Raid americani in Iran, i 49 Tomahawk di Trump e la risposta dei Pasdaran nel Golfo
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Redazione Esteri
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Donald Trump, che siede nuovamente alla Casa Bianca ormai da più di un anno, ha ordinato una nuova ondata di attacchi contro obiettivi militari iraniani, un'operazione che il Comando Centrale americano ha definito di "autodifesa" e che ha visto l’impiego di ben 49 missili Tomahawk.
I raid, come reso noto dallo stesso presidente durante un'intervista, hanno preso di mira infrastrutture strategiche del regime, inclusi sistemi di sorveglianza, reti di comunicazione e batterie della difesa aerea, situati in alcuni casi a circa 64 chilometri dalla capitale Teheran. corriere +3
Il Pentagono, dal canto suo, ha descritto l'azione come un atto di "diplomazia coercitiva", una strategia che mira a strappare concessioni all’avversario attraverso la pressione militare, laddove i canali diplomatici tradizionali sembrano arenarsi.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth – che ha poi ribadito il concetto in modo brutale – ha spiegato che, se necessario, l’amministrazione è pronta a "negoziare con le bombe", suggerendo che a Teheran converrebbe firmare un accordo prima che i raid riprendano con maggiore intensità. mediaset +3
L'ultimatum di Trump e la chiusura dello Stretto di Hormuz
La Casa Bianca ha diffuso un messaggio privo di ambiguità: "Accordo o bombarderemo ancora". Questa la minaccia lanciata dall’inquilino della Casa Bianca, il quale ha fatto sapere che, nonostante i contatti in corso, l’Iran starebbe temporeggiando, costringendo Washington a inasprire la propria posizione.
Se da un lato Washington parla di pressione per facilitare la pace, dall’altro i fatti sul campo raccontano di una escalation rapida e preoccupante. corriere +3
In risposta all’aggressione americana, i Guardiani della Rivoluzione (i Pasdaran) hanno annunciato di aver preso di mira almeno 18 "siti importanti" legati all’esercito statunitense, concentrando gli attacchi sulle basi di Ali Al-Salem e Ahmed Al-Jaber in Kuwait, oltre che sulla base aerea Sheikh Isa in Bahrain. mediaset +3
Come se non bastasse, lo stato maggiore iraniano ha dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz, minacciando di colpire qualsiasi nave in transito; una dichiarazione, quest’ultima, prontamente smentita dal Comando Centrale americano, secondo cui il traffico commerciale starebbe continuando a scorrere regolarmente, nonostante il clima di tensione. virgilio +3
La rappresaglia iraniana nel Golfo e la dottrina Hegseth
La rappresaglia di Teheran non si è fatta attendere, colpendo basi che ospitano truppe statunitensi in Giordania, oltre che nei due stati del Golfo già menzionati.
Le difese aeree del Kuwait sono state attivate per intercettare i droni e i missili lanciati dai Pasdaran, mentre in Bahrain sono scattate le sirene d’allarme, con la popolazione invitata a rifugiarsi.
Nonostante la violenza degli scontri – e la conferma che i Tomahawk hanno colpito depositi di munizioni e nodi di comando – Washington insiste nel definire questi attacchi come azioni limitate per "ripristinare la deterrenza". askanews +3
Hegseth, intervenendo ai microfoni della stampa, ha chiarito che l’obiettivo non è riaprire un conflitto totale, bensì "impostare i termini" per un negoziato, anche se l’uso della forza per ottenere un cessate il fuoco appare paradossalmente controproducente.
Le dichiarazioni del Pentagono rivelano una certa frustrazione: si cerca di dimostrare all’Iran che la superiorità militare americana è schiacciante, pur sperando che il regime non reagisca in modo massiccio, un equilibrio instabile che rischia di sfuggire di mano da un momento all’altro. ilfattoquotidiano +3
L’asse del conflitto tra diplomazia e potenza di fuoco
Mentre i caccia e i missili da crociera colpivano gli impianti radar nel sud del paese, l’amministrazione Trump ha continuato a parlare di pace, definendo gli attacchi come un prerequisito necessario per siglare l’intesa.
I raid più recenti – che secondo i funzionari hanno completato la loro missione senza particolari intoppi – hanno avuto come bersaglio principale le capacità di sorveglianza e comunicazione iraniane, riducendo la capacità di Teheran di monitorare le acque del Golfo. corriere +3
Tuttavia, la chiusura virtuale (o reale che fosse) dello Stretto rappresenta una vittoria simbolica per i Pasdaran, i quali dimostrano di poter bloccare una via vitale per l’economia globale nonostante la supremazia aerea americana.
In questo scenario complesso, l’Iran nega di aver chiesto la fine dei bombardamenti, ribadendo anzi che risponderà a ogni nuova offensiva. Le prossime ore si preannunciano decisive: se la diplomazia non farà passi avanti, l’avvertimento di Trump – quello di "bombardare senza pietà anche domani" – rischia di trasformarsi in una tragica realtà. ilfattoquotidiano +3




