Strage sul lavoro: tre vite spezzate in un giorno, tra macchinari e cantieri
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La guerra del lavoro insicuro non conosce tregua, e ieri ha lasciato sul campo altre tre vittime, aggiungendo nomi a una lista che ormai sembra non finire mai. Daniel Tafa, appena ventiduenne, Nicola Sicignano, cinquantunenne di Gragnano, e Umberto Rosito, trentottenne impegnato in un cantiere stradale: vite stroncate in circostanze diverse ma unite da un filo rosso di negligenza, mancati controlli e risparmi che costano sangue.
A Sant’Antonio Abate, nello stabilimento SB Ecology, Nicola Sicignano è rimasto intrappolato in un nastro trasportatore durante il turno serale. Assunto da soli sei mesi, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato risucchiato dal macchinario dopo che una mano, poi un braccio e infine la testa erano rimasti incastrati. Un incidente che riporta alla luce, ancora una volta, la pericolosità di attrezzature obsolete o mal gestite, dove la fretta e la mancanza di formazione si trasformano in trappole mortali.
Poche ore prima, in Friuli, Daniel Tafa aveva spento le candeline del suo ventiduesimo compleanno, ignaro che quella sarebbe stata l’ultima celebrazione. Operaio della Stm Srl di Maniago, è stato trafitto da una scheggia di metallo incandescente durante il turno notturno. I colleghi parlano di un’esplosione improvvisa, di un rumore assordante seguito dal silenzio più crudele. Sul posto sono immediatamente scattate le indagini per omicidio colposo, mentre tra i lavoratori dell’azienda siderurgica monta la rabbia per una morte che poteva essere evitata.
A completare il quadro tragico della giornata, la morte di Umberto Rosito, investito da un mezzo pesante mentre posizionava la segnaletica in un cantiere stradale. Anche in questo caso, le dinamiche appaiono legate a standard di sicurezza inadeguati, a quel risparmio sui dispositivi di protezione che troppo spesso si traduce in sentenze di morte.




