Rafa Jodar scopre Roma: “Bella l’atmosfera del Foro Italico”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’aria che si respira nel comprensorio del Foro Italico, d’altronde, è sempre stata capace di consacrare i campioni o quantomeno di fornire un responso inequivocabile sul loro carisma; e Rafa Jodar, il diciannovenne di Leganés che la Spagna già indica come il naturale erede di una tradizione illustre in attesa del ritorno di Alcaraz, questo esame lo ha superato a pieni voti. C’era grande curiosità, occorre dirlo, attorno al suo debutto romano – il primo della carriera in questo torneo – e il ragazzo, che ha iniziato il 2025 dal numero 896 del ranking per poi issarsi fino all’attuale 32° posto, non ha tradito le attese. Ha vinto la sua prima partita al Foro Italico, imponendosi sul portoghese Nuno Borges con il punteggio di 7-6, 6-4, e lo ha fatto in un’atmosfera, quella degli spalti della SuperTennis Arena, che lui stesso ha definito “speciale”.

Il peso del paragone e l’accoglienza del pubblico

Non era affatto scontato, va detto, che un giovanissimo spagnolo venisse accolto in maniera così entusiasta proprio a Roma, laddove il tennis italiano vive una delle sue ere più gloriose. Eppure, sugli spalti gremiti – si contavano decine di bandiere iberiche e un tifo caloroso – è scattato immediatamente il meccanismo dell’ammirazione pura. Il frequente botta e risposta tra i presenti, che qualcuno ha riportato come un “sembra Alcaraz” opposto a un “guarda come gioca da fondo campo, a me ricorda Sinner”, racconta bene la difficoltà di incasellare un fenomeno così duttile. Se da un lato i paragoni con i grandi del circuito risultano spesso riduttivi, dall’altro è innegabile che Jodar, dal vivo, faccia impressione. Non ha giocato un match irresistibile, anzi – contro Borges ha sofferto specie nel primo set, recuperando un break di svantaggio e vincendo solo al tie-break –, ma il carisma che trasmette tra un vincente di dritto e un rovescio teso e penetrante è già da testa di serie.

La metamorfosi di un campione in costruzione

La progressione di questo ragazzo, figlio della periferia di Madrid, è a dir poco vertiginosa se si considera che appena un anno fa occupava posizioni di rincalzo nel circuito minore. Dodici mesi dopo, eccolo qui a confrontarsi con i grandi del Masters 1000 capitolino, forte di un curriculum sulla terra battuta che in questa stagione parla di tredici vittorie nelle ultime quindici partite, compresi i successi a Marrakech, la semifinale a Barcellona e i quarti a Madrid dove ha impegnato Jannik Sinner fino al tie-break. Quella partita persa contro il numero uno del mondo, a ben vedere, non ha intaccato la sua autostima: anzi, l’ha trasformato in un giocatore ancora più temibile. La ricerca del cosiddetto “terzo incomodo” è ormai noiosa e probabilmente fuorviante, perché Jodar possiede un’identità tecnica ben precisa: un rovescio solido, una capacità di allungare i tempi dello scambio che ricorda i grandi interpreti della terra e una freddezza nei momenti caldi che ha pochi eguali tra i coetanei.

Spirito spagnolo e futuro immediato

Nonostante l’evidente adorazione sportiva per un punto di riferimento assoluto come Nadal, Jodar ha dimostrato di saper camminare con le proprie gambe. Ha superato un ostacolo complicato come Nuno Borges – uno dei pochi, va ricordato, ad aver battuto lo stesso Nadal in una finale ATP sulla terra – e lo ha fatto mostrando quello spirito combattivo tipico dei grandi campioni iberici. Nel secondo set, liberatosi dalle catene del debutto, ha gestito il vantaggio senza patemi, annullando le palle break avversarie con una sicurezza sorprendente per un diciannovenne. Il Foro Italico, con la sua atmosfera unica fatta di musica dal vivo, elicotteri e clacson del vicino lungotevere, ha così assistito alla nascita di una nuova storia. Rafa Jodar avanza, e lo fa con la leggerezza di chi sa di dover ancora migliorare molto, ma con la sostanza di chi ha già imparato a vincere.

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