Meloni guarda con scetticismo alla pace di Trump e invia a Mosca l’uomo di Salvini
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Redazione Interno
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Questo agosto si sta rivelando particolarmente anomalo per Giorgia Meloni. Gli «spiragli di pace» che aveva calorosamente evocato in seguito all’incontro in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin, appaiono ormai, ai suoi occhi, decisamente più offuscati. La premier, stando a quanto trapelato da recenti conversazioni, nutre un crescente scetticismo verso l’impostazione negoziale voluta dal presidente americano, un sentimento che avrebbe condiviso anche con il vicepremier Antonio Tajani.
In un contesto diplomatico già di per sé complesso, la scelta dell’esecutivo di nominare Stefano Beltrame come nuovo ambasciatore italiano a Mosca assume contorni politicamente significativi. La designazione, approvata dal Consiglio dei ministri, è ampiamente interpretata come una mossa in «quota Lega», segnando un ritorno a logiche di lottizzazione che in passato non hanno sempre caratterizzato le nomine diplomatiche di così alto profilo. Beltrame, veronese con un’esperienza trentennale alla Farnesina, non è un volto nuovo: la sua figura è infatti indissolubilmente legata all’organizzazione delle missioni russe di Matteo Salvini.
Proprio lui, tra l’altro, fu uno degli artefici del viaggio a Mosca dell’allora ministro dell’Interno nell’ottobre 2018, una visita che scatenò un ciclone politico e che culminò negli incontri all’hotel Metropol, divenuti simbolo dei legami tra il partito e il Cremlino. Oltre a essere stato consigliere di Salvini, Beltrame ha svolto un ruolo di consulenza anche per Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti, e ha maturato una notevole esperienza negli affari legati alla cosiddetta Via della Seta.




