L’accordo Usa-Iran è scritto, ma Trump aspetta: il nodo politico interno frena la firma sul cessate il fuoco
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Redazione Esteri
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Le trattative tra Washington e Teheran, nonostante le recenti scaramucce mediatiche che avevano alimentato la tensione – si è parlato persino di un drone abbattuto nei cieli di Bushehr, notizia prontamente smentita dal Comando centrale americano – hanno compiuto un passo avanti decisivo verso la definizione di un nuovo assetto per la regione.
È di fatto pronto il testo di un memorandum, frutto della mediazione portata avanti in queste settimane, che dovrebbe gettare le basi per un'estensione della tregua della durata di sessanta giorni. ilmanifesto +1
Un'intesa, questa, che mira a sciogliere due nodi cruciali: la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale e l'avvio di un negoziato serrato sul programma nucleare iraniano, sebbene i dettagli più spinosi siano stati volutamente rinviati a un secondo tempo.
Il via libera definitivo, però, è ancora subordinato alla firma del presidente Donald Trump, il quale, come riferito da fonti vicine alla Casa Bianca, avrebbe chiesto ai suoi negoziatori un margine di riflessione prima di impegnarsi formalmente. repubblica +1
Il testo dell'intesa e il ruolo del vicepresidente Vance
Secondo quanto emerso dalle bozze visionate dai media internazionali, l'accordo prevedrebbe una graduale riduzione del blocco navale statunitense in cambio di azioni concrete da parte iraniana: nello specifico, entro trenta giorni Teheran si impegnerebbe a rimuovere le mine disseminate nello Stretto di Hormuz e a cessare qualsiasi forma di interferenza o pedaggio ai danni delle petroliere. repubblica +1
A livello politico, il governo iraniano dovrebbe rilasciare una dichiarazione formale in cui si impegna a non proseguire nella corsa all'arma atomica, accettando di discutere nel corso dei due mesi successivi lo smantellamento delle scorte di uranio arricchito. Il vicepresidente J.D.
Vance – che nelle ultime ore ha confermato i progressi, definendoli "molto buoni" – ha tuttavia precisato che persistono ancora alcune divergenze sulla formulazione linguistica del testo, motivo per cui il presidente non si sente ancora pronto a mettere nero su bianco il proprio assenso. ilmanifesto +1
Le pressioni dei falchi e lo stallo del Board of Peace per Gaza
A frenare la mano di Trump, che pure ha sempre ostentato la sua abilità nel chiudere affari, non sarebbero solo questioni tecniche.
Secondo quanto riportato da Axios e ripreso da diverse agenzie, il capo dello Stato starebbe infatti monitorando con attenzione le reazioni del fronte interno, in particolare quella dei "falchi" repubblicani e dell'alleato israeliano, i quali lo hanno messo in guardia dal firmare un documento che potrebbe essere interpretato come un sostegno al regime degli ayatollah. ilmanifesto +1
Nel frattempo, sul fronte della ricostruzione di Gaza, l'amministrazione americana sembra aver messo un altro tassello a secco: il "Board of Peace", il fondo voluto da Trump per raccogliere miliardi di dollari dai Paesi del Golfo, si trova infatti in un limbo giuridico che ha bloccato qualsiasi progetto. ilmanifesto +1
Secondo un'inchiesta del Financial Times, nonostante siano stati promessi diciassette miliardi, le casse ufficiali sono vuote e le donazioni finora incassate – come i tre milioni del Marocco o i venti degli Emirati – sono bastate a malapena a coprire le spese amministrative e gli stipendi del personale, senza che un solo dollaro sia stato effettivamente speso per le macerie della Striscia. ilmanifesto +1
La smentita del Centcom e la propaganda bellica
Proprio mentre i diplomatici limavano le ultime bozze, la macchina della propaganda dei due schieramenti ha tentato di influenzare il clima negoziale. I media iraniani hanno diffuso la notizia, raccolta da alcune testate locali, secondo cui un caccia o un drone americano sarebbe stato abbattuto nei pressi della città di Bushehr, nel sud-ovest del Paese. ilmanifesto +1
La reazione del Comando centrale degli Stati Uniti non si è fatta attendere ed è stata categorica: attraverso un post sui propri canali ufficiali, il Centcom ha bollato la notizia come "falsa", dichiarando testualmente che nessun velivolo statunitense è stato colpito e che tutti gli apparati aerei sono regolarmente al loro posto.
Una dinamica, quella dell'abbattimento negato, che ricorda le classiche tensioni da "braccio di ferro" mediatico, spesso utilizzate da entrambe le parti per alzare la posta in gioco in vista della firma finale. repubblica +1
Se da un lato Teheran cerca di mostrare all'opinione pubblica interna una presunta resilienza militare, dall'altro Washington (attraverso la smentita secca) mira a smontare la narrativa avversaria, ribadendo la supremazia tecnologica delle proprie forze armate. repubblica +1




