Autovelox, in Liguria spenti 16 dispositivi dopo la riforma Salvini: i numeri regione per regione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il conto alla rovescia è scaduto e, come previsto, il panorama italiano dei rilevatori di velocità è già cambiato. A poco più di una settimana dall’entrata in vigore del decreto voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha messo ordine dopo 34 anni di sostanziale limbo normativo, i primi dati ufficiali diffusi dal Ministero tracciano una geografia completamente nuova degli autovelox attivi sul territorio nazionale.

E la Liguria, come altre regioni, ha già provveduto allo spegnimento di tutti quei dispositivi che non rispondevano ai nuovi, più stringenti, criteri di omologazione.

Liguria, i numeri dello spegnimento

Nella regione, su un totale di 145 apparecchi un tempo in funzione, ben 16 sono stati spenti perché non in regola con le nuove disposizioni. Restano operativi, invece, 129 dispositivi che hanno superato la selezione imposta dal decreto entrato in vigore lo scorso 12 luglio.

La comunicazione ufficiale, arrivata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sottolinea come "allo stato attuale risultino omologati 129 dispositivi a fronte dei 145 dislocati sul territorio" ligure, specificando che si tratta di un primo passo verso la definitiva risoluzione di quello che, a lungo, è stato definito come il "caos delle multe". Un caos alimentato dall'ambiguità tra "approvazione" e "omologazione" dei dispositivi, che aveva generato un contenzioso legale senza fine e migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti, come ribadito anche da pronunce della Cassazione.

Il quadro nazionale: Piemonte, Abruzzo e il censimento Mit

Ma la Liguria non è certo un caso isolato. La regione che, al momento, ha subito il taglio più drastico è il Piemonte, dove il numero di autovelox disattivati ha raggiunto quota 131 su un totale di 412. Un dato che, da solo, spiega la portata della rivoluzione in atto: in Piemonte, solo 281 dispositivi risultano al momento omologati e, quindi, legittimati a rilevare infrazioni. Anche in Abruzzo si è provveduto allo spegnimento di 12 dispositivi, portando il totale degli omologati a 85. A livello nazionale, i dati forniti dal Ministero parlano di 3.

150 autovelox in regola, mentre circa 850 apparecchi – pari a circa uno su quattro – sono stati destinati allo spegnimento perché sprovvisti dei necessari requisiti. L'intera operazione si basa su un censimento che il Mit ha avviato per mettere fine a un vuoto normativo di oltre tre decenni e che ha portato alla creazione di una piattaforma pubblica – consultabile sul sito – dove cittadini e amministrazioni possono verificare lo stato di omologazione dei singoli dispositivi.

Le ragioni della riforma e l'addio al "fai da te" delle multe

Il decreto dell'8 giugno 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'11 luglio, ha quindi stabilito regole certe per la taratura, la verifica periodica e l'omologazione dei dispositivi, chiarendo che gli apparecchi devono rispondere a specifici requisiti tecnici per essere utilizzati, e che la loro conformità va verificata annualmente. Il Ministero, nel comunicare i dati, ha parlato di un'operazione che mette fine a 34 anni di incertezze, individuando "criteri univoci per tutti i dispositivi utilizzati".

Non si è trattato solo di una questione burocratica, ma di un'importante presa di posizione politica: il ministro Matteo Salvini, dal canto suo, ha più volte ribadito il concetto che la sicurezza stradale, pur essendo un obiettivo primario, non può trasformarsi in "un modo poco trasparente per fare cassa alle spalle dei cittadini".

Un nuovo equilibrio per la sicurezza stradale

L'effetto di questa stretta normativa è quindi duplice. Da un lato, si è posta una pietra sopra a decenni di incertezza giuridica che avevano reso contestabili migliaia di sanzioni, aprendo la strada a ricorsi basati proprio sulla mancata omologazione degli strumenti di rilevamento. Dall'altro, si è ridefinita la mappa dei controlli, mettendo fuori gioco un numero significativo di apparecchiature, spesso installate da anni e ormai considerate obsolete.

La nuova disciplina, che si applica a tutti i 25 modelli di autovelox, telelaser e tutor automaticamente omologati, sembra aver chiuso una lunga stagione di contenziosi, riportando il dibattito sull'effettiva funzione di questi strumenti: un deterrente per la sicurezza stradale o, come paventato da più parti, una fonte di gettito per le casse comunali.

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