Vannacci a Cernobbio, il generale tra il paracadute e la procura: “Me ne frego” delle inchieste

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La divisa, si sa, è un abito che non si toglie mai del tutto, eppure Roberto Vannacci, ieri pomeriggio, ha scelto di indossare quella – metaforica – del politico di rottura, calandosi con un giorno d’anticipo tra le grisaglie del Forum Ambrosetti a Cernobbio.

Un ambiente, come lui stesso ha ammesso con i cronisti presenti a Villa d'Este, che rappresenta una vera e propria novità: “È come il primo lancio da un aeroplano”, ha dichiarato il leader di Futuro Nazionale, paragonando l’esordio sul Lago di Como all’emozione del lancio col paracadute, in attesa dell’intervento in programma per domani di fronte al gotha dell’economia e della finanza.

Un’immagine, quella del paracadutista, che calza a pennello con lo spirito da corpo speciale che il generale sta provando a infondere nel suo progetto politico, ma che si scontra con la gravità delle polemiche che lo attendono, dalla procura militare alle fibrillazioni interne al suo stesso movimento.

Il salto nel vuoto di Cernobbio e l’attesa per Monti

Il palcoscenico di Cernobbio, storicamente territorio di economisti e banchieri più che di alti ufficiali in congedo, ha visto in passato incursioni ben più eccentriche – come quella di Umberto Bossi in canottiera o le teorizzazioni digitali di Gianroberto Casaleggio – ma la presenza di Vannacci conserva comunque un sapore di sfida culturale.

Il generale, intercettato all’arrivo, si è detto consapevole dell’eccezionalità del contesto, ammettendo di prepararsi “alle eventuali domande” che seguiranno al suo intervento, previsto per domani e che culminerà con un confronto diretto con l’ex premier Mario Monti. Un duello a distanza e poi faccia a faccia che promette di accendere i riflettori, considerando la distanza siderale tra il linguaggio diretto e talvolta spigoloso del leader di Futuro Nazionale e la prosa misurata del professore.

Vannacci, del resto, ha già dimostrato di sapersi muovere tra i registri, come testimonia l’uso, nel pomeriggio, di un lessico desunto dal “gergo marxiano dell’esercito industriale di riserva”, un camaleontismo linguistico che gli consente di spaziare dalla piazza al salotto buono, senza mai rinnegare la sua natura di uomo di rottura.

Il “me ne frego” di fronte alla procura militare

Se la giornata di Cernobbio è stata caratterizzata dalle luci dei flash e dalle prime dichiarazioni rilasciate ai giornalisti, l’ombra degli uffici giudiziari incombe però pesantemente sul soggiorno lariano del generale. E proprio al mattino, prima ancora di mettere piede a Villa d'Este, Vannacci avrebbe lasciato intendere il suo stato d’animo con un lapidario “me ne frego”, in riferimento all’esposto presentato alla procura militare che lo riguarda da vicino.

Un atteggiamento di sfida che riassume la linea difensiva adottata dal leader, il quale sembra voler trasformare l’accusa in carburante per la propria narrazione politica, alimentando quel sentimento di incomprensione da parte delle istituzioni tradizionali che tanto piace ai suoi sostenitori. Le inchieste, che riguardano a vario titolo l’associazione politica Futuro Nazionale, rappresentano un banco di prova delicato, soprattutto in un momento in cui i sondaggi registrano un interesse crescente verso il suo movimento, collocato all’estrema destra dello scacchiere politico italiano.

La scelta di non abbassare la testa, ma anzi di presentarsi al cospetto dell’élite economica con fare spavaldo, costituisce una mossa precisa per consolidare la sua immagine di leader impermeabile agli attacchi esterni.

La sfida interna e il futuro del movimento

Ma se le procure rappresentano il nemico esterno, non mancano crepe all’interno della stessa trincea di Futuro Nazionale, dove il dissenso di alcuni esponenti minaccia di minare la compattezza del gruppo. Vannacci si trova così a dover gestire una doppia pressione: da un lato quella giudiziaria, che potrebbe intralciare lo sviluppo organizzativo del partito, dall’altro quella interna, con voci di malcontento che filtrano tra le fila dei militanti più ortodossi e quelli che invece invocano una maggiore apertura.

La partecipazione al Forum Ambrosetti, in questo senso, è anche un modo per proiettare un’immagine di solidità e di respiro nazionale, tentando di attrarre consensi oltre il tradizionale bacino della destra radicale, un tentativo di legittimazione che passa attraverso il confronto con figure del calibro di Mario Monti. A Cernobbio, il generale non si presenta come il semplice uomo delle piazze, ma come il leader di un movimento che ambisce a dialogare con i poteri forti, pur mantenendo intatto quel marchio di fabbrica fatto di anticonformismo e di rottura degli schemi.

La sua battuta sul paracadute, del resto, suona quasi come un avvertimento per i suoi stessi alleati: il salto è fatto, ora si tratta di vedere se il vento della politica lo porterà in alto o se le turbolenze delle inchieste e dei dissensi interni gli faranno aprire la riserva troppo presto. Domani, sul palco di Cernobbio, l’esito di questo lancio sarà sotto gli occhi di tutti e, verosimilmente, sarà scandito non solo dalle domande della platea, ma anche dal peso di un’estate che ha messo a dura prova la tenuta del progetto politico del generale, tra carte bollate e divergenze di vedute.

L’appuntamento decisivo con il gotha economico

Il confronto in programma con Mario Monti rappresenta una sorta di esame di maturità per Vannacci, chiamato a confrontarsi con un pensiero economico e liberale distante anni luce dalla sua retorica populista. L’ex presidente del Consiglio, noto per il suo rigore e per la sua visione tecnocratica, difficilmente si lascerà incantare dalle metafore militari o dallo slang politico del generale, e l’incontro si preannuncia come un faccia a faccia tra due Italie che difficilmente riescono a comprendersi.

Vannacci, dal canto suo, si prepara a rispondere a tono, forte del suo ruolo di rappresentante di una fetta di elettorato che si sente esclusa dai salotti buoni, e il “me ne frego” pronunciato ieri potrebbe facilmente trasformarsi nel ritornello di una controffensiva verbale. Le inchieste che gravano sul suo movimento, e che saranno certamente oggetto di domande scomode da parte della stampa presente, rischiano di offuscare il messaggio politico che il generale intende lanciare, ma egli sembra aver fatto della capacità di incassare i colpi la sua arma migliore.

A Cernobbio, dove il denaro e la finanza dettano legge, Vannacci arriva con la valigia delle sue contraddizioni e delle sue ambizioni, pronto a dimostrare che il suo paracadute, in fondo, è fatto della stessa stoffa dei sogni di chi, come lui, crede che il salto nel vuoto possa ancora tramutarsi in un volo radente, anche quando sotto ci sono le acque gelide delle inchieste e il vento contrario del dissenso.

La giornata di domani, insomma, non sarà solo un dibattito su economia e società, ma un vero e proprio test di tenuta per un movimento che, mentre cresce nei consensi, deve fare i conti con il peso sempre più schiacciante delle sue prime e gravi crepe.

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