Così gli ayatollah sfruttano le debolezze del presidente
La nuova puntata della tregua combattente tra Usa e Iran, frutto avvelenato del vaghissimo, e dunque fragile, memorandum siglato il 17 giugno, mette al centro della scena, ancora una volta, Hormuz. Teheran ha fatto dello Stretto il cuore della sua deterrenza e non intende rinunciarvi: il suo controllo è ritenuto la sola carta capace di garantire la sicurezza del paese e la continuità del regime. Ribadirlo, con o senza la “collaborazione” dell’ambiguo Oman – premuto dagli Usa perché faccia transitare le navi nelle sue acque – imponendo un pedaggio o, secondo l’eufemismo “diplomatese” usato per renderlo più digeribile, un «contributo per i servizi», significa esplicitare che il transito, dunque l’andamento dell’economia mondiale, dipende dall’Iran. (Domani)
Su altre testate
St 2025/26 1 min L'Iran mantiene un forte controllo sullo stretto di Hormuz, utilizzandolo come leva geopolitica contro gli Stati Uniti. Le tensioni militari e i lanci di missili creano instabilità e rischiano di bloccare il traffico nell'area. (RaiPlay)
Il 4 luglio Dmitry Medvedev è tornato da Teheran a Mosca su un aereo di Stato russo. (Corriere della Sera)
Il prezzo del petrolio si mantiene ancora sotto gli 80 dollari nonostante il traffico nello stretto di Hormuz sia di nuovo alla paralisi. Ma prende forza l’ipotesi di un pedaggio che potrebbe nuovamente infiammare le quotazioni del Brent, un’incertezza che si innesta in un quadro in cui i prezzi alla pompa sono già risaliti, non più mitigati dallo sconto sulle accise. (Milano Finanza)
(Adnkronos) – (OglioPoNews)
Un programma sul quale c’era pieno accordo da entrambe le parti e che era stato messo nero su bianco nel memorandum d’intesa siglato il 17 giugno. Donald Trump precisa però che Teheran avrebbe chiesto di proseguire con i negoziati. (RSI)
ROMA (ITALPRESS) – Il Presidente degli Stati Uniti ha abituato il mondo ai suoi improvvisi cambi di rotta, di umore e di interpretazione nelle decisioni di politica estera. D’altronde, anche le cronache immobiliari di New York sono piene di contratti che le aziende di Trump hanno impugnato in giudizio per 40 anni per non pagare il dovuto. (Italpress)