Venticinque anni dopo il G8 di Genova resta la domanda più inquietante: potrà accadere di nuovo?

Con la settima puntata, in uscita proprio il 20 luglio, termina il podcast “La sospensione”, realizzato da Francesca Zanni per Amnesty International Italia, prodotto da Emons in collaborazione con questo giornale. Le prime sei puntate sono state molto ascoltate e molto commentate. Il primo aspetto è il segno che “Genova non ti lascia”: non lascia le persone coinvolte loro malgrado nelle tremende violazioni dei diritti umani che si verificarono nel luglio 2001, non lascia le persone che c’erano e non lascia persino quelle che non c’erano. (Domani)

Su altri giornali

Da una parte, si finisce per cancellare la ricchezza di quel movimento e la sua capacità di ricostruire una vera e propria nuova forma della politica. Dall’altra, si ricorre a un termine abusato rischiando di normalizzare le violenza di Stato e media contro quel movimento: in quei giorni ci fu una guerra contro cittadini inermi che anticipò le operazioni militari degli anni a venire. (il manifesto)

In tribunale è stato assolto per uso legittimo delle armi e legittima difesa. Il processo ha stabilito che … (HuffPost Italia)

E la redazione si riempì di fotografie

«È questione di democrazia saper rispondere delle innumerevoli ingiustizie, disastri ambientali, guerre e morti per fame che questa globalizzazione produce… Anche il diritto a manifestare è questione di democrazia» (Genoa Social Forum, Appello per le manifestazioni di Genova, 2001). (il manifesto)

Qualcosa che forse non si è sufficientemente raccontato, ma è stato vissuto fino in fondo da quei ragazzi che invasero le strade di Genova in quel luglio del 2001, è il desiderio e la possibilità di autorappresentarsi senza più delegare nessuno a farlo. (il manifesto)