Milan, la rivoluzione di Cardinale si ferma alle promozioni interne
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Redazione Sport
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La rivoluzione del Milan annunciata dopo il profondo riassetto societario si è tradotta soprattutto in una serie di promozioni interne, con pochi volti realmente nuovi nell’organigramma voluto da Gerry Cardinale. Dopo i tentativi non andati a buon fine per arrivare a Rangnick e l’impossibilità di portare al club Krosche, la proprietà ha scelto di affidare i ruoli chiave a figure già presenti o comunque vicine alla struttura rossonera. Al vertice resta Cardinale, affiancato da Zlatan Ibrahimovic, in un modello che punta sulla continuità interna nonostante le aspettative di cambiamento generate nelle ultime settimane.
Le scelte per il nuovo assetto dirigenziale
Il nuovo Milan prende forma attraverso un organigramma definito nei ruoli principali. Tra le figure più rilevanti c’è Hendrik Almstadt, nominato director player trading e destinato a diventare il riferimento per le trattative di mercato. Nel club dal 2019, Almstadt porta con sé un percorso professionale che comprende esperienze nell’Arsenal dell’epoca di Gazidis e Wenger, un anno da direttore sportivo dell’Aston Villa e un passaggio nel PGA European Tour. Nato nel 1973, tedesco, laureato alla London School of Economics e con un MBA ad Harvard, basa il proprio approccio sull’analisi dei dati, elemento centrale del suo metodo di lavoro.
Accanto ad Almstadt trovano spazio altre figure che contribuiranno alla gestione del club. Il nuovo amministratore è Massimo Calvelli, ex tennista professionista, mentre tra i profili individuati dalla società figurano anche Bobby Gardiner, noto per le sue analisi dettagliate pubblicate online durante l’esperienza legata allo Swansea, lo scout Donato Lomonte e David Castelblanco, considerato uno dei collaboratori più vicini a Cardinale. Si tratta di una struttura che unisce dirigenti provenienti da percorsi differenti, ma che resta fortemente collegata all’ambiente già costruito dalla proprietà.
Le reazioni e il ruolo delle risorse interne
La scelta di costruire il nuovo assetto quasi esclusivamente attraverso risorse interne ha attirato attenzione anche per le valutazioni espresse da figure storicamente legate al Milan. Tra queste c’è Zvone Boban, che ha commentato la nomina di Hendrik Almstadt alla guida dell’area mercato. Le sue parole riflettono una posizione critica nei confronti dell’impostazione adottata dalla dirigenza, evidenziando i dubbi sull’esperienza calcistica del nuovo responsabile del player trading all’interno di una struttura che fa dell’analisi e della gestione manageriale uno dei suoi punti centrali.
Il nuovo organigramma arriva dopo una fase di profondo cambiamento che ha coinvolto diversi protagonisti della precedente gestione. La riorganizzazione è seguita all’uscita di figure come Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Igli Tare e dell’allenatore Max Allegri. In questo contesto, la strategia di Cardinale non ha portato all’ingresso di numerosi dirigenti esterni di primo piano, ma ha privilegiato la valorizzazione di uomini già presenti o comunque integrati nella rete costruita da RedBird. Tutti i principali responsabili individuati dalla proprietà rispondono direttamente a Gerry Cardinale, che mantiene il controllo della struttura e delle decisioni strategiche del club.




