Paura dei migranti e crisi del ceto medio in Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Secondo il 58° rapporto del Censis, gli italiani vivono in un clima di crescente paura e risentimento, alimentato da una serie di fattori economici e sociali. La stagnazione economica, con un calo del 7% del reddito lordo pro-capite negli ultimi vent'anni, ha contribuito a creare un senso di insicurezza diffuso. Questo sentimento di precarietà si riflette anche nella percezione degli stranieri, visti sempre più come una minaccia.

Il rapporto evidenzia come la paura della guerra in Medio Oriente, i cambiamenti climatici e le crisi finanziarie siano tra le principali preoccupazioni degli italiani. Tuttavia, è nei confronti dei migranti che si concentra gran parte del risentimento. La xenofobia e i crimini d'odio sono in aumento, con un raddoppio degli episodi negli ultimi otto anni. Questo fenomeno, secondo il Censis, è il risultato di un conflitto latente che sta assumendo i contorni di uno scontro tra etnie.

In questo contesto, l'Italia sembra muoversi lungo una linea di galleggiamento: evita i tracolli disastrosi nei momenti di crisi, ma manca di slanci significativi nei cicli positivi. La resilienza del Paese, pur evitando esplosioni violente, non genera una vera propulsione. Tra il 2003 e il 2023, il reddito disponibile lordo pro-capite si è ridotto del 7% in termini reali, mentre nell'ultimo decennio la ricchezza netta pro-capite è diminuita del 5,5%.

Il rapporto del Censis, curato da Giuseppe De Rita e dal figlio Giorgio, offre uno spaccato dettagliato della crisi del ceto medio italiano. La "sindrome italiana", come viene definita, è caratterizzata da una resilienza senza crescita e da una paura crescente dei migranti.

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