Nadia Battocletti, l’oro mondiale nei 3000 metri che la consegna alla storia del mezzofondo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non bastava più l’argento olimpico di Parigi, non bastavano le medaglie iridate all’aperto né l’egemonia continentale tra cross, pista e strada. A Nadia Battocletti, oggi sabato 21 marzo, mancava quel sigillo al coperto capace di chiudere definitivamente ogni dibattito: un Titolo mondiale indoor, il primo in carriera, conquistato con la forza di un’allungo devastante sui 3000 metri di Torun. La trentina, che aveva preparato l’appuntamento con la meticolosità che la contraddistingue, ha dovuto fare i conti fino all’ultimo con le incertezze di un avvicinamento complicato – il Ramadan, concluso appena due giorni prima, aveva messo in dubbio persino la partecipazione – ma quando si è trovata sulla pista della Kujawsko-Pomorska Arena, l’istinto da “segugio”, per usare le sue stesse parole, ha preso il sopravvento.

La gara si è sviluppata su ritmi tattici, quasi compassati nelle fasi iniziali, con l’altra azzurra Nicole Majori a dettare il passaggio per mantenere il gruppo compatto. Una scelta, questa, che ha finito per penalizzare le temibili etiopi Freweyni Hailu e Aleshign Baweke, rimaste impigliate in una gestione dell’energia che poi non ha trovato lo sfogo necessario. La caduta di Hailu a pochi giri dal termine – pur rialzatasi prontamente – ha aggiunto un elemento di caos a una situazione già tesa, ma Battocletti non si è lasciata distrarre. La lettura del momento, quella capacità di “danzare nel caos” che lei stessa ha descritto a caldo, l’ha portata a prendere la testa delle operazioni nei momenti decisivi.

La volata decisiva e l’allungo che vale l’iride

A due giri dall’arrivo, il meccanismo si è rotto definitivamente. Nadia Battocletti ha alzato il ritmo, l’australiana Jessica Hull ha provato a rispondere con un sorpasso ai -300 metri che sembrava poter mettere in difficoltà l’azzurra, ma la reazione è stata fulminea. Nel rettilineo finale, l’allungo della fuoriclasse di Cles è stato inesorabile: ha staccato nettamente Hull e ha tenuto a distanza la statunitense Emily Mackay, giunta al traguardo con il tempo di 8’58”12. Il crono finale di 8’57”64 per Battocletti rappresenta il nuovo sigillo su una gara condotta con intelligenza, in cui l’aspetto fisico – nonostante le difficoltà nelle settimane precedenti – ha ceduto il passo alla determinazione e alla lungimiranza tattica.

Per la figlia di coach Giuliano, questo è il nono podio consecutivo tra tutte le specialità: un filotto che parte dall’argento olimpico nei 10000 metri di Parigi 2024 e prosegue senza interruzioni attraverso i campionati europei, mondiali all’aperto e le prove su strada. Nessuna europea era mai riuscita a imporsi nei 3000 metri ai Mondiali indoor, un tabù che l’azzurra ha infranto alla sua prima partecipazione assoluta alla rassegna iridata al coperto. L’impresa assume un valore ancora più significativo se si considera che l’Italia, grazie a questo risultato, sale a due titoli in questa edizione dopo l’affermazione di Andy Diaz nel salto triplo avvenuta nella giornata di ieri.

L’incredibile serie di una regina senza confini

Quella che si è vista a Torun è l’ennesima conferma di un’atleta ormai abituata a convivere con le aspettative più alte. Dalle imprese sotto il cielo di Roma, con i due ori europei del 2024, fino alle medaglie mondiali di Tokyo 2025 (argento nei 10000 e bronzo nei 5000), Battocletti ha trasformato la continuità in un marchio di fabbrica. La vittoria nel cross europeo di fine anno, sia nell’individuale che nella staffetta mista, aveva già dimostrato la sua capacità di adattarsi a qualsiasi superficie; oggi, sotto il tetto polacco, ha ribadito che la sua duttilità non conosce limiti.

La frase affidata ai cronisti al termine della gara – “ho finito le lacrime di gioia” – non è retorica, ma la testimonianza di un percorso che ha richiesto un dispendio emotivo notevole. L’azzurra ha rivelato come fino a sette giorni prima fosse in dubbio sulla propria partecipazione, a causa delle sensazioni alterate dal digiuno rituale. Un retroscena che restituisce l’immagine di un’atleta in grado di superare non solo le rivali, ma anche i propri limiti contingenti con una forza mentale impressionante.

L’Italia del secondo titolo e il valore collettivo

Il risultato di Battocletti non è solo un capitolo personale destinato a rimanere negli annali dell’atletica tricolore, ma rappresenta la conferma della solidità di un movimento che a Torun sta collezionando risultati di spessore. Dopo il bis nel triplo di Andy Diaz, che ha confermato il titolo mondiale dell’anno precedente con la misura di 17,47 metri, l’oro sui 3000 metri femminili proietta l’Italia in una posizione di rilievo nel medagliere della manifestazione. La combinazione tra la potenza dei saltatori e la resistenza della mezzofondista trentina delinea un quadro di salute per l’atletica italiana che trova in Battocletti il suo totem.

La gestione della gara, raccontata nei dettagli dall’interessata, rivela la maturità di chi ha imparato a leggere ogni situazione: “ai 2000 eravamo ancora tutte lì, in una situazione del genere tutte sono pericolose, bisognava tenere gli occhi aperti”. E quando è arrivato il momento di “tirare giù tutti i cavalli”, come gli suggerisce abitualmente suo padre, non c’è stata avversaria in grado di reggere l’urto. Per l’Italia è il secondo alloro in questa rassegna, ma per Battocletti è il tassello che mancava per completare un quadro già straordinario: quello di una campionessa capace di vincere ovunque, quando e come decide lei.

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