Alessandro Chiani ammesso alla giustizia riparativa per l'aggressione a Davide Cavallo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Alessandro Chiani, il diciannovenne condannato lo scorso 20 maggio a vent'anni di reclusione per tentato omicidio e rapina, è stato ammesso a un percorso di giustizia riparativa. La decisione, presa dal giudice Alberto Carboni del tribunale di Milano, fa seguito all'istanza presentata dal nuovo difensore dell'imputato, l'avvocato Amedeo Rizza, che ha sostituito il legale che aveva seguito la fase processuale.
La richiesta è stata accolta dopo aver valutato le condizioni per l'avvio di questo particolare iter, che prevede il coinvolgimento diretto della vittima e dell'autore del reato in un percorso dialogico e di ricomposizione del conflitto.
L'aggressione in corso Como e le conseguenze per la vittima
I fatti risalgono alla sera del 12 ottobre 2025, quando Davide Cavallo, all'epoca ventiduenne, venne accerchiato e aggredito da un gruppo di giovanissimi mentre si trovava in corso Como, nel cuore della movida milanese. Nel corso della violenta rapina, messa in atto per impossessarsi di una banconota da cinquanta euro, il ragazzo fu colpito con un'arma da taglio e lasciato a terra in condizioni gravissime. Le ferite riportate furono talmente gravi da compromettere in modo permanente le sue capacità motorie, con seri rischi di invalidità che hanno segnato in modo indelebile la sua esistenza.
Le indagini condotte dalla polizia permisero di risalire rapidamente ai componenti del branco, portando all'arresto di Chiani e alla successiva celebrazione del processo con rito abbreviato.
La scelta del perdono e l'iter giudiziario
Nonostante la brutalità dell'accaduto e le conseguenze fisiche devastanti, Davide Cavallo ha compiuto una scelta che ha sorpreso molti: ha perdonato i suoi aggressori e si è dichiarato disponibile a partecipare in prima persona al percorso di giustizia riparativa. Un atto che ha avuto un peso determinante nella decisione del giudice, il quale ha disposto l'invio della richiesta al Centro per la Giustizia Riparativa di Milano, l'ente preposto a gestire e monitorare questo tipo di programmi.
La giustizia riparativa, che si affianca alla pena detentiva senza sostituirla, punta a creare uno spazio d'incontro tra vittima e reo, favorito da mediatori esperti, per cercare di ricucire il tessuto sociale lacerato dal reato e permettere all'autore di prendere coscienza delle conseguenze delle proprie azioni.
Un percorso complesso tra mediazione e assunzione di responsabilità
L'ammissione al programma rappresenta ora un passaggio cruciale, che non interferisce con la condanna già inflitta ma aggiunge un elemento di profondità al percorso rieducativo del giovane. L'iter, che sarà seguito e monitorato dal centro specializzato, prevede una serie di incontri protetti, ai quali parteciperanno entrambe le parti insieme ai mediatori, al fine di ricostruire il racconto dei fatti e consentire a Chiani di confrontarsi con il dolore e le paure della persona che ha ferito.
La possibilità che questo percorso possa influire sulle eventuali richieste di benefici penitenziari futuri resta una prospettiva aperta, ma la sua reale efficacia sarà valutata nel tempo dai giudici di sorveglianza, in base alla partecipazione attiva e al reale cambiamento mostrato dal ragazzo durante il programma.




