Papa Leone esorta gli ucraini a perseverare nella fede nonostante la guerra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel corso dell’udienza giubilare in piazza San Pietro, papa Leone ha rivolto un accorato appello al popolo ucraino, invitandolo a mantenere viva la speranza mentre il conflitto prosegue, ormai da tre anni, con il suo carico di lutti e distruzioni. Le sue parole, che hanno toccato i presenti e quanti seguivano da lontano, sono state pronunciate in un momento di particolare intensità, subito dopo aver ricordato la figura esemplare del neo-beato Pietro Paolo Oros.

Il faro del nuovo beato Oros

Il sacerdote, originario dell’Eparchia di Mukachevo, venne ucciso per la sua fede nel 1953, in un periodo storico in cui la Chiesa Greco-cattolica era stata costretta alla clandestinità da leggi oppressive. Proprio la vicenda di Oros, che scelse di rimanere fedele al Successore di Pietro continuando a svolgere in segreto il suo ministero, ben consapevole dei gravissimi rischi che correva, è stata indicata dal Pontefice come un faro in grado di illuminare il presente. “Quando la Chiesa Greco-cattolica fu messa fuori legge, egli rimase fedele al Successore di Pietro e continuò con coraggio a svolgere clandestinamente il ministero, consapevole dei rischi”, ha dichiarato papa Leone, delineando un parallelismo, seppur nelle dovute differenze, tra le persecuzioni di ieri e le sofferenze di oggi. La beatificazione, celebrata oggi a Bilki, assume così il significato di un potente simbolo di resilienza.

Un modello di comunione per il nostro tempo

Il cardinale polacco Grzegorz Ryś, arcivescovo di Łódź e inviato pontificio per la cerimonia, ha a sua volta sottolineato l’attualità del messaggio del nuovo beato, definendolo “uomo di comunione in un mondo lacerato”. In un’epoca segnata da divisioni profonde e da un’incapacità generale di stabilire relazioni autentiche, la figura di Oros si propone come modello di coerenza e dedizione, un monito a non abbandonare mai i propri ideali neppure di fronte alla violenza più cieca. Le sue gesta, consegnate alla storia, parlano di un eroismo silenzioso e tenace.

L'incoraggiamento finale alla preghiera e alla perseveranza

L’invito finale del Papa a pregare “affinché il caro popolo ucraino perseveri con fortezza nella fede e nella speranza, nonostante il dramma della guerra” risuona dunque come un incoraggiamento a trovare forza nella tradizione religiosa, guardando all’esempio di quanti, come Oros, hanno sacrificato la propria vita per testimoniare i propri convincimenti. Senza addentrarsi in dinamiche politiche o militari, il discorso si concentra sulla dimensione spirituale, indicando in essa una riserva di coraggio per superare le prove più dure.

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