Office Romance, la nuova commedia di Jennifer Lopez tra taboo aziendali e battute senza filtro
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nel nuovo film di Ol Parker disponibile su Netflix dal 5 giugno, in cui la tensione tra i due protagonisti diventa così palpabile da tradursi in un incidente imbarazzante quanto involontario: una stretta di mano che, per il consulente legale Daniel Blanchflower (interpretato da Brett Goldstein), si trasforma in un’erezione improvvisa proprio mentre si trova di fronte alla sua capa. Ecco, chi cerca la commedia romantica tradizionale, quella fatta di sguardi timidi e colpi di scena pudichi, forse farebbe meglio a guardare altrove.
Perché "Office Romance", che segna il ritorno di Jennifer Lopez nei panni di una stacanovista integerrima (ma questa volta con il potere contrattuale dalla sua parte), gioca volutamente sull’ambiguità del genere: lo rispetta nelle strutture, nella classica alternanza tra attrazione e ostacoli, ma lo infrange nei toni, con una violenza verbale che ne ha decretato il divieto ai minori.
L’ambientazione e il ruolo: quando la carriera non è più un sogno da inseguire ma una gabbia dorata
A differenza di molte delle precedenti eroine interpretate da Lopez – si pensi alla cameriera di "Maid in Manhattan" o alla pianificatrice di matrimoni alle prese con i ricchi – qui Jackie Cruz non ha bisogno di essere salvata, né tantomeno sta scalando una qualche vetta sociale. Lei quella vetta l’ha già raggiunta, ed è l’amministratore delegato della AirCruz, una compagnia aerea di famiglia che mantiene a galla nonostante un consiglio di amministrazione maschile sempre pronto a ridimensionare i suoi successi, liquidandoli come meriti ereditari.
Il film, scritto su misura per la diva da Goldstein insieme a Joe Kelly, rovescia quindi il canone: il problema non è conquistare il successo, ma capire se nel guscio di quel successo ci sia ancora spazio per una vita vera.
Le riprese, che hanno spaziato tra i grattacieli di Manhattan, le strade di Hoboken e le ville lussuose del New Jersey fino a toccare la Repubblica Dominicana, sottolineano visivamente questa dicotomia: una vita passata tra vetrate a specchio e tetti panoramici, dove la privacy è un lusso che pochi possono permettersi e le relazioni un rischio calcolato in termini azionari.
La scrittura di Goldstein e quel gusto per l’osceno inaspettato
È proprio nella gestione di questo conflitto, tra l’apparenza glaciale della CEO e il caos emotivo che le ribolle sotto la superficie, che la sceneggiatura di Goldstein esprime il suo lato più riuscito. L’attore, celebre per il ruolo del burbero Roy Kent in "Ted Lasso", non si limita a prestare il volto al consulente legale, ma imprime al dialogo una velocità e una sporcizia lessicale che ricordano le commedie americane dei primi anni Duemila, quelle firmate Judd Apatow.
La trovata della mano sudata e dell’erezione – un espediente che molti avrebbero trovato volgare – qui diventa il motore narrativo perfetto per smontare la maschera di Daniel: un uomo talmente "buttoned up", talmente represso dal rigore britannico e da un passato familiare ingombrante (la sorella è in carcere per un reato efferato) da esplodere proprio nel momento meno opportuno. E mentre lui cerca di annegare la vergogna, lei, Jackie, non solo non si offende, ma sembra quasi divertita dal potere che quell’involontaria reazione le conferisce.
Una recensione tra luoghi comuni necessari e qualche scivolone di ritmo
Le recensioni, perlomeno quelle della critica specializzata, hanno accolto il film con un misto di divertimento sincero e qualche riserva strutturale. Su Rotten Tomatoes, al momento, il punteggio si aggira su percentuali medie, con chi (come Alex Harrison su ScreenRant) parla di "assoluto piacere" capace di strappare un sorriso idiota per tutta la durata, e chi invece lamenta una certa prevedibilità nella costruzione degli eventi.
In effetti, se si guarda all’ossatura, la storia rispetta alla lettera il decalogo della rom-com aziendale: il viaggio di lavoro ai Caraibi dove le inibizioni cadono, la scoperta del segreto di lui (quella visita in prigione che poteva essere gestita con più originalità), la rottura e infine il "grande gesto" pubblico finale.
Tuttavia, ci sono due elementi che sollevano "Office Romance" dalla media dei prodotti Netflix: il cast di supporto, che include volti del calibro di Betty Gilpin (fenomenale nella scena del parto in ufficio), Tony Hale e Amy Sedaris, e la consapevolezza ironica con cui il film tratta il genere. Non cè mai la sensazione che i produttori guardino dall’alto in basso la commedia romantica; al contrario, la abbracciano con la stessa intensità con cui i protagonisti si lanciano in dialoghi sboccati mentre firmano contratti.




