Chiusura record per Wall Street, l’S
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Redazione Economia
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La seduta del 15 aprile 2026 resterà negli archivi come una di quelle giornate, non certo frequenti, in cui i principali indici azionari statunitensi consegnano agli investitori una fotografia a due facce. Da un lato, il Dow Jones – sostanzialmente stabile, anzi in lieve flessione dello 0,15% – si è fermo a 48.464 punti, quasi a voler smentire l’euforia generale. Dall’altro, l’S&P 500 ha infilato un deciso balzo dello 0,8%, toccando quota 7.023 punti e, cosa ancor più significativa, segnando un nuovo massimo storico a 7.026 punti nel corso della giornata. Un traguardo, quest’ultimo, che il Nasdaq ha addirittura superato in termini percentuali: +1,59% per l’indice a forte connotazione tecnologica, arrivato a 24.016 punti e con un picco intraday a 24.027.
Il rimbalzo dopo le tensioni con l’Iran
Ciò che rende questo rally degno di nota – al di là dei pur solidi utili aziendali – è il contesto geopolitico da cui emerge. Da febbraio, le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran avevano eroso una parte consistente dei guadagni accumulati nei mesi precedenti; l’S&P 500, in particolare, aveva subito una correzione non indifferente. Ebbene, la recente performance dell’indice ha ora permesso di recuperare tutte quelle perdite, grazie a rinnovati sforzi diplomatici che fanno sperare (i mercati, si sa, vivono di aspettative) in un allentamento dello scontro. Il rally, trainato dai titoli tecnologici, ha infatti portato l’S&P 500 a chiudere in rialzo in nove delle ultime dieci sessioni, mentre il Nasdaq ha addirittura messo a segno dieci chiusure consecutive in aumento.
Wall Street apre in sordina, poi accelera
L’avvio della giornata era stato cauto, per non dire prudente: Wall Street aveva aperto in lieve rialzo, con il Dow Jones che guadagnava appena lo 0,20% e l’S&P 500 si limitava ad avvicinarsi al suo massimo storico senza ancora sfondarlo. Ma col passare delle ore, e con la diffusione di segnali diplomatici non certo ufficiali ma sufficientemente percepiti come incoraggianti, l’accelerazione si è fatta decisa. Il Nasdaq 100, infatti, ha archiviato la seduta con un progresso frazionale dello 0,54%, mentre l’S&P 100 – che raccoglie i cento maggiori colossi americani – ha guadagnato lo 0,62%. Segni di vitalità che non hanno coinvolto l’intero mercato in modo uniforme, ma che hanno premiato alcuni settori in particolare.
I settori che hanno trainato il rialzo
Nel paniere dell’S&P 500, a spiccare sono stati i beni di consumo secondari (+1,04%), l’informatica (+0,98%) e il finanziario (+0,77%). Tre comparti, questi, che raccontano bene la natura del rally: non una fuga generalizzata, bensì una selezione operata dagli investitori a favore di aziende con bilanci solidi e, nel caso della tecnologia, con un’esposizione internazionale tale da beneficiare di un eventuale disgelo nelle relazioni con Teheran. Al contrario, il Dow Jones – più esposto a settori tradizionali e ciclici – ha mostrato una certa stanchezza, rimanendo sostanzialmente ancorato ai valori della vigilia. La chiusura mista degli indici non ha comunque scalfito il dato più rilevante: l’S&P 500 si attesta stabilmente vicino ai 7.000 punti, quota psicologica che aveva già sfiorato nei giorni precedenti quando, durante una seduta interlocutoria, aveva toccato 6.989 punti mentre il Dow Jones limava lo 0,42%.




