la logica della rivalità interna: la Ferrari viene prima di tutto, e l’obiettivo comune è riportare il titolo a Maranello, non alimentare divisioni tra i tifosi.

Nell’attesa di vedere le monoposto scendere in pista per le prime prove libere, il circus si prepara a un fine settimana che dirà molto, ma non tutto. La pioggia di novità regolamentari – dalle ali mobili alla gestione dell’energia, dalla scomparsa del secondo motore elettrico MGU-H all’introduzione di carburanti completamente sostenibili – rende questo avvio di campionato più simile a un azzardo che a una tradizionale gara d’apertura. Chi avrà interpretato meglio le pieghe del nuovo manuale tecnico potrebbe prendere il volo, ma la prudenza resta d’obbligo. La stessa Ferrari, forte di un Hamilton rinato e di una Leclerc che il salotto di casa lo conosce ormai a memoria, non osa proclami, pur sapendo di avere tra le mani, forse, l’occasione più ghiotta degli ultimi anni. Lo ha capito anche Jonny Herbert, ex pilota, che pur esprimendo qualche perplessità sul potenziale della Rossa, riconosce che mostrare i muscoli nei test potrebbe essere stato un depistaggio. La verità, come sempre, è solo in pista: e a Melbourne, domenica, si scriverà il primo, vero capitolo di questa Formula 1 che cambia pelle.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.