Il fondo sovrano norvegese vuole tagliare gli Treasury Usa: 80 miliardi verso i mutui
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Redazione Economia
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Il più grande fondo sovrano del mondo, quello norvegese da 2.300 miliardi di dollari, ha proposto una revisione della propria strategia obbligazionaria che, di fatto, si tradurrebbe in una significativa riduzione dell'esposizione ai titoli del Tesoro americano. La raccomandazione, inviata al ministero delle Finanze di Oslo e resa pubblica venerdì, arriva in un momento di particolare tensione per i mercati del debito, con i rendimenti dei Treasury che restano elevati e il debito federale degli Stati Uniti che ha superato la soglia dei 40.000 miliardi di dollari.
Non si tratta, però, di una fuga dal dollaro o da Washington, quanto piuttosto di una riallocazione verso strumenti ritenuti più redditizi, come le obbligazioni garantite da mutui immobiliari, mantenendo quasi invariata l'esposizione complessiva alla valuta americana.
La proposta di Norges Bank Investment Management
La lettera, firmata dalla governatrice di Norges Bank, Ida Wolden Bache, e dall'amministratore delegato di Norges Bank Investment Management, Nicolai Tangen, propone di ridurre la quota di titoli di Stato nell'indice obbligazionario di riferimento dal 70% al 50%. Secondo i calcoli di Reuters, l'impatto maggiore si concentrerebbe sui Treasury statunitensi, con un taglio stimato di circa 80 miliardi di dollari rispetto ai 215 miliardi posseduti alla fine di giugno.
La nuova ponderazione proposta per i titoli di Stato americani scenderebbe dal 34,1% al 21,9% dell'indice fixed income, mentre l'allocazione al debito dell'area euro subirebbe una flessione più contenuta, dal 16,8% al 14,1%. Aumenterebbe invece la quota di titoli di Stato giapponesi, dal 4,6% al 7,4%.
Niente fuga dal dollaro, ma più mortgage-backed securities
La riallocazione proposta, va sottolineato, non equivale a un disinvestimento dagli Stati Uniti. La quota complessiva del benchmark obbligazionario denominata in dollari rimarrebbe sostanzialmente invariata, passando dal 52,9% al 52,5%. Ciò che cambia è la composizione all'interno di quel mercato: al posto dei titoli di Stato, il fondo intende incrementare in misura corrispondente le partecipazioni in obbligazioni non governative statunitensi, che salirebbero dal 16,2% al 27,6% dell'indice.
Il principale destinatario di questo flusso sarebbero i mortgage-backed securities (Mbs) garantiti da agenzie come Fannie Mae, Freddie Mac e Ginnie Mae, strumenti che offrono una qualità creditizia vicina a quella del debito federale ma con rendimenti leggermente superiori, per via del rischio di rimborso anticipato dei mutui. La scelta mira quindi a migliorare il rendimento del portafoglio senza incrementare in modo significativo il profilo di rischio complessivo.
Le motivazioni: debito pubblico e ricerca di rendimento
La raccomandazione, formalizzata in risposta a quesiti del ministero delle Finanze norvegese sulla strategia obbligazionaria, si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per l'impennata del debito pubblico globale. Norges Bank ritiene che una componente di titoli di Stato pari al 50% dell'indice obbligazionario sia ancora "sufficiente a coprire le esigenze di liquidità, anche in periodi di turbolenza sui mercati finanziari".
L'obiettivo dichiarato è ottenere una maggiore diversificazione e, soprattutto, un'esposizione a un numero più ampio di "premi per il rischio", citando il periodo 1995-2025 come prova che i segmenti non governativi, come le obbligazioni cartolarizzate, hanno storicamente offerto rendimenti corretti per il rischio più elevati rispetto ai titoli di Stato nominali. La proposta arriva dopo che lo stesso amministratore delegato del fondo, Nicolai Tangen, aveva già segnalato in precedenza i rischi legati agli elevati livelli di indebitamento pubblico.
Un iter lungo e graduale
È importante sottolineare che la proposta di Norges Bank Investment Management non è una decisione immediata, ma un parere tecnico destinato a un lungo percorso di valutazione istituzionale. La revisione dell'indice di riferimento, che peraltro era stata sollecitata dal governo già a febbraio, dovrà passare al vaglio del ministero delle Finanze e successivamente del parlamento norvegese, che dovrebbe esprimersi nella primavera del 2027.
Lo stesso gestore del fondo ha anticipato che l'eventuale transizione avverrebbe in modo graduale, per limitare l'impatto sui mercati e i costi di transazione. La notizia, arrivata al culmine di una settimana turbolenta per i bond, rappresenta più che altro un segnale di come anche gli investitori più longevi e istituzionali stiano riconsiderando il ruolo e il rendimento dei titoli di Stato nei loro portafogli, in un'era di debiti pubblici crescenti e tassi di interesse strutturalmente più alti.
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