Lavitola e i servizi di Report: nell’indagine dei pm le possibili interferenze
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Redazione Interno
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Chiarire i contorni dell'attentato a Sigfrido Ranucci, l'ex conduttore di Report, rimane la priorità assoluta per la procura di Roma. Un obiettivo che si intreccia però con un secondo, delicato filone d'indagine, destinato a fare piena luce sulle possibili interferenze esercitate da Valter Lavitola, il faccendiere accusato di essere il mandante dell'agguato, sulle inchieste del programma di Raitre.
Non si tratta solo di ricostruire la dinamica dell'attentato del 16 ottobre scorso, ma di capire se e in che misura l'uomo, che frequentava assiduamente gli studi della trasmissione, abbia condizionato i contenuti andati in onda o in preparazione, un aspetto che emerge già dalle prime carte degli inquirenti.
Un rapporto ambiguo e le prime verifiche
Che Valter Lavitola fosse una presenza abituale e una fonte per Report è stato ammesso dallo stesso Ranucci, il quale ha tuttavia sempre escluso categoricamente di aver subito condizionamenti nell'attività giornalistica. Eppure, come si legge in un'informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma confluita nel fascicolo dei pm, l'ex editore dell'"Avanti!" entrava ripetutamente negli studi, offriva suggerimenti sui temi da trattare e discuteva le inchieste con l'amico Ranucci.
Proprio su queste modalità di interazione si concentrerà l'attenzione della procura, con l'ipotesi che Lavitola possa aver utilizzato il suo stretto rapporto con il conduttore come una sorta di canale preferenziale per orientare il lavoro dei giornalisti, magari indicando persone da intervistare o piste investigative.
La conferma di un giornalista e la posizione della redazione
Un elemento che dà consistenza a questa pista arriva dalla testimonianza di Daniele Autieri, uno degli autori di Report. Il giornalista, sentito dagli inquirenti, ha confermato di aver subito pressioni da parte di Lavitola, il quale lo aveva indirizzato su presunte società fornitrici legate ai servizi segreti israeliani in relazione a un'inchiesta sul cantiere navale Vittoria di Adria, piste che Autieri ha poi verificato e abbandonato per mancanza di riscontri, valutando a posteriori quelle indicazioni come un possibile tentativo di depistaggio.
La nuova conduttrice del programma, Giulia Presutti, è stata a sua volta immortalata all'interno del ristorante di Lavitola, il Cefalù bistrò, sebbene Ranucci abbia smentito di averle suggerito di recarsi lì per motivi professionali. In un clima di forte tensione, la redazione di Report si è comunque mostrata coesa, come dichiarato da Ranucci, che ha parlato di una squadra "stordita" ma "unitissima" di fronte a quella che ha definito una "campagna di sciacallaggio".
I riscontri giudiziari sugli esecutori dell'attentato
Mentre si approfondisce il filone sulle possibili interferenze, il fronte giudiziario relativo all'esecuzione materiale dell'attentato ha già registrato un importante sviluppo. Il gip di Roma, Livio Sabatini, ha infatti respinto la richiesta di attenuazione della misura cautelare presentata per Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, i due uomini accusati di aver piazzato l'ordigno davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia.
Secondo il giudice, le dichiarazioni rese dai due indagati durante l'interrogatorio sono apparse caratterizzate da "reticenza" e da una "non credibilità" su alcuni passaggi fondamentali, come le modalità di approvvigionamento della bomba e la presunta ignoranza sulla sua composizione. La decisione, che mantiene i due in carcere, è stata presa in linea con il parere negativo espresso dal pm Edoardo De Santis, confermando la gravità delle accuse, che includono anche l'aggravante del metodo mafioso.
La confessione di Lavitola, arrivata nel corso del suo interrogatorio di garanzia, ha aggiunto un ulteriore tassello, seppure surreale, al mosaico investigativo. Il faccendiere ha ammesso di essere il mandante, sostenendo di aver agito "per il bene" dell'amico Ranucci, con l'obiettivo di costringere le autorità a rafforzare la sua scorta, che da due uomini sarebbe salita a otto. Una versione che il legale di Ranucci, Roberto De Vita, ha definito come "un delirante teatro della follia".
I magistrati, tuttavia, non si fermano a questa spiegazione: la loro attenzione è ora concentrata sul movente più profondo e sulle "mire" che Lavitola poteva avere sulla gestione di Report, un'intricata vicenda che mescola un attentato dinamitardo a oscure manovre per influenzare l'informazione del servizio pubblico.
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