Anticiclone africano e gelo russo, la primavera 2026 che confonde le stagioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non servono più i giornali per capire che il clima è impazzito; basta guardarsi intorno, magari mentre si attende l’autobus in maglietta a metà aprile. Oltre 20 gradi, in pianura addirittura oltre 25, nella seconda decade del mese: valori che fino a pochi anni fa avrebbero riempito le prime pagine, e che oggi invece vengono metabolizzati con una disinvoltura quasi preoccupante. Ci si è abituati così in fretta, complice una sorta di assuefazione collettiva al caldo fuori stagione, che nessuno si stupisce più di vedere le mimose fiorire prima del previsto o i platani coprirsi di foglie già a Pasqua. Eppure – e questo è il punto cruciale – non è affatto normale, ed è proprio questa dimenticanza termica a rendere l’imminente crollo delle temperature percepito come un evento traumatico, molto più di quanto la sua reale entità meteorologica giustificherebbe.

L’assalto dell’aria russa prima della rimonta africana

In arrivo, infatti, una massa d’aria gelida di origine siberiana, che attraverserà l’Europa orientale per poi piegare verso il Mediterraneo. Attenzione: non si tratterà di un episodio nevoso da fine inverno, bensì di una decisa irruzione tardiva, capace di riportare la colonnina di mercurio ben al di sotto delle medie stagionali. Il tutto mentre, sullo sfondo, prende sempre più consistenza l’ipotesi di una nuova, poderosa rimonta dell’anticiclone africano. Proprio lui, il grande responsabile delle estati bollenti degli ultimi anni, tornerà a distendersi sul bacino del Mediterraneo a partire dal 22 o 23 aprile, con l’effetto di ribaltare nuovamente le condizioni atmosferiche. Ne conseguirà un quadro tipicamente primaverile, ma con una peculiarità: il caldo arriverà dopo il freddo, e non viceversa.

Festa della Liberazione, il sole che divide il paese

La giornata del 25 aprile, simbolo della rinascita nazionale, porterà con sé un tempo finalmente stabile su gran parte della penisola. Le proiezioni parlano chiaro: un vasto campo di alta pressione si estenderà dal Nord Africa fino alle Alpi, garantendo ampie schiarite e temperature in decisa risalita, con punite localmente superiori ai 22-23 gradi al Centro-Sud. Tuttavia – e qui sta l’inghippo – non sarà una situazione uniforme. Qualche residuo instabilità potrebbe ancora lambire i settori alpini e prealpini, mentre lungo le coste adriatiche e sulle zone interne appenniniche non si escludono addensamenti temporanei. Ma sarà il caldo, più che le nuvole, a farla da padrone. Un caldo che arriva dopo giorni di gelo relativo: un contrasto termico secco, netto, quasi violento.

Le previsioni per oggi e domani tra nuvole e rovesci

Oggi, lunedì 20 aprile, il tempo si presenta a macchia di leopardo. Ampie schiarite all’estremo Sud, sulle Isole maggiori e lungo le coste tirreniche; qualche apertura, al mattino, anche sulle Alpi centro-occidentali. Per il resto d’Italia, invece, prevale una nuvolosità irregolare, con rovesci o temporali sparsi in arrivo su Venezia, sulla Lombardia orientale, sull’Emilia Romagna e sulle zone interne e adriatiche del Centro. Martedì 21 aprile assisteremo a un primo, timido miglioramento al Nordovest, mentre al Sud e lungo il versante adriatico permarranno condizioni di spiccata variabilità, con piovaschi intermittenti. Insomma, un avvio di settimana instabile, quasi a voler preparare il terreno al successivo ribaltone.

Verso il ponte del primo maggio, l’incognita temporalesca

Se il 25 aprile sembra ormai blindato dal punto di vista della stabilità atmosferica, lo stesso non si può dire per i giorni immediatamente successivi. L’anticiclone africano, infatti, pur garantendo temperature miti o addirittura calde per il periodo, potrebbe rivelarsi meno solido di quanto appare. Le correnti atlantiche, spinte a latitudini più basse dalla configurazione emisferica, proveranno a intaccarne i margini occidentali, con il rischio concreto di temporali pomeridiani sulle Alpi, sull’Appennino e localmente anche in pianura entro il primo maggio. Il quadro, insomma, resta quello di una primavera 2026 a strappi: gelo russo, poi caldo africano, poi di nuovo temporali. Una sequenza che non stupisce più nessuno, e forse è proprio questo il dato più inquietante.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.