The Social: il prezzo della verità, Sorkin torna su Facebook senza Fincher
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sedici anni dopo The Social Network, Aaron Sorkin torna a raccontare Facebook, ma questa volta lo fa da solo, senza David Fincher dietro la macchina da presa. The Social: il prezzo della verità, il cui titolo originale è The Social Reckoning, arriva nelle sale italiane l'8 ottobre 2026 con la distribuzione di Eagle Pictures, un giorno prima dell'uscita americana fissata al 9 ottobre.
Il film non è un sequel diretto del lungometraggio del 2010, quanto piuttosto un'opera autonoma e complementare, come hanno precisato gli stessi realizzatori, che sposta il focus dalle origini universitarie della piattaforma alle conseguenze globali che essa ha prodotto.
La vera storia dietro il film
Al centro della narrazione c'è Frances Haugen, ex product manager del Dipartimento d'Integrità Civica di Facebook, interpretata da Mikey Madison, che nel 2021 decide di diventare una whistleblower e di collaborare con il giornalista del Wall Street Journal Jeff Horwitz, ruolo affidato a Jeremy Allen White.
I due formano una coppia di individui profondamente diversi ma complementari: lui giornalista investigativo di vecchio stampo, poco avvezzo alla tecnologia, al punto da non saper usare il GPS dello smartphone; lei nerd nel senso più autentico del termine, competente e pronta a sottolineare le lacune del suo interlocutore in materia informatica.
La loro collaborazione, nata da un primo incontro su un sentiero vicino al Chabot Space & Science Center di Oakland, ha portato alla pubblicazione dei cosiddetti Facebook Files, una serie di undici articoli principali che hanno rivelato i meccanismi interni della piattaforma.
Cosa contengono i Facebook Files
I documenti resi pubblici da Haugen hanno rivelato una serie di pratiche che la società conosceva ma non aveva reso note. Tra le rivelazioni più significative, figurano quelle relative alla salute mentale degli adolescenti: secondo slides riportate dal Wall Street Journal, il 32 percento delle ragazze intervistate ha dichiarato che quando si sentiva male per il proprio corpo, Instagram peggiorava la situazione.
Altri documenti hanno mostrato che celebrità, politici e utenti di alto profilo erano trattati diversamente dalla società, con politiche di moderazione applicate in modo differenziato o non applicate affatto, un sistema noto come XCheck. Haugen ha anche affermato che Facebook aveva attivato sistemi di sicurezza per ridurre la disinformazione durante le elezioni americane, ma li aveva disattivati subito dopo, riportando le impostazioni a quelle precedenti per dare priorità alla crescita piuttosto che alla sicurezza.
Il cast e il ritratto di Zuckerberg
Accanto a Madison e Allen White, il cast include Jeremy Strong nel ruolo di Mark Zuckerberg, Wunmi Mosaku, Betty Gilpin, Billy Magnussen e Bill Burr. La scelta di Strong per il ruolo del fondatore di Meta è stata oggetto di particolare attenzione, dal momento che Jesse Eisenberg, che aveva interpretato Zuckerberg nel film del 2010 ottenendo una candidatura all'Oscar, ha rifiutato di tornare per questo seguito.
Eisenberg ha spiegato di non voler più essere associato a quel personaggio, raccontando di non apprezzare che la gente gli si avvicinasse negli aeroporti con biglietti da visita recanti la scritta "I'm CEO, bitch" da fargli firmare. Sorkin ha rivelato di aver trascorso tre giorni nel tentativo di convincere Eisenberg a riprendere il ruolo, senza successo.
Le prime reazioni della critica
Le prime recensioni americane delineano un quadro più sfumato rispetto al trionfo che aveva accompagnato The Social Network. Variety riporta giudizi che vanno dal positivo al misto: il film è stato definito un "solido sequel", "una dura valutazione di Zuckerberg" e "una feroce accusa allo stato tumultuoso della società attuale". Alcuni critici hanno lodato le interpretazioni di Madison e Allen White, definiti "quietamente magnetici", e hanno elogiato la scrittura di Sorkin, capace ancora di "crepitare e lacerare come lame di rasoio".
Altri hanno invece criticato la regia dello stesso Sorkin, definita "piatta", e il ritmo "fiacco" che quasi attenua l'impatto emotivo complessivo.
Un'opera complementare più che un sequel
Nonostante le inevitabili comparazioni con il film del 2010, The Social: il prezzo della verità si presenta come un'opera che esiste autonomamente. La storia si concentra su un'indagine giornalistica che ha messo in luce come la piattaforma abbia amplificato disinformazione, odio, deepfake, propaganda politica, complottismo e violenza online.
Il film si colloca nel solco dei grandi drammi sul giornalismo investigativo, raccontando il percorso di una fonte interna che decide di parlare dopo aver maturato la convinzione che l'azienda per cui lavorava stesse anteponendo la crescita alla sicurezza.
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