La magia di Sucic illumina San Siro e trascina l'Inter

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pioggia che scendeva su Milano non ha fatto che bagnare di felicità il popolo interista, il quale, dopo un periodo di brutti pensieri, ha potuto assistere a una prova di forza e carattere della propria squadra. Un secondo tempo di puro impeto e qualità superiore, infatti, ha spazzato via la resistenza della Fiorentina, proiettando i nerazzurri in scia al primo posto della classifica. Tra i molti elementi positivi emersi dal rettangolo verde, la cui regia di Hakan Calhanoglu e la sicurezza di Alessandro Bastoni hanno costituito il perno attorno al quale è ruotata la macchina da gioco, spicca con forza la figura del croato Petar Sucic.

Il sigillo di un talento

La sua prima rete in maglia nerazzurra, un'azione di rara bellezza e determinazione, ha di fatto suggellato il successo dell'Inter. Il centrocampista, resistito tenacemente a un contrasto fisico al limite dell'area di rigore, ha poi messo in mostra la sua classe con un dribbling di suola che ha spiazzato il diretto avversario; il controllo successivo, rapido e pulito, gli ha concesso lo spazio per un tiro preciso e potente, indirizzato all'angolino alla destra di David De Gea. Un gol, quello del numero 8, che si può definire senza timore di smentita speciale, e a cui è seguito l'abbraccio commosso di tutto il gruppo, che lo ha spinto verso la curva per ricevere l'applauso dei tifosi, in un momento di pura e semplice comunione sportiva.

Le chiavi tattiche e i giudizi

Oltre alla prodezza individuale di Sucic, la partita è stata decisa da alcune scelte tattiche vincenti, come l'incarico affidato a Albert Gudmundsson di marcare stretto Calhanoglu e la pericolosità delle ripartenze lungo la fascia sinistra, dove le incursioni di Federico Dimarco e i cambi di gioco di Manuel Akanji hanno creato non pochi problemi alla difesa avversaria. Sui microfoni di Sky Sport, l’ex capitano Beppe Bergomi non ha usato mezzi termini per elogiare l’acquisto croato, definendolo “perfetto per questa squadra” e lodando, nel contempo, il lavoro svolto dall'allenatore Cristian Chivu. Dall’altra parte, invece, si consuma una crisi nera per la Fiorentina, la quale sta vivendo l'avvio di campionato peggiore della sua storia.

Il muro di De Gea

Nonostante il risultato netto, la partita avrebbe potuto prendere una piega diversa senza l’eccezionale prestazione del portiere spagnolo David De Gea. Andrea Stramaccioni, durante la cronaca di DAZN, lo ha esaltato senza riserve, definendolo “un muro” e sottolineandone il senso della posizione innato e le qualità atletiche impressionanti. “Ha compiuto quattro interventi – ha affermato l’ex tecnico interista – che potevano cambiare il destino della partita”, parate che, sebbene non siano bastate a evitare la sconfitta della sua squadra, ne hanno almeno contenuto le dimensioni, confermandone il valore assoluto.

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