Alexa debutta in Italia, l’assistente vocale diventa un agente con l’Ia generativa
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Finalmente ci siamo. A partire da oggi, mercoledì 15 aprile, Amazon ha reso disponibile nel nostro Paese Alexa+, la versione potenziata del suo celebre assistente vocale che, a oltre un anno dal lancio negli Stati Uniti, abbandona i vecchi schemi per abbracciare in pieno l’intelligenza artificiale generativa. Non si tratta, lo si dica subito, di un semplice aggiornamento o di una patch che aggiunge qualche funzione qua e là; parliamo di una reinvenzione profonda di uno strumento che, va ricordato, negli ultimi tre anni ha già totalizzato oltre 40 miliardi di interazioni sul solo territorio nazionale, gestendo dalla musica in sottofondo ai promemoria per la spesa.
L’accesso, per ora in modalità cosiddetta di “Accesso Anticipato”, è gratuito per tutti gli utenti che vorranno testarla, sebbene Amazon abbia già delineato il futuro modello di business: quando questa fase si concluderà, la fruizione di Alexa+ sarà inclusa senza costi aggiuntivi per chi possiede un abbonamento Prime, mentre per gli altri il canone mensile sarà di 22,99 euro. La strategia di Seattle è piuttosto chiara, se ci pensiamo: utilizzare l’assistente intelligente come un ulteriore collante per mantenere gli utenti all’interno dell’ecosistema a pagamento, trasformando un servizio accessorio in una ragione fondamentale per rinnovare la tessera virtuale del colosso di Jeff Bezos.
L’addio ai comandi secchi: benvenuto al dialogo naturale
La vera svolta, però, risiede nella cosiddetta capacità “agentica” del sistema. Dove prima l’assistente si limitava a fornire una risposta (o al massimo a impostare un timer), ora Alexa+ può agire in modo concreto. Facciamo un esempio pratico: chiedendole di organizzare una cena, il software non solo cercherà un ristorante, ma potrà effettuare la prenotazione tramite servizi come TheFork (che sarà tra i primi partner a essere integrati), ricordarsi di eventuali allergie alimentari dei commensali già annotate in precedenza e persino suggerire un tragitto per arrivare sul posto. È questa la differenza sostanziale tra un chatbot che chiacchiera e un assistente che risolve problemi; una distinzione che Amazon sta enfatizzando per ritagliarsi uno spazio specifico in un mercato ormai saturo di intelligenze artificiali conversazionali.
Domotica, shopping e memoria contestuale
Sul fronte della smart home, le migliorie sono altrettanto significative. Alexa+ non ha più bisogno di comandi codificati del tipo “accendi la luce del soggiorno”; una frase contestuale come “fa buio qui” potrebbe bastare per attivare l’illuminazione o abbassare le tapparelle, a seconda del contesto e dell’ora del giorno. Questa proattività si spinge fino alla gestione della spesa: l’assistente può monitorare i prezzi di un prodotto che abbiamo messo nel carrello, avvisandoci di un eventuale ribasso, oppure leggere e sintetizzare le recensioni degli altri acquirenti per aiutarci a scegliere. Per chi possiede dispositivi di sicurezza come le telecamere Ring, c’è anche la possibilità di controllare consegne o visitatori semplicemente chiedendo a voce di mostrare il filmato sullo schermo dell’Echo Show.
Cruciale, in questo contesto, è la gestione della memoria. A differenza della vecchia versione, che dimenticava tutto dopo pochi secondi di silenzio, la nuova Ia è in grado di conservare il contesto della conversazione anche quando passiamo da un dispositivo all’altro. Potremmo iniziare a cercare una ricetta in cucina utilizzando l’Echo Show, continuare la discussione sull’app dello smartphone mentre siamo al supermercato, e tornare a casa trovando il forno già preriscaldato secondo le indicazioni date ore prima. L’assistente impara anche le abitudini dei singoli membri della famiglia, distinguendoli tramite il timbro della voce, e adatta di conseguenza le risposte: a un bambino darà informazioni diverse rispetto a un adulto, e a chi soffre di intolleranze alimentari non proporrà mai una pizza con l’ananas, per usare l’esempio ironico fatto durante la presentazione sul lago di Como.
Come attivare subito il servizio
Per accedere a questa fase di lancio, gli utenti hanno a disposizione due strade principali. La più immediata, se si ha intenzione di cambiare hardware, è acquistare uno dei nuovi dispositivi della famiglia Echo già compatibili di serie – come l’Echo Show 11, l’Echo Show 8 o l’Echo Dot Max – che sono stati progettati per sfruttare la maggiore potenza di calcolo richiesta dai modelli generativi. Chi invece possiede già un Echo di generazione precedente (purché non si tratti dei primissimi modelli ormai fuori produzione) può registrarsi sul portale dedicato all’indirizzo amazon.it/nuovalexa, manifestando l’interesse a ricevere l’invito nelle prossime settimane. Il rilascio sarà graduale, quindi potrebbe passare del tempo prima che il pop-up di aggiornamento compaia sul proprio schermo.
Sul piatto, Amazon mette anche l’integrazione con i principali servizi di streaming musicale (Spotify, Apple Music e Amazon Music) e la promessa di estendere presto le funzionalità ad altre piattaforme verticali come Treatwell per la prenotazione di servizi di bellezza o WeTaxi per gli spostamenti. Ciò che manca ancora, e che probabilmente vedremo nelle prossime settimane, è il supporto via browser: l’azienda di Seattle ha infatti confermato che presto basterà aprire una finestra del computer per chattare con Alexa+ anche in formato testuale, un’estensione che la renderebbe finalmente un’interfaccia universale. Resta da vedere come si comporterà sul campo, lontano dalle demo patinate, ma l’impressione è che la corsa per rendere l’Ia non solo intelligente, ma realmente utile, sia appena entrata in una fase decisiva.




