Venezuela, Trump garantisce alle compagnie petrolifere e l'attesa per i detenuti italiani si fa più stretta
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Redazione Interno
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La situazione in Venezuela, dove diversi cittadini italiani sono stati a lungo trattenuti in carcere, sembra muoversi verso una fase potenzialmente risolutiva sullo sfondo di un improvviso e significativo cambio di passo nelle relazioni internazionali. A Washington, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato i rappresentanti delle maggiori compagnie petrolifere, dichiarando senza mezzi termini che "saranno gli Stati Uniti a decidere quali compagnie lavoreranno in Venezuela". Un'affermazione, questa, che segna una netta inversione di rotta rispetto alle politiche di pressione degli anni passati e che apre scenari economici completamente nuovi. Trump ha inoltre riferito di aver annullato una seconda ondata di attacchi militari sul paese caraibico, motivando la decisione con la collaborazione mostrata dal nuovo esecutivo di Caracas, il quale, dopo la fine dell'era Maduro, sembra intenzionato a normalizzare i rapporti con l'Occidente per sbloccare le immense risorse energetiche nazionali.
Le reazioni dal mondo dell'energia e i primi rilasci
All'annuncio di Trump ha fatto immediato seguito la reazione dell'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il quale ha dichiarato la compagnia "pronta ad investire e a lavorare con le compagnie statunitensi" in Venezuela, sottolineando come un ritorno degli investitori stranieri nel settore petrolifero sia considerato ormai imminente. Questo clima di distensione politica ed economica ha iniziato a produrre i primi effetti tangibili anche sul fronte dei detenuti. Dopo quattrocentoventisette giorni di detenzione, Biagio Pilieri, l'italo-venezuelano di settantasette anni incarcerato durante il precedente governo, ha infatti potuto riabbracciare i propri cari. Suo figlio Vincent, pur nella legittima gioia per la liberazione del padre, ha subito voluto ricordare pubblicamente la condizione di "tutti gli amici rimasti ancora lì, in cella, a combattere per la libertà", definendo il genitore, che era stato arrestato mentre si trovava nel paese per affari, un innocente rinchiuso ingiustamente.
La cautela dopo le prime notizie positive
Nelle stesse ore è stato liberato anche Luigi Gasperin, l'imprenditore italiano di settantasette anni arrestato in Venezuela lo scorso agosto, la cui vicenda aveva tenuto con il fiato sospeso la città di Tortona, dove risiede la sua famiglia. Le notizie sulla sua scarcerazione, circolate rapidamente, non sono però state immediatamente confermate in via ufficiale dalla Farnesina, alimentando un comprensibile stato di attesa e di cautela tra i suoi congiunti, i quali hanno atteso con ansia una conferma formale da parte delle autorità diplomatiche. La complessa macchina delle relazioni internazionali, che spesso procede per gradi e verifiche incrociate, richiede infatti prudenza prima di poter dichiarare risolte situazioni tanto delicate, soprattutto quando coinvolgono persone finite nel mezzo di contenziosi più ampi.
L'attesa continua per gli altri italiani
Se per alcuni, quindi, il lungo calvario si è concluso, per altri il rientro in patria appare ancora un traguardo da conquistare. A casa del cooperante Alberto Trentini, al Lido di Venezia, le tapparelle sono rimaste abbassate per tutta la giornata in un silenzio carico di speranza e di apprensione. Dopo la scarcerazione di Pilieri e Gasperin, la famiglia e le istituzioni attendono infatti la conferma della liberazione anche di Trentini, detenuto nel carcere El Rodeo I di Caracas, e di tutti gli altri connazionali ancora nelle prigioni venezuelane. I canali diplomatici, in questo momento, risultano tutti attivi e percorribili, sfruttando la finestra di opportunità aperta dal nuovo corso politico tra Washington e Caracas, il quale, pur avendo come obiettivo primario gli interessi energetici, sta producendo effetti concreti anche su piani paralleli e profondamente umani.




